7 ottobre 2022
Aggiornato 15:00
L'intervista

Antonio Ingroia: «Italia fuori da Ue e Nato, che espropriano la sovranità popolare nazionale»

L’ex magistrato antimafia Antonio Ingroia, oggi tra i capolista di Italia sovrana e popolare, spiega il suo progetto politico antisistema ed euroscettico al DiariodelWeb.it

Antonio Ingroia
Antonio Ingroia Foto: Agenzia Fotogramma

Ci aveva già provato quasi dieci anni fa, nel 2013, candidandosi come leader della coalizione Rivoluzione civile, che però si concluse in un sonoro tonfo, raccogliendo il 2% e non eleggendo nemmeno un rappresentante. Ora Antonio Ingroia si ripresenta alle prossime politiche, stavolta tra i capolista di Italia sovrana e popolare, la forza politica antisistema ed euroscettica che raccoglie oltre a lui anche Francesco Toscano e il comunista Marco Rizzo. Al DiariodelWeb.it l'ex magistrato antimafia spiega il programma politico del suo partito e i suoi obiettivi in vista del voto.

Dottor Antonio Ingroia, che cosa l'ha convinta a candidarsi con una lista antisistema?
Antisistema è una definizione appropriata. Quello che mi ha convinto è l'analisi della situazione attuale nel Paese. A livello politico-istituzionale, e non solo.

A cosa si riferisce?
La Costituzione è sotto assedio da anni, in forme diverse, sotto governi diversi. Mi riferisco anche a quei tentativi di modifica radicale dell'assetto costituzionale, che sono stati tutti respinti dal popolo.

I referendum di Berlusconi prima e di Renzi poi, che sono sempre finiti male.
Esatto. La mia sensazione è che negli ultimi anni, nell'avvicendarsi dei governi Conte e Draghi, in nome delle emergenze della pandemia prima e della guerra poi, la Costituzione sia stata stravolta in modo silenzioso, ma sostanziale e di fatto.

Si è passati dal tentativo di modificare formalmente le norme a quello di svuotarle nella prassi, insomma?
Proprio così. Il parlamento è ridotto ad una sorta di zerbino del governo, a sua volta sempre più esecutore di direttive decise altrove, fuori dalle istituzioni, da enti sovranazionali come l'Unione europea sul piano economico e la Nato su quello geopolitico. Espropriando i luoghi in cui dovrebbe essere espressa la sovranità popolare nazionale, annullando i contrappesi e i controlli, restringendo i diritti di libertà più elementari: da quella di movimento in epoca di lockdown fino a quella di espressione del dissenso dal pensiero unico.

Dal Covid alla guerra in Ucraina, l'atteggiamento verso le voci fuori dal coro è di derisione, quando non di aperta criminalizzazione.
Basta esprimere una valutazione in politica internazionale diversa per essere bollato come filorusso, filoputiniano, traditore della patria. Quando, secondo me, traditori della patria sono coloro che non fanno gli interessi del Paese. Ovvero, disimpegnarci totalmente dal coinvolgimento nella guerra di una parte contro l'altra, con tutte le conseguenze che vanno dalle sanzioni contro la Russia all'impiego di armi in Ucraina. Che nel prossimo autunno determineranno una crisi economica delle imprese e occupazionale di proporzioni gigantesche, senza precedenti.

Per questo motivo sostenete che l'Italia debba uscire dalla Ue e dalla Nato?
Noi lanciamo alcuni gridi di allarme. Non c'è altra strada che uscire dalla morsa di questi organismi sovranazionali. La Nato non ha proprio ragion d'essere, l'uscita dovrebbe essere la prima azione del governo. L'unica scelta di campo in politica sovranazionale per la pace dovrebbe essere quella di favorire un equilibrio multipolare.

Quanto all'Unione europea?
La questione è strettamente collegata. Noi siamo un vaso di coccio in mezzo a quelli di ferro. Paghiamo direttive che non tengono in alcuna considerazione i Paesi mediterranei: è già successo con la Grecia e ora sta accadendo con l'Italia. I trattati europei sono ormai del tutto disallineati con i principi della Costituzione, che ritengo a livello gerarchico vengano prima.

Quindi dovremmo avviarci verso una Brexit italiana?
Naturalmente non si tratta di uscire dall'Europa da un giorno all'altro, ma di imboccare questa strada con un'aperta contestazione dei trattati europei che i governi passati hanno sottoscritto.

