15 novembre 2018
Aggiornato 01:30

L'Aquila 9 anni dopo il terremoto: il nostro viaggio dove il modello Bertolaso ha funzionato

Siamo andati sui luoghi devastati dal terremoto 9 anni fa, per guardare, capire. Il capoluogo abruzzese è ancora un cantiere a cielo aperto, ma lì il modello Bertolaso ha funzionato

L'AQUILA - L'Aquila, la ricostruzione a 9 anni di distanza dal terremoto. Siamo andati sui luoghi devastati dal terremoto per guardare, capire. Il capoluogo abruzzese è ancora un cantiere a cielo aperto, sono all'opera moltissime gru ad ogni angolo. E' una bella metafora dell'Italia che si rialza grazie alla fortunata combinazione del carattere indomito degli abruzzesi e dei lavori iniziati col piede giusto. Le persone del posto ci hanno detto che le periferie son quasi tutte completate, mancano ancora i palazzi del centro ma quelli che sono già ristrutturati mantengono l'originale splendore: l'Aquila non è stata piegata. La signora che abbiamo intervistato si chiama Nurzia, dell'omonima azienda produttrice di torrone: possedeva un famoso e storico bar con annessa rivendita nella piazza Duomo e fu una delle prime a riaprire, in un locale poco più distante, già 9 mesi dopo il sisma. Ci ha raccontato che a crollare sono state le abitazioni realizzate negli anni '60 e '70 mentre quelle precedenti hanno nella quasi totalità resistito all'urto, facendo contare solo leggeri danni. Ci ha parlato del "modello Bertolaso" per la ricostruzione, di cui è una fervida sostenitrice. Fu un modello sbrigativo che naturalmente portò l'arrivo di speculatori e lavoro per le Procure, ma fu anche un modello efficiente a differenza