7 ottobre 2022
Aggiornato 13:30
L'intervista

Paolo Bianchini: «Le bollette sono un problema serio, metterle in vetrina è una pagliacciata»

Il presidente nazionale di Mio Italia e candidato di Italexit, racconta al DiariodelWeb.it la sofferenza della ristorazione per il caro energia

Paolo Bianchini, candidato di Italexit alle elezioni politiche del 25 settembre
Paolo Bianchini, candidato di Italexit alle elezioni politiche del 25 settembre Foto: Agenzia Fotogramma

È il caro bollette l'emergenza numero uno scoppiata in questa fine estate, in vista di un autunno che si prospetta quantomai critico sotto il fronte dei costi dell'energia. A pagarne il prezzo saranno le famiglie italiane ma ancor più le imprese, a partire da quelle della ristorazione. Che infatti, nelle scorse settimane, hanno cominciato a farsi sentire, da quando sulle vetrine di tutta la penisola sono comparse in bella mostra le fatture della luce e del gas. Il DiariodelWeb.it ha interpellato a tal proposito Paolo Bianchini, presidente nazionale dell'associazione di categoria Mio Italia, nonché candidato alle prossime elezioni con Italexit, di cui è responsabile del dipartimento turismo e ospitalità.

Paolo Bianchini, che cosa pensa dell'iniziativa di esporre le bollette fuori dai bar e dai ristoranti?
Lo dico chiaramente: è l'idea di un'altra associazione di categoria, la stessa che ha tra i suoi associati prevalenti tutte le multinazionali dei fast food. Mio Italia è nata proprio perché ci siamo resi conto che quest'associazione di giorno faceva finta di protestare e poi la sera si metteva d'accordo con il governo su alcuni passaggi fondamentali.

Ad esempio?
Ad esempio il primo decreto con cui Conte autorizzò solo il delivery e non l'asporto. Quell'associazione di categoria ringraziò il governo. Guarda caso, proprio loro che hanno un accordo con i colossi del delivery.

Quindi anche la loro protesta sulle bollette non è credibile?
Una trovata di propaganda, un gesto ipocrita. Noi ristoratori siamo in sofferenza, ma lo sono anche i clienti, che ricevono a casa bollette duplicate o triplicate. E allora come dovrebbero risponderti: portare le loro fatture da casa e chiederti lo sconto?

Se ne parla tanto ma non si mettono in campo soluzioni concrete, insomma?
Non c'è la volontà vera di affrontare il problema: un'associazione di categoria seria avrebbe iniziato a mobilitare i ristoratori e gli albergatori, invece di fare queste pagliacciate per far vedere che si fa qualcosa. A parte fare i comunicati stampa, dov'erano in questi due anni, quando si trattava di lottare contro i decreti del governo che hanno affossato la categoria, per favorire la penetrazione di quelle stesse multinazionali?

Qual è, invece, la reale situazione dei piccoli esercenti?
Le do qualche numero. Il prezzo unico nazionale, che fa riferimento alla borsa di Amsterdam, a luglio 2021 quotava il kilowattora 0,38 centesimi. A luglio 2022 è arrivato a 1,85. Basta questo dato per capire che botta è arrivata, che differenza enorme. E non è finita.

Cioè?
A questo vanno aggiunti i costi di trasporto e distribuzione e quelli delle reti elettriche. Così arriviamo circa a 2,60 euro. E poi c'è l'Iva. Lo Stato l'ha ridotta al 5%, ma parametrandola a questo costo maggiorato, alla fine rispetto a prima ci è andato comunque ad incassare di più.

Lo scenario non sembra molto incoraggiante.
Di questo passo i ristoranti decideranno di non aprire per risparmiare. Le aziende cominceranno a chiedere casse integrazioni a nastro o a mettere in ferie i dipendenti. Le fabbriche si fermeranno. Un vortice al ribasso che porterà alla morte dell'economia italiana.

Innescato dal conflitto in Ucraina.
Stiamo pagando sanzioni su una guerra che non è nostra. Draghi è stato il primo guerrafondaio, dando le armi agli ucraini invece di incentivare la diplomazia. E il riverbero, di fatto, non colpisce Putin ma le nostre aziende.

Si parla molto del limite europeo al prezzo del gas. Voi, che siete euroscettici, che ne pensate?
Il price cap si sarebbe dovuto applicare dal 1° settembre. Ma il tavolo per iniziare a parlarne è convocato per il 15. Come dire: ma che fretta c'è? Tempo che prenderanno le decisioni si farà metà ottobre: nel frattempo la catastrofe sociale sarà enorme. Ma ho come la sensazione che questa gente lo stia facendo apposta.

In che senso?
I ristoranti chiudono perché non ce la fanno, ma le grandi catene aprono sempre più locali. Così si attua il piano globalista che Draghi espresse sul famoso Britannia: fare pulizia della piccola impresa per lasciare spazio alle multinazionali. Che sono molto più controllabili e sono gestite dai famosi hedge fund, i fondi speculativi che detengono il debito pubblico italiano. Non sono complottista, ma realista.

Se Italexit fosse al governo, che contromisure intraprenderebbe?
Innanzitutto sganciare subito la quotazione dell'energia elettrica da quella del gas, perché è un parametro che non regge più. Poi incentivare la riapertura immediata dei nostri giacimenti di gas naturale. Non lo fanno perché, nei nostri contratti di approvvigionamento con i Paesi esteri, è previsto il pagamento per l'utilizzazione delle reti, a prescindere dal fatto che si prenda il loro gas o meno. E infine l'azzeramento totale dell'Iva, insieme a tutte le misure possibili per tagliare i costi fissi e ridare liquidità alle aziende italiane.

Gli ultimi sondaggi sembrano molto promettenti per il vostro partito. Quale obiettivo vi ponete per le prossime elezioni?
Quello di arrivare in parlamento, e sicuramente ci riusciremo. Serve una vera forza di opposizione, non di «oppo-finzione». Abbiamo l'impressione che centrodestra e centrosinistra siano due facce della stessa medaglia. E l'Italia non può permettersi di non avere chi vigila, in maniera seria e libera, sull'operato del governo.