18 novembre 2019
Aggiornato 18:30

Matteo Renzi: «Meschino paragonare rottamazione al populismo di Salvini e Di Maio»

Lo sostiene Matteo Renzi in un'anticipazione del suo ultimo libro «Un'altra strada. Idee per l'Italia di domani»: Una parte della Sinistra fa la guerra da anni al Matteo sbagliato

Matteo Renzi
Matteo Renzi ANSA

ROMA - «C'è una parte della sinistra che sta fisicamente meglio quando è all'opposizione: non sopporta l'idea di governare, di essere maggioranza, di decidere. Autorevoli miei predecessori alla guida sia del partito sia del governo concordano su un punto: il populismo di Salvini e Di Maio è in realtà la prosecuzione di quanto iniziato con la rottamazione renziana. Sussisterebbe, cioè, una sostanziale uguaglianza tra quello che noi siamo stati e abbiamo rappresentato e ciò che fanno i due leader dell'attuale maggioranza». Lo sostiene Matteo Renzi in un'anticipazione del suo ultimo libro «Un'altra strada. Idee per l'Italia di domani», pubblicata da Repubblica.

I «meriti» di Renzi

L'ex premier risponde alle critiche interne secondo le quali «il governo guidato dal segretario del Pd non era molto diverso da quello di oggi. Tanto è vero che si può parlare della scorsa legislatura - come fa l'ex premier Enrico Letta quando afferma che 'si è buttata via [?] tornando alla casella di partenza' come di un'occasione sprecata, che ha spalancato le porte al populismo». Inoltre i detrattori dell'esperienza renziana, osserva l'ex leader dem trovano che «la rottamazione, la ruspa e il 'VaffaDay' sono manifestazioni di uno stesso fenomeno. E quindi non esisterebbero differenze rilevanti tra Salvini, Grillo e il sottoscritto. Provo a rispondere nel merito: sostenere che la scorsa legislatura sia stata sprecata significa non avere un buon rapporto con la realtà» e cita i dati del Pil che «veniva da due anni di pesante segno meno (-2,3% nel 2012, -1,7% nel 2013), la disoccupazione superava il 13% (l'abbiamo portata anche sotto la soglia del 10%), quella giovanile era oltre il 44% (oggi si aggira intorno al 31%). La crisi economica era pesantissima e il governo era immobile, bloccato da titubanze interne. Abbiamo avviato la ripresa. Già questo basterebbe a fugare i dubbi su un'eventuale legislatura sprecata. Se a ciò aggiungiamo le riforme del terzo settore, i diritti civili, la legge sull'autismo, sulla cooperazione internazionale, sul caporalato, sul 'dopo di noi', sulla responsabilità civile dei magistrati, sul mercato del lavoro abbiamo un quadro ancora più preciso».

La scenta delle parole

«Sul secondo punto - scrive Renzi -, non v'è dubbio che la scelta delle parole sia importante, in politica come nella vita. Lo sanno innanzitutto i nostri attuali governanti che, non riuscendo a mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale, hanno cominciato a 'diversificare' sulle parole... Accade così che laddove prima si doveva dire con sdegno: 'premier non eletto da nessuno', oggi si deve dire con convinzione: 'avvocato del popolo'. Laddove prima si doveva dire: 'inciucio tra partiti', oggi si deve dire: 'contratto di governo'. Laddove prima si doveva dire: 'condono vergognoso', oggi si deve dire: 'pace fiscale'. Laddove prima si doveva dire: 'decreto salva banche', oggi si deve dire: 'tutela dei risparmiatori'. Quelli che stanno al governo, quando fanno le stesse cose alle quali si opponevano con indignazione e polemiche, oggi cercano di aggrapparsi a parole diverse per giustificare il proprio voltafaccia. Ma bisogna cogliere la sostanza, non fermarsi alle parole».

Un abisso tra noi e i populisti

«Sostenere che la nostra esperienza sia la stessa di Lega e 5 Stelle in nome di una presunta assonanza terminologica significa non rendersi conto dell'abisso che c'è tra noi e i populisti nella quotidiana azione di governo - insiste -. Non scorgere la differenza vuol dire essere accecati dal rancore personale e dall'odio ideologico, e prestarsi a un'operazione concettualmente meschina».

La Sinistra ha fatto la guerra al Matteo sbagliato

«Noi siamo quelli che preferiscono perdere voti recuperando cadaveri che perdere la dignità tenendo bloccate persone vive fuori dai porti. Eppure, ancora oggi alcuni sostengono che Salvini e Di Maio sono la prosecuzione del nostro governo. E c'è anche chi, per spiegare la propria diserzione al momento della battaglia elettorale, dice che io e Salvini siamo la stessa cosa. Hanno fatto la guerra per anni a me, al Matteo sbagliato», conclude l'ex segretario del Pd.