Voi la sovranità la mettete direttamente nel nome della lista. State cercando, lei e Rizzo, una via verso il sovranismo che passi da sinistra?
Attorno al termine sovranismo rischiano di esserci equivoci e fraintendimenti. Viene legato al nazionalismo di destra, se non peggio. Io preferisco dire che noi siamo difensori della sovranità: è un modo diverso per dire la stessa cosa. Che è insita nell'attuazione della Costituzione, che non si può certamente definire di destra. Vede, attorno allo scontro tra destra e sinistra, in Italia, ci sono molti luoghi comuni e poche differenze di sostanza.

Cosa intende dire?
Destra e sinistra hanno governato insieme fino a poche settimane fa. E anche le posizioni della destra-destra, in politica internazionale, assomigliano quasi in tutto a quelle degli altri partiti: la Meloni è filo-atlantista quanto lo era il governo Draghi.

Voi denunciate un'emergenza democratica. Ma, di fronte ad un'emergenza del genere, non era meglio presentarsi alle elezioni uniti con le altre forze antisistema, invece di indebolirsi nelle reciproche divisioni?
Assolutamente sì. Questa è l'opzione strategica alla quale stavamo e stiamo lavorando. Certo, l'operazione è stata bruscamente interrotta da questa improvvisa e imprevista accelerazione della crisi di governo e dall'inaudita decisione di mandarci a votare. Noi forze extraparlamentari siamo stati costretti a raccogliere le firme con il solleone d'agosto. Quindi non c'è stato abbastanza tempo utile per organizzarci in una lista unica o in una coalizione.

Ma riprenderete il filo del dialogo dopo il voto?
Se ci ritroveremo in parlamento ci sarà il modo di fare fronte unitario.

Come mai ha attaccato la decisione del suo ex collega Roberto Scarpinato di candidarsi con il Movimento 5 stelle?
Non è che l'ho attaccata, ho cercato di dissuaderlo. Essendo una persona di grande valore, visione politica e coerenza, gli rammentavo che quella candidatura non sarebbe stata in linea con le sue qualità.

Come mai?
Perché il M5s è il movimento politico che ha approvato tutta l'agenda Draghi, in particolare sul fronte a noi più caro, cioè l'antimafia e la giustizia. Ha gravemente tradito gli obiettivi programmatici raccontati ai propri elettori, sulla lotta senza tregua contro la mafia. Che non si fa usando personaggi simbolo da mettere in bella mostra in lista come Scarpinato.

Si riferisce alla riforma Cartabia?
A cui i Cinque stelle hanno dato voto favorevole. Tutti i magistrati più esposti nella lotta alla mafia l'hanno criticata, da Di Matteo a Gratteri, che l'ha definita «la peggiore riforma della giustizia della storia», allo stesso Scarpinato, pur con accenti meno forti. Il M5s si attribuisce il merito di aver ridotto i danni, evitando che passassero alcune misure ancora più scandalose presenti nel progetto originale. Ma resta il fatto che quella pessima legge, che noi intendiamo abrogare, è stata approvata anche da loro. E non è tutto.

Cos'altro?
Scarpinato sicuramente non dimentica quello che il M5s ha fatto nei confronti di Nino Di Matteo. Strumentalizzandolo in campagna elettorale, blandendolo, promettendogli un ministero per bocca di Di Maio e poi la direzione del Dap con Conte al governo, salvo poi operare un clamoroso voltafaccia. Quindi mi appellavo a Scarpinato dicendogli di non fidarsi e di non prestarsi ad un'operazione di facciata. Evidentemente ha fatto altre valutazioni.

Qual è l'obiettivo numerico che vi ponete?
Quello minimo è superare la soglia di sbarramento del 3% ed entrare in parlamento, e lo riteniamo assolutamente alla portata. Siamo l'unica forza antisistema che ha raccolto le firme ed è stata ammessa in tutti e 49 i collegi plurinominali della Camera. Questo ci fa ritenere che possiamo aspirare a ben di più: il nostro obiettivo è almeno intorno al doppio.

Sarebbe a dire il 6%. Ambizioso.
Andando in giro per l'Italia, incontrando l'entusiasmo dei tanti ex astenuti o ex elettori del M5s che ci voteranno, riteniamo che potremmo essere la vera sorpresa delle prossime elezioni.