16 gennaio 2019
Aggiornato 18:00
PIL

Brunetta a Tria: «Inutile minimizzare siamo in recessione»

Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia: «La colpa è (quasi) esclusivamente di questo Governo»

Renato Brunetta
Renato Brunetta ANSA

ROMA - «L'economia italiana è di nuovo in recessione e la colpa è (quasi) esclusivamente di questo Governo. Tecnicamente, l'Italia dovrebbe ufficialmente entrare in recessione il prossimo 31 Gennaio, quando l'Istat pubblicherà la stima preliminare del Pil relativa al quarto trimestre del 2018, che dovrebbe essere pari al -0,1%, dopo il calo già registrato nel terzo trimestre pari sempre al -0,1%. Questa la previsione avvalorata anche dal dato disastroso del calo della produzione industriale (-1,6% su base mensile a Novembre e addirittura del -2,6% su base annuale)». Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia.

Siamo in recessione

«È inutile quindi, caro Giovanni, la tua difesa strenua fatta di acrobazie semantiche di vario tipo, quando sostieni che l'Italia è in 'stagnazione', piuttosto che in 'recessione'. Come tu sai perfettamente - aggiunge -, infatti, da stimato professore di economia quale sei, la prima si caratterizza da una situazione economica fatta dal persistere di modeste variazioni del Pil, mentre la seconda si verifica quando il Pil trimestrale cala per due trimestri consecutivi. E' questo il caso dell'Italia, anche se la conferma definitiva l'avremo solo a fine mese».

La colpa è (quasi) esclusivamente di questo Governo

«Questa recessione, a differenza di quanto vogliono far credere gli esponenti del Governo, non è giunta all'improvviso ma è stata annunciata almeno dallo scorso maggio. Già in quel momento infatti, i principali indicatori macroeconomici evidenziavano una netta inversione del ciclo economico, per effetto di un quadro economico internazionale in peggioramento, soprattutto per via della guerra commerciale USA - Cina e del rallentamento delle principali economie europee, Germania in testa. L'avvento del Governo giallo-verde, poi, con l'inaugurazione di una guerra politica contro l'Unione Europea e i mercati finanziari, ha contribuito a peggiorare la situazione, tanto che già a settembre i principali indicatori anticipatori del ciclo economico, come il Purchasing Manifacturing Index, erano già scesi sotto la soglia recessiva, lasciando presagire la futura riduzione del Pil. Il crollo della Borsa è stato un fattore che ha avvalorato il pericolo di recessione. Avevamo lanciato subito l'allarme, già lo scorso ottobre, con uno studio mirato sull'andamento degli indicatori anticipatori e invitato il Governo a cambiare rotta, sia relativamente alla strategia di politica economica da seguire, sia sull'atteggiamento da tenere nei confronti di Europa e investitori - conclude -. In particolare, avevamo suggerito di lasciare perdere le misure bandiera care a Lega e Cinque Stelle del reddito di cittadinanza e della quota 100, in quanto basate tutte su spesa assistenzialista che non avrebbe prodotto un solo euro di Pil e di utilizzare, invece, tutte le risorse disponibili per tagliare le tasse, soprattutto alle imprese, basandoci anche sull'evidenza empirica internazionale, che suggeriva l'efficacia di queste misure».