2 luglio 2022
Aggiornato 19:00
L'intervista

Pazzaglini: «Basta con i sogni, per la crisi energetica servono soluzioni concrete»

Il senatore Giuliano Pazzaglini, della Lega, racconta al DiariodelWeb.it la sua posizione sulle strategie di politica energetica e di transizione ecologica in Italia

Rete elettrica
Rete elettrica Foto: Depositphotos

Se ogni crisi può essere letta anche come opportunità, pure quella energetica con la quale ci ritroviamo a fare i conti in questo periodo può dare all’Italia una lezione. Quella di rimettere in discussione le proprie strategie di lungo periodo e di impostare la transizione ecologica in una direzione sostenibile e realistica. Questo è l’auspicio del senatore Giuliano Pazzaglini, della Lega, ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Senatore Giuliano Pazzaglini, qual è la strategia energetica da adottare per garantire un futuro all'Italia?
Secondo me sarebbe utile che tutti noi traessimo una lezione da questa difficoltà. Questa crisi ci sta insegnando che non ci possiamo permettere una transizione ecologica basata sui sogni. Bisogna essere pragmatici, concreti, predisporre dei programmi che vanno monitorati.

A quali sogni si riferisce?
Tutti noi vorremmo le fonti rinnovabili, ma la realtà è che certe scelte tecniche, oggi, non ce le possiamo permettere. Le nostre opzioni non sono così numerose come auspicheremmo. La crisi attuale ha portato alla luce queste difficoltà, che però erano già tutte presenti.

Insomma, il problema viene da lontano.
L'anno scorso, appena insediato il governo Draghi, in commissione avanzai ai miei colleghi una proposta che credevo di buonsenso. Questa maggioranza è molto eterogenea dal punto di vista ideologico. L'unica possibilità che abbiamo per far funzionare le cose è tenere un approccio scientificamente neutrale: noi indichiamo i problemi e lasciamo che sia la scienza a trovare le soluzioni. L'opposto di ciò che si è sempre fatto fino ad ora, dove la politica indicava la soluzione e la tecnica si doveva adeguare.

Quali possono essere queste soluzioni?
Eni ha investito cinque miliardi per i biocarburanti. Dalle ricerche che ho letto risulta che, utilizzandoli per aumentare i mezzi già esistenti, le emissioni in atmosfera si riducono dell'80-90%. Va considerato poi quanto si risparmia in termini di produzione, riconvertendo gli attuali motori: realizzare un'auto elettrica con una batteria di circa 100 kW emette in media circa 17,5 tonnellate di gas climalteranti. Oltretutto la produzione dell'energia elettrica attuale non è pulita, quindi noi finiamo per spostare solo la fonte: dal tubo di scarico alla centrale a carbone o a gas. Quindi, in questo moto, otterremmo un saldo netto a favore dell'ambiente enormemente migliore rispetto a quello che si ottiene indirizzando le scelte tecniche verso la direzione della mobilità elettrica.

L'auto elettrica rischia di creare problemi?
Ipotizziamo che domani tutte le macchine diventassero elettriche. Che cosa succederebbe in un normale esodo di agosto, che già crea difficoltà tali per cui spesso deve intervenire la protezione civile a portare l'acqua agli automobilisti fermi in autostrada? Le macchine, anziché avere un'autonomia di mille chilometri come oggi ne avrebbero quattrocento, e anziché metterci cinque minuti a fare il pieno ce ne mettessero quaranta. Non ce lo possiamo permettere, anche per mancanza di infrastrutture.

Dovremmo riprendere in considerazione anche la fonte nucleare?
Qualche collega l'ha proposto e io francamente condivido. In un mondo ideale alimentato tutto ad energia elettrica, in questo momento, non potremmo prescindere da fonti di produzione stabili, non subordinate alle condizioni meteorologiche naturali, e che consentano una regolarità dell'approvvigionamento.

Si tratta di cambiare prospettiva, dunque.
La transizione ecologica va fatta, ma in termini compatibili con la nostra qualità della vita quotidiana. Quello che consente un progressivo innalzamento dell'età media e condizioni di salute mediamente migliori è anche la possibilità di usufruire di determinate soluzioni tecnologiche, che necessitano di un'alimentazione. Senza considerare il fatto che la transizione ecologica ha un costo, che secondo me gli Stati centrali non potranno permettersi, anche in considerazione dell'enorme debito, e che non si può scaricare sulla popolazione, composta in gran parte da persone non benestanti.