12 maggio 2021
Aggiornato 20:30
L'intervista

Rizzetto: «Ma quali novità, questo è un governo Conte senza Conte»

Il deputato di Fratelli d'Italia Walter Rizzetto commenta al DiariodelWeb.it il varo del governo Draghi e spiega perché il suo partito ha deciso di restare all'opposizione

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi ANSA

Il governo di Mario Draghi ha giurato e mercoledì il presidente del Consiglio si recherà in parlamento per pronunciare il suo discorso programmatico e chiedere la fiducia. A sostenerlo ci sono Partito democratico, Lega, Forza Italia, Italia Viva e buona parte del Movimento 5 stelle: praticamente l'intero arco costituzionale. Con una sola, quanto importante, eccezione: Fratelli d'Italia, che con una decisione diametralmente opposta ai suoi alleati di centrodestra ha deciso di restare all'opposizione. Il deputato Walter Rizzetto spiega perché ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Onorevole Walter Rizzetto, alla lettura della composizione del governo Draghi qual è stata la sua prima impressione?
Che ci sono ben pochi nuovi innesti. Le intenzioni, sia del presidente Mattarella che dell'allora premier incaricato Draghi, sembravano altre. O, quantomeno, ci si aspettava una maggiore discontinuità.

Non è stato così?
No, assistiamo all'ennesima riproposizione di figure che abbiamo già visto, già sentito e già provato. Non metto in dubbio la loro autorevolezza, ci mancherebbe altro. Ma se questo doveva essere un esecutivo di cambiamento e di rottura rispetto al passato, che evidentemente non ha soddisfatto né i cittadini né la politica, io tutte queste novità non le vedo.

Praticamente un governo Conte senza Conte?
Sì, è proprio così.

Si doveva andare al voto, insomma, nonostante la crisi sanitaria ed economica in corso?
Noi l'abbiamo sempre detto, non scordando che il momento è difficile e drammatico. Però ci sono degli aspetti che stridono con questa realtà. In giro per l'Italia, purtroppo, si vedono molti assembramenti, anche perché le persone, quando possono, giustamente escono. Eppure al voto, ordinati e con tutte le necessarie misure di sicurezza, non ci si poteva andare. Penso che la nostra fosse una richiesta del tutto legittima ma impraticabile. Me ne sono reso conto in modo tangibile quando ho ascoltato il discorso piuttosto drammatico del presidente Mattarella. Lì ho capito che potevamo metterci l'anima in pace, perché non si sarebbe andati a votare.

Come ha detto Giorgia Meloni, è un governo in mano al Partito democratico?
Secondo me è un governo in mano all'area di centrosinistra. Effettivamente il Pd si è giocato la partita dei ministeri e credo che farà lo stesso anche con i sottosegretariati. Il M5s non so nemmeno più come definirlo: per quanto mi riguarda, si è trasformato da forza trasversale a più affine con le politiche della sinistra. E non mi riferisco alle riforme che dovrebbero accomunare tutti, come il lavoro, il welfare, l'ambiente. Il baricentro dell'esecutivo, sì, è inevitabilmente spostato da quella parte.

Ritrovarvi da soli all'opposizione vi preoccupa o può rappresentare un vantaggio, in termini di consensi?
Secondo me né l'una, né l'altra cosa. I consensi li vedremo alla fine, quando si andrà a votare. Quello che posso dire è che noto molto entusiasmo all'interno del gruppo, non per pazzia collettiva ma perché a qualsiasi governo serve sempre un'opposizione. I cinquanta parlamentari di Fratelli d'Italia, tra Camera e Senato, cercheranno, in modo assolutamente responsabile e virtuoso, quantomeno di cambiare le cose che non andranno. Dopodiché, se ci saranno dei provvedimenti che condivideremo o sui quali ci troveremo d'accordo, li voteremo.

La decisione di aderire al governo da parte di Lega e Forza Italia scuote l'unità del centrodestra?
Io l'unità del centrodestra l'ho sempre vissuta, più che a Roma, sui territori. Io sono coordinatore regionale di Fdi in Friuli Venezia Giulia e vedo che qui, ad esempio, la coalizione di centrodestra che sostiene il governatore Fedriga è coesa. Si va d'accordo, si discute ma si cerca una sintesi. Il miglior esperimento di un centrodestra unito è questo. E lo ritroveremo già dalle prossime elezioni amministrative.

Quindi la coalizione non è in discussione?
Ritengo di no. A Roma non è la prima volta che alcuni prendono una decisione diversa. Prima di questo esecutivo, la Lega era già stata al governo con il Movimento 5 stelle e con Giuseppe Conte.

Ma lì erano da soli, mentre in questo caso ha aderito l'intero centrodestra tranne voi.
Ma ritengo che alla fine si troverà il modo di presentarsi insieme anche alle prossime elezioni politiche. Non soffriamo di gelosie. La nostra è una scelta politica: sarebbe stato più facile stare dentro a questo esecutivo, ma non ci sembrava giusto, soprattutto per i nostri elettori. Le buone idee non vengono solo da destra o da sinistra. Se anche ci sarà una sola cosa che questo governo sbaglierà, noi saremo in aula a ricordarglielo.