2 dicembre 2021
Aggiornato 04:00
L'intervista

Forciniti: «Con questa manovra Draghi restaura le politiche dell'austerity di Monti»

L'onorevole Francesco Forciniti, deputato de L'Alternativa c'è, critica pesantemente al DiariodelWeb.it l'operato del premier Mario Draghi e le politiche del suo Governo

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi Palazzo Chigi

Sono giorni caldi per il presidente del Consiglio Mario Draghi, che per la prima volta appare veramente in difficoltà. Stretto tra i veti della sua maggioranza, le polemiche su alcuni suoi ministri e anche la bomba di Montepaschi, il premier sta disegnando la sua prima manovra economica. La settimana scorsa è stato approvato all'unanimità il Documento programmatico di bilancio, che ne disegna la cornice, ma alcune misure, in primis sulle pensioni, stanno sollevando non poche proteste da più parti. Una delle voci più critiche nei confronti del governo è stata quella del deputato Francesco Forciniti, de L'alternativa c'è, che in aula alla Camera, in occasione delle Comunicazioni che hanno preceduto la riunione del Consiglio europeo, ha usato parole pesanti per rispondere all'intervento del primo ministro. Il DiariodelWeb.it lo ha raggiunto.

Onorevole Francesco Forciniti, sui social ha sostenuto che l'Italia stia diventando il «regno del Draghistan». Perché dice questo?
Perché il nostro ordinamento sta progressivamente assumendo le sembianze di un regime autoritario. Draghi governa e decide insieme alla sua schiera di tecnici, senza più contrappesi nel Paese: quelli che dovrebbero essere i normali argini di una democrazia sana hanno smesso di esercitare la loro funzione tipica.

Quali sono questi soggetti che non svolgono più il loro lavoro?
Penso a quelli istituzionali in senso stretto: il parlamento, i deputati, i partiti politici. Ma anche quelli sociali: i sindacati o i mezzi d'informazione. La politica abbozza, i leader s'inventano qualche slogan e a volte fingono di mostrare i muscoli, ma poi cedono su tutta la linea. È un commissariamento della democrazia, che le forze politiche hanno accettato a suo tempo, accordando la fiducia a questo governo. E tutto ciò che sta accadendo in questi mesi è figlio di questa resa incondizionata. Per giunta, proprio nel momento in cui sarebbe servita ancora più politica, perché c'era da immaginare e pianificare il futuro di questo Paese, nel segno di una visione di cambiamento dopo la pandemia. Invece si è ceduto il passo alla tecnocrazia, che applica le stesse ricette disastrose degli ultimi trent'anni.

Uno degli strumenti di questa tecnocrazia è proprio il green pass?
Sì, uno strumento di ricatto sociale e occupazionale. È in corso un'aggressione spregiudicata al diritto costituzionale su cui si fonda la Repubblica, quello al lavoro. Evidentemente, così facendo si tocca la stessa Costituzione, in quanto totem a garanzia dei cittadini. Non voglio entrare nella querelle sul vaccino, l'efficacia, le reazioni avverse... Il punto è che si sta strumentalizzando la pandemia per creare nuove forme di controllo sociale e si sta trasformando il rapporto tra governanti e governati. Se ti si richiede di possedere una tessera per lavorare, si calpesta lo Stato di diritto. Cittadini sani, che non violano nessuna legge, vengono privati del sostentamento, della loro dignità.

Se ho capito bene, per lei questo è solo il culmine di una strategia che Draghi porta avanti da anni, da ben prima che salisse al governo.
Per me c'è perfetta continuità tra le politiche che si stanno attuando in questo momento storico in Italia e quelle che si sono adottate negli ultimi trent'anni in Europa. Anche per mano di persone come Draghi, che non avevano ruoli politici in senso stretto, ma dai loro osservatori tecnocratici sono riusciti ad imporre la linea agli Stati. Draghi c'era sempre quando si trattava di fare macelleria sociale: penso alla letterina che spianò la strada all'austerity di Monti, ma anche a quanto accadde in Grecia, schiacciata e costretta alla resa dalla Bce. Si è teorizzata la contrazione della spesa pubblica e quindi del welfare: il risultato è stata la perdita di 70 mila posti letto nella sanità italiana negli ultimi decenni. E lo abbiamo pagato proprio allo scoppio della pandemia.

Si aspetta che anche la manovra a cui si lavora in questi giorni seguirà la stessa direzione?
Dalle indiscrezioni, dovrebbe essere una legge di Bilancio da 23 miliardi. Nell'anno successivo allo shock economico più grande dal dopoguerra ad oggi. Il governo italiano vuole rispondere con ulteriori tagli alla sanità pubblica e con un nuovo aumento dell'età pensionabile. Si era adottata solo una misura in controtendenza, il reddito di cittadinanza, e ora lo vogliono ridimensionare, rendendo più stringenti i requisiti per ottenerlo. Ma anche il superbonus, una misura espansiva e di vera transizione ecologica, sarà ridotto: richiederlo sarà più difficile e riservato solo ad alcune categorie di immobili. Infine lo sblocco dei licenziamenti: se non è austerity questa... È il ritorno delle politiche di Monti.

Anche sul tema del caro delle bollette energetiche il governo avrebbe dovuto fare di più?
Assolutamente. Ci viene presentato il conto dei mancati investimenti nelle energie rinnovabili, che ci rendono molto dipendenti dalle vecchie fonti d'approvvigionamento, acquistate in gran parte dagli altri Paesi. Eppure c'era comunque la possibilità di alleviare il peso di questi aumenti sui cittadini, però si è deciso di non farlo: questa è una colpa dell'esecutivo. Si preferisce toccare le bollette piuttosto che il margine di profitto delle multinazionali. È un governo forte con i deboli e debole con i forti.

Si dice sempre più insistentemente che Draghi potrebbe addirittura finire al Quirinale. È una prospettiva che teme?
Il presidente della Repubblica è il garante dell'unità nazionale. Invece Draghi, in questi mesi, ha diviso tra buoni e cattivi, ha lacerato il tessuto sociale, ha esasperato le divisioni, ha criminalizzato dei cittadini che esercitavano solo una libera scelta garantita dallo stesso ordinamento. Sarebbe una sventura vederlo al Quirinale.

Ha affermato che l'unica speranza è quella di una mobilitazione degli stessi italiani. Ma il governo risente veramente delle proteste di piazza che iniziano a montare?
Ho definito Draghi un virus e le piazze che iniziano a riempirsi, in maniera pacifica, gioiosa e festosa, gli anticorpi che iniziano a prodursi nel sistema Italia. Noi de L'alternativa c'è ci proponiamo di colmare il vuoto di rappresentanza all'interno delle istituzioni. Esiste una enorme fetta della popolazione che non vede di buon occhio queste politiche della restaurazione draghiana, che ora sfociano anche in pericolose derive autoritarie. Vogliamo dare voce a queste istanze e costruire qualcosa di diverso: una visione basata su diritti sociali, solidarietà, su un'idea di Paese più giusto.