25 maggio 2019
Aggiornato 00:30
Maggioranza

Governo, tiro alla fune Lega-M5S

A palazzo Chigi si naviga a vista, di settimana in settimana: la maggioranza gialloverde ne inizia un'altra galleggiando fra scontri e segnali distensivi. In ballo anche nomine Consob e Inps: si cerca chiave giuridica per Savona

Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giuseppe Conte
Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giuseppe Conte ( ANSA )

ROMA - Difficile immaginare che il Governo possa cadere sul Venezuela, anche se l'intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha bacchettato la posizione italiana, differenziata rispetto a Washington e alla quasi totalità degli alleati Ue, aggiunge pepe a un tema che già divide Lega e Movimento 5 stelle; «Una figuraccia» per l'Italia, commenta il leader leghista Matteo Salvini, qui allineato con il capo dello Stato. Lo stesso Salvini si dice convinto che «sul Venezuela così come sulla Tav» si troverà un accordo «tra persone di buonsenso», ma avverte: «Se c'è chi insulta e mi dà del rompicoglioni le cose si fanno più complicate».

A Palazzo Chigi si naviga a vista

La maggioranza gialloverde inizia un'altra settimana galleggiando fra scontri e segnali distensivi. Sul dossier più delicato, quello della richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini (orientato a presentare una memoria nella Giunta del Senato, piuttosto che presentarsi di persona) per il caso della nave Diciotti, il M5S continua a lanciare segnali di fumo. Il terreno del compromesso che per ora Luigi Di Maio rende disponibile è quello dell'assunzione collettiva di responsabilità: è lo stesso Di Maio ad annunciare che lui e il collega dei Trasporti Danilo Toninelli, insieme al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, depositeranno «una memoria alla Giunta per le autorizzazioni per spiegare che quelle decisioni sono state prese insieme e non sono state solo del ministro dell'Interno». In ogni caso, il M5S non ha ancora deciso, «il mio riferimento - dice il vicepremier stellato - sono i senatori della Giunta per le autorizzazioni». Ma per il ministro dell'Interno non possono esserci dubbi: un sì della Giunta al procedimento contro di lui «sarebbe un precedente grave, non per Salvini ma perché una parte della magistratura deciderebbe cosa la politica può o non può fare».

Questione TAV

Salvini continua a pungere sulla questione Tav («Di Maio mi deve spiegare...», dice e ricorda che il primo treno «può partire nel 2030 se i lavori riprenderanno»). Il leader leghista conta forse anche sul fatto che già in passato il M5S si è dimostrato sensibile alle pressioni esterne, e da Bruxelles arriva l'ipotesi di una richiesta di risarcimento dei fondi europei già spesi. Non a caso Matteo Renzi «chiama» la Lega, ricordando che sul discusso progetto del tunnel decide il Parlamento e non il Governo «e i numeri per bloccare la Tav in Parlamento non ci sono a meno che Salvini non si tiri indietro in cambio dell'immunità per il caso Diciotti».

Vertice in settimana

Per ora i 5 stelle non sono pronti a decidere su nulla: non è in programma una assemblea congiunta di quelle solenni - che sarà probabilmente necessaria per i passaggi più delicati su Salvini e Tav - e anche l'ormai classico vertice di maggioranza nel quale cercare una mediazione con il Carroccio per ora non è in calendario, anche se fonti di Governo ammettono che «in settimana non si può escludere che si faccia». Di Maio garantisce che «il Governo non è in discussione» e rilancia il metodo di «andare avanti, ma sulle cose su cui siamo d'accordo, tra le quali non c'è la Tav in Val di Susa». C'è, invece, l'intesa politica sulla Consob, con il ticket Paolo Savona presidente-Marcello Minenna direttore generale, che fra l'altro libererebbe una poltrona ministeriale. Su questo potrebbe essere convocato giovedì il Consiglio dei ministri, ma i giuristi sono al lavoro per sminare gli ostacoli legislativi alla nomina dell'economista oggi titolare degli Affari europei.

Decreto semplificazioni

In attesa di vertici e riunioni del Consiglio, intanto, procede il lavoro in commissione sul decreto semplificazioni. E' in seconda lettura e teoricamente alla Camera i numeri per un passaggio tranquillo in aula ci sarebbero. Ma a Montecitorio è data per probabile la richiesta di un voto di fiducia: forse occasione per dare qualche «segnale» numerico con delle assenze mirate, forse invece occasione per evitare proprio «avvertimenti» in qualche voto dell'aula, troppo rischiosi in una fase politica così tesa.