17 ottobre 2019
Aggiornato 02:00

Il boom di Matteo Salvini e della Lega: dal 2014 quasi otto milioni di voti in più

Crolla il Movimento 5 stelle che ieri ha convinto solo 4 milioni 551mila votanti e si è fermato al 17,08%. Tiene il PD, giù Forza Italia, su Fratelli d'Italia

Il leader della Lega, Matteo Salvini
Il leader della Lega, Matteo Salvini ANSA

ROMA - Da un milione e settecentomila voti a oltre nove milioni: quasi cinque volte e mezzo i consensi raccolti nelle precedenti elezioni europee. Il trionfo senza precedenti di Matteo Salvini si conferma, dopo le proiezioni e le percentuali, anche nel conteggio dei voti assoluti raccolti ieri. Nessun altro risultato di lista, in crescita o in calo, è lontanamente paragonabile all'exploit della Lega. A scrutinio di fatto ormai chiuso (alle 10.45 del mattino di lunedì 27 maggio mancano meno di venti di sezioni, secondo il sito del Viminale) si può azzardare una comparazione con i due precedenti appuntamenti elettorali nazionali: oltre alle europee del 2014, le politiche del 2018.

Scende Forza Italia, cresce Fratelli d'Italia

La Lega raccoglie 9 milioni 150mila voti circa (il 34,33 per cento) a fronte di oltre 1 milione e 686mila croci sulla scheda raccolte nel 2014, quelle del 40 per cento dell'altro Matteo, Renzi all'epoca leader del Pd. In quel momento Salvini era appena diventato segretario della Lega e quella fu la sua prima prova elettorale. Nel passaggio intermedio, il 4 marzo 2018, la Lega - coalizzata col centrodestra per i collegi uninominali - raccolse come lista 5 milioni 698mila voti, fermandosi al 17,35 per cento. Le altre forze di centrodestra hanno risultati difformi. Fratelli d'Italia avanza, raccogliendo 1.722.662 voti che valgono il 6,46 per cento. Aveva circa un milione di voti (3,67%) nel 2014, 1 milione 429mila (4,35%) nel 2018. Forza Italia soffre un declino apparentemente irreversibile. Nel 2014 raccolse 4 milioni e 600mila voti, pensando per il 16,83 per cento nelle scelte degli elettori. Nel 2018 i voti erano ancora 4 milioni e 596mila mentre la percentuale era scesa al 14. Ieri è crollata sotto il 10 per cento (8,79): solo 2 milioni 343mila elettori hanno dato fiducia al partito di Silvio Berlusconi (che pure ha raccolto il consueto lusinghiero bottino di preferenze personali, ben oltre il mezzo milione).

Rispetto alle politiche crollano i 5 Stelle

Crolla il Movimento 5 stelle, che nel 2018 aveva sfiorato gli 11 milioni di voti e superato il 32 per cento. Ieri ha convinto solo 4 milioni 551mila votanti e si è fermato al 17,08%. Rispetto alle europee del 2014, però (pur interpretate all'epoca come una battuta d'arresto per Beppe Grillo e Luigi Di Maio), la differenza è assai più contenuta. In quell'occasione infatti il M5S si fermò a poco meno di 5 milioni e 800mila consensi, corrispondenti al 21,16 per cento.

Tiene il Partito Democratico

Il Partito democratico festeggia i cenni di ripresa emersi dalle urne europee. Rispetto al minimo storico del 2018 il dato percentuale passa dal 18,76 al 22,69 per cento. Ma contrariamente a Lega e 5 stelle, per i quali la crescita e il calo sono vistosi tanto nelle percentuali che in numeri assoluti, per il Pd il discorso è più in chiaroscuro. I voti assoluti raccolti ieri dal partito guidato da Nicola Zingaretti sono infatti 6 milioni e 48mila circa. Erano oltre 11 milioni 172mila nel 2014, nel dato cioè analogo, 6 milioni 161mila circa un anno fa, il 4 marzo 2018 alle politiche. E potrebbe essere un dato non del tutto secondario l'assenza dalle urne di Liberi e Uguali, la lista (inesistente nel 2014) che nel 2018 raccolse più di un milione e 100mila voti, pur schierando figure di peso per quel mondo come gli ex leader Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani. Oggi Mdp ha riallacciato i rapporti con Zingaretti, mentre gli ex Sel sono confluiti - e quasi spariti dalle urne - nella Sinistra, lista unitaria con Rifondazione comunista, fermatasi ieri sotto il mezzo milione di voti (1,74% quindi fuori dalla distribuzione dei seggi) e quasi insidiata dal Partito comunista di Marco Rizzo che si è avvicinato ai 300mila voti. Da ricordare il risultato di una lista unitaria simile (la Lista Tsipras che comprendeva appunto Sel e Rifondazione) che nelle scorse europee incassò 1 milione 103mila voti, superò d'un soffio lo sbarramento del 4 per cento ed elesse tre eurodeputati.

Fuori +Europa di Bonino e Tabacci

Resta fuori dal Parlamento europeo anche +Europa di Emma Bonino e Bruno Tabacci. Ha raccolto 822mila voti (il 3,09%), quasi gli stessi delle politiche del 2018: ma il 4 marzo, essendo in coalizione con il Pd, potè portare in Parlamento quattro eletti. Europa Verde supera i 600mila voti (2,29 per cento), si conta in vista di possibili alleanze alla prossima tornata delle politiche, più che raddoppia i consensi raccolti nel 2014 (con un altro simbolo) e nel 2018, quando in coalizione col Pd e con altre piccole formazioni di sinistra gli ecologisti erano rimasti sotto i 200mila voti. Risultato però ininfluente per i seggi: gli ambientalisti italiani non copiano» i risultati francesi e tedeschi e restano fuori da Strasburgo.