26 febbraio 2021
Aggiornato 01:30
L'intervista

Fusillo: «Vi spiego perché le misure anti Covid sono incostituzionali»

L'avvocato Alessandro Fusillo denuncia al DiariodelWeb.it i profili di incostituzionalità delle misure restrittive imposte dal governo contro il coronavirus

Il Presidente del Consiglio uscente, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio uscente, Giuseppe Conte ANSA

Che la strategia decisa dal governo Conte per contrastare la pandemia da coronavirus si sia rivelata inefficace, sia sul piano sanitario che economico, lo dicono i numeri: l'Italia ha riportato il maggior numero di morti e di disoccupati tra i grandi Paesi del mondo. Ma c'è di più. I famigerati Dpcm sarebbero anche illegittimi sotto un profilo giuridico, perché non rispetterebbero il dettato della Costituzione. Dunque andrebbero disapplicati e i cittadini che disobbediscono, a partire dai ristoratori che hanno deciso di aprire a cena a dispetto delle regole, sarebbero dalla parte del giusto. È la pesante denuncia che fa, ai microfoni del DiariodelWeb.it, l'avvocato Alessandro Fusillo, legale e membro del Movimento libertario.

Avvocato Alessandro Fusillo, per quale ragione ritenete illegittime le misure restrittive imposte dal governo?
Sia i decreti legge che i Dpcm sono incostituzionali. L'operazione compiuta dal governo è stata quella di prendere uno dei diritti sanciti dalla Costituzione, quello alla salute, e farlo prevalere su tutti gli altri. A questo proposito bisogna dire due cose.

Prego.
La prima è che il cosiddetto diritto alla salute è il diritto ad avere le cure dalla Repubblica italiana. La salute pubblica, invece, è definita dalla Costituzione un «interesse», dunque di minore importanza. Poi ci sono un'altra serie di diritti fondamentali, che la Costituzione definisce «inviolabili»: quello al lavoro, alla libertà personale, alla libera circolazione nel territorio italiano, quello di riunione, di associazione, di manifestazione del proprio culto religioso... Questi sono almeno altrettanto importanti rispetto al diritto alla salute, se non di più: quantomeno per quel che riguarda il diritto al lavoro, che l'articolo 1 definisce espressamente a fondamento della Repubblica italiana.

Quindi prediligere il diritto alla salute su tutti questi altri diritti fondamentali non è legittimo?
L'operazione del governo viola un principio stabilito da moltissime sentenze della Corte costituzionale: quello del necessario bilanciamento tra i diritti fondamentali. Non si può intervenire su uno di essi senza bilanciarlo con gli altri, che hanno uguale dignità. E c'è anche un'ulteriore aggravante.

Quale?
Il fatto che si è prediletto il diritto alla salute in modo scientificamente poco fondato. Esiste un altro canone costituzionale: quello di razionalità delle norme di diritto. Anche su questo ci sono moltissimi dubbi. L'Italia ha scelto come mezzo per contrastare la diffusione del virus il sequestro di tutti i cittadini nel loro domicilio e l'obbligo generalizzato della mascherina. Il bilancio di queste misure è catastrofico: abbiamo il più alto numero di morti in proporzione alla popolazione e non siamo riusciti a mettere in condizione i medici di curare i malati di Covid. Sostanzialmente, le misure si sono rivelate un fallimento. Quindi l'accusa mossa da me e da altri colleghi, che abbiamo scritto diversi ricorsi e istanze, è quella di avere scritto male queste norme, che si sono rivelate inutili.

Questo può essere un giudizio politico, il profilo di incostituzionalità è molto più grave.
Assolutamente, quello è il problema fondamentale che sta a monte. La Costituzione italiana, a differenza di altre, non prevede lo stato di emergenza. L'unica eccezione prevista è lo stato di guerra. C'è stato anche un abuso della dichiarazione di emergenza prevista dalla legislazione in materia di protezione civile. Lo stato di emergenza è stato dichiarato il 31 gennaio 2020, quando si diceva che l'Italia non era a rischio. E al di fuori delle procedure previste, che impongono una richiesta dal basso, ovvero dagli enti locali.

Come accade nel caso delle catastrofi naturali.
Esatto. Non si è mai visto uno stato di emergenza calato dall'alto, per giunta prima che dilagasse l'emergenza vera e propria. Siamo fuori da qualsiasi regolarità.

Ma quali organismi dovevano vigilare e non l'hanno fatto? Immagino il presidente della Repubblica, in primis, che è garante della Costituzione.
Il presidente della Repubblica ha il potere di esternazione e di rinvio delle leggi alle Camere. In questo caso non è avvenuto, ma buona parte della legislazione emergenziale non è passata dal parlamento, bensì attraverso una delega fatta dal governo al presidente del Consiglio. Un procedimento assolutamente nuovo nella storia, in cui il presidente della Repubblica non interviene.

E chi altri poteva intervenire?
Da un lato tutti i magistrati, nell'ambito dei giudizi che riguardano i Dpcm. Abbiamo registrato un caso, secondo me emblematico: una sentenza del giudice di pace di Frosinone, che già a maggio disse che i Dpcm andavano disapplicati, in quanto illegittimi. Gli altri giudici che possono intervenire, se chiamati in causa dai cittadini, sono quelli amministrativi. Siamo in attesa, ormai a giorni, di un pronunciamento, perché tutte le impugnazioni contro i Dpcm sono stati discussi al Tar Lazio il 10 febbraio.

E la Corte costituzionale?
È stata chiamata in causa direttamente. In particolare lo strumento del conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato, per quanto ne sappia, è stato utilizzato soltanto da due parlamentari: gli onorevoli Vittorio Sgarbi, assistito da me, e Sara Cunial, assistita dall'avvocato Mauro Sandri, i cui ricorsi saranno discussi il 10 marzo. Il presidente della Corte costituzionale, il dottor Coraggio, ha recentemente concesso un'intervista in cui ha affermato che gli italiani hanno diritto ad un pronunciamento rapido e nel merito. Quindi ho grosse speranze che si possa discutere delle questioni che abbiamo posto.

Ma i cittadini, concretamente, che possibilità hanno per difendersi? La disobbedienza civile?
Su questo sono molto attivo. Con il Movimento libertario abbiamo difeso e promosso le attività di disobbedienza civile pacifica, in particolare l'iniziativa Io Apro. I cittadini possono, e lo stanno facendo in misura sempre più consistenti, disobbedire a queste norme illegittime e incostituzionali, facendo valere le loro ragioni. Ovviamente questo comporta un rischio di prendere una multa. Ma io e altri colleghi, che ci prestiamo gratuitamente ad assistere gli aderenti all'iniziativa, abbiamo preparato le denunce e i ricorsi.

Insomma, siete in prima linea.
Per una battaglia che, secondo me, è di civiltà. La legalità contro l'illegalità, laddove la legalità è rappresentata dai cittadini che disobbediscono e non rispettano queste regole, e purtroppo l'illegalità è rappresentata dal governo, che ha deciso di risolvere la situazione Covid con norme indegne di un Paese civile.