21 maggio 2019
Aggiornato 13:30
Reddito di cittadinanza

Renato Brunetta prova a smontare il reddito di cittadinanza: «Un bluff mediatico e un obbrobrio economico»

Il Deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia: «Altro era il programma di centrodestra: meno tasse, più lavoro e produttività». Schifani: «E' il festival della propaganda»

Il Deputato di Forza Italia, Renato Brunetta
Il Deputato di Forza Italia, Renato Brunetta ( ANSA )

ROMA - «Benvenuto al prof. Pasquale Tridico, il nuovo teorico del reddito di cittadinanza, che oggi, tra slide e affabulazioni, scopre che l'Italia ha uno dei tassi di occupazione più bassi d'Europa e un ampio gap di produttività con i Paesi europei e che teorizza la necessità di politiche attive del lavoro. Perché il reddito di cittadinanza approvato dal Governo (ma dove è il decreto?) non è altro che una politica attiva del lavoro - altro non sono le riforme Hartz di cui parla oggi il Governo - mascherata dalla parola reddito di cittadinanza, un bluff mediatico caratteristico dei 5 Stelle, un obbrobrio economico che non si è mai visto in Europa». Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia.

Ritorno al socialismo di Stato

«E rimaniamo a dir poco sorpresi - prosegue - da quello che emerge e che già sapevamo delle teorie dei 5 Stelle: la critica al capitalismo per il ritorno al socialismo di Stato; la teorizzazione della riduzione dell'orario di lavoro per introdurre così anche da noi le 35 ore, quelle che hanno distrutto la Francia; il diritto al lavoro garantito dallo Stato piuttosto che la garanzia della occupabilità della persona, il che ci riporta ai bui anni settanta; il salario come variabile indipendente addirittura stabilito per legge, come nella tradizione del sindacato più conservatore. E tutto questo per creare un artificio contabile che dovrebbe permettere l'ennesimo trucco dei conti nazionali italiani».

Altro era il programma di centrodestra

«Di fronte a queste teorie che hanno già fallito nella storia, ci si dovrebbe chiedere che ne pensano i nostri imprenditori, artigiani e commercianti, quelli che in questi anni hanno votato la Lega e il 4 marzo il programma del centrodestra fondato su minori tasse sul lavoro, flessibilità regolata nel mercato del lavoro, protezione delle persone nelle transizioni, salario legato alla produttività nelle imprese. Quella Lega che ha coraggiosamente promosso con noi di Forza Italia, la Legge Biagi, quella che metteva la persona e le imprese al centro delle politiche del lavoro, con meno vincoli alle aziende e più protezione alle persone mentre qui sembra ormai - conclude - che stiamo per ritornare agli anni più bui delle scelte di politica economica in Italia, gli anni Settanta».

Schifani: Festival della propaganda

«La 'celebrazione' del reddito di cittadinanza da parte dei 5 Stelle si è tradotta in un festival della propaganda: si esulta per un qualcosa che, di fatto, ancora non esiste e che troverà moltissime criticità nel concretizzarsi. Si tratta di demagogia esercitata ai danni di chi ha difficoltà reali». Lo dichiara il senatore di Forza Italia Renato Schifani. «Dall'evento grillino emergono una pluralità di aspetti preoccupanti. Colpiscono ad esempio le parole di Di Battista quando afferma che il M5S ha 'costretto' la Lega a votare la misura: in una coalizione di governo i provvedimenti dovrebbero essere frutto di una sintesi politica utile al Paese, non di un braccio di ferro. Stupisce parimenti che il ministro Di Maio, le cui competenze hanno un impatto diretto sul futuro dell'economia italiana, ammetta di non sapere se entreremo in una fase recessiva. E lascia perplessi che il premier Conte evochi a sé un ruolo di garanzia sui possibili abusi legati al reddito, nascondendo così dietro un 'titolo' la mancanza di risorse umane ed economiche per efficaci controlli», conclude.