24 giugno 2019
Aggiornato 17:30
La manifestazione

Matteo Salvini leader dei sovranisti: «Il 26 ci riprendiamo l'Europa»

Il leader della Lega: «La storia insegna che a volte i piccoli se sono determinati e compatti sconfiggono i poteri forti anche se sono pieni di soldi e di arroganza»

Video Agenzia Vista

MILANO - Muri alle frontiere, radici cristiane, no all'Islam, e poi gli insulti ai «burocrati europei». I temi intorni ai quali si salda l'internazionale «nera» sono tutti qui, ed è su queste parole d'ordine che Matteo Salvini lancia la sua sfida in vista del 26 maggio, per «riprenderci l'Europa».

Assalto all'Europa dei banchieri e delle multinazionali

Piazza del Duomo non è piena come si sperava, complice anche la pioggia, e alla fine gli organizzatori non danno i numeri dei presenti. Ma il risultato politico Salvini lo ottiene: anche se rifiuta la denominazione, l'ultradestra europea si affida a lui per andare all'assalto dell'Europa «dei banchieri e delle multinazionali». Agli oratori che si susseguono nei brevi interventi (l'unica ad allungarsi è Marine Le Pen, forse la più sofferente a cedere la leadership a Salvini) basta citare uno a caso tra Merkel, Macron, Juncker, Soros, per far infiammare la piazza. Lui ringrazia, e rivendica con orgoglio che «stavolta la rivoluzione parte dall'Italia».

I piccoli determinati e compatti

Uniti verso un nemico, che siano i migranti o l'establishment, difficile però dire come potrà essere l'Europa che gli 11 leader della destra continentale oggi presenti hanno in mente in caso di vittoria. Per ora, quello che conta è la battaglia del 26 maggio, «elite contro popolo, comitati d'affari contro i lavoratori, banchieri contro risparmiatori». Insomma, il più classico dei «Davide contro Golia», nella narrazione di Salvini, che però galvanizza i suoi sostenitori: «La storia insegna che a volte i piccoli se sono determinati e compatti sconfiggono i poteri forti anche se sono pieni di soldi e di arroganza».

Chi nega le sue radici è un traditore

L'obiettivo, è «storico», ripetono tutti gli oratori, compreso Salvini: «Liberare il continente dall'occupazione abusiva organizzata a Bruxelles da molti anni. Chi ha tradito l'Europa, il sogno dei padri fondatori, di De Gaulle e De Gasperi? I Merkel, i Macron, i Soros, gli Juncker hanno costruito l'Europa della finanza e dell'immigrazione incontrollata». E sull'immigrazione non esita a riproporre lo schema di contrapporre Wojtyla e Ratzinger a Bergoglio: i primi due citati come difensori dell'identità cristiana dell'Europa, il terzo esposto ai fischi della piazza: «A papa Francesco dico che la politica di questo governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo, con spirito cristiano». Salvo poi chiudere il comizio con il rosario tra le mani, affidandosi ai santi patroni d'Europa e al «cuore immacolato di Maria che sicuramente ci porterà alla vittoria». Perchè nell'armamentario sovranista c'è anche l'identità cristiana, da difendere dallo spettro dell'«Eurabia»: «Qualcuno ha provato a negare perfino le nostre radici cristiane. Ma chi nega le sue radici è un traditore», afferma Salvini. Che arriva a offrire se stesso per la causa: «Se serve per voi e per l'Italia, io do la vita. Non mi ferma nulla, col sorriso e la consapevolezza di essere nel giusto».

Noi siamo estremisti, ma del buonsenso

In una giornata così, Salvini evita polemiche interne e a Luigi Di Maio - che ne ha criticato gli alleati europei di ultradestra - risponde: «Ma l'ha vista questa piazza? Ci sono mamme e papà, non ultras. Qui non ci sono estremisti, fascisti, razzisti. Gli estremisti sono quelli che per vent'anni hanno governato l'Europa. Noi siamo estremisti, ma del buonsenso». L'unico tema interno che rilancia dal palco è quello della flat tax, legando anch'esso alla battaglia europea: «E il 3%, e lo spread e i mercati... Abbiamo 20 milioni di disoccupati in Europa. Ci chiedono di aumentare le tasse, l'Iva, ma se saremo prima forza in Italia e in Europa io combatterò finchè chiunque, lavoratore, imprenditore, artigiano, pensionato, non pagherà il 15% di tasse. Non una lira in più». E anche per questo chiede il voto per il 26 maggio: «Dateci la forza, il coraggio, i numeri, dateci la possibilità di farlo. Il 26 maggio andiamo a riprenderci l'Europa e la cambiamo da cima a fondo».