24 maggio 2022
Aggiornato 02:00
L'intervista

Grimaldi: «Scendiamo in campo contro la pessima esperienza del governo Draghi»

L’avvocato Erich Grimaldi spiega al DiariodelWeb.it le ragioni che lo hanno portato a fondare un nuovo partito politico: l’Unione per le cure, i diritti e la libertà

L’avvocato Erich Grimaldi fondatore del partito «l'Unione per le cure, i diritti e la libertà»
L’avvocato Erich Grimaldi fondatore del partito «l'Unione per le cure, i diritti e la libertà» Foto: Facebook

Sul panorama politico italiano si affaccia un nuovo partito: l'Unione per le cure, i diritti e la libertà. A fondarlo è l’avvocato napoletano Erich Grimaldi, che già nei mesi peggiori della pandemia si era speso per la promozione delle terapie domiciliari contro il Covid-19. Ecco come spiega il suo progetto politico ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Avvocato Erich Grimaldi, questo movimento nasce dall'esperienza del Comitato cure domiciliari.
Il comitato nasce per promuovere su tutto il territorio un diverso schema terapeutico contro il Covid-19, rispetto al famigerato protocollo ministeriale che prevedeva il paracetamolo e la vigile attesa. Se si fossero curate le persone a casa, non avremmo fatto collassare gli ospedali, non sarebbero aumentati a questo livello i contagi e si sarebbero evitate molte misure restrittive. Ho cercato di spiegarlo dialogando con le Regioni, con i partiti, con il ministero.

Ma non vi hanno dato ascolto.
Così mi sono deciso a fondare un'associazione, l’Ucdl, per dare un sostegno politico, organizzare manifestazioni di protesta in piazza, raccogliere le firme per una petizione a Speranza.

Questa associazione diventa oggi un partito.
All'inizio io non avevo nessuna intenzione di farlo. Ma la mia posizione è cambiata dopo la sentenza del Consiglio di Stato che bocciava i nostri ricorsi contro i protocolli di cura. Una sentenza politica, emessa da cinque giudici, tre dei quali, stando a quanto ha rivelato un'inchiesta del Fatto quotidiano, ricoprono dei ruoli ministeriali, quindi sono in palese conflitto d'interessi. A quel punto, dopo aver fatto tutto quello che potevo per i cittadini, la mia scelta è stata quella di trasformare un'unione di professionisti in movimento politico.

Per questo motivo il vostro manifesto è incentrato soprattutto sul problema del conflitto d'interessi e sulla sanità?
Certo. Il nostro cavallo di battaglia è la riforma dei metodi di selezione e di nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie e dei policlinici universitari. Vanno fatte in base a graduatorie nazionali, non regionali, meritocratiche e gestite da una commissione unica. Sul territorio, poi, bisogna rimettere al centro il rapporto tra il paziente e i medici di medicina generale, che nel tempo hanno trasformato in burocrati.

A parte la sanità, qual è la vostra idea di Paese?
Vogliamo un'Italia protagonista in Europa, ma senza quei vincoli contrari agli interessi nazionali, che hanno messo in difficoltà la piccola impresa e l'agricoltura.

In concreto?
Proponiamo una revisione totale del sistema giudiziario, sia con la separazione delle carriere che con la garanzia della certezza della pena. La promozione della scuola e dell'università. Contributi a cultura, sport, spettacolo e alle piccole imprese penalizzate dalla pandemia. Agevolazioni per gli imprenditori che non hanno delocalizzato in questi anni, nonché la formazione di un tavolo comune tra datori di lavoro e sindacati volto alla collaborazione. Un ponte, una sinergia di competenze, tra nord e sud, per poter sviluppare in modo omogeneo il turismo, l'industria e l'agricoltura evitando la migrazione delle nostre eccellenze.

E sul piano fiscale?
Ci vuole una riduzione delle tasse. Fondamentale, in un momento di crisi in cui molte imprese sono fallite, perché ai loro costi si aggiungevano imposte straripanti. E, a nostro avviso, la circolazione del contante non va ridotta, ma nuovamente aumentata.

Dove volete arrivare?
In questo momento abbiamo il consenso di qualche milione di persone.

Su di voi sono stati spesi paragoni impegnativi.
Qualcuno ci paragona al M5s, che però a differenza nostra partiva senza competenze. Qualcun altro a Forza Italia del 1994, che poi però nel tempo è cambiata ed è scesa a compromessi.

Come Forza Italia degli inizi, però, voi dichiarate di voler portare nelle istituzioni le forze migliori della società civile.
Fino ad oggi i professionisti sono rimasti ai margini del Paese: avvocati, notai, magistrati, ingegneri, commercialisti se fanno bene il loro lavoro non hanno alcun interesse ad impegnarsi in politica. Oggi, però, non possono più rimanere a guardare nel momento in cui il sistema Italia sta fallendo, perché è stato gestito da persone inadeguate.

Che giudizio date del governo Draghi?
Pessimo. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di scendere in campo, altrimenti non l'avremmo fatto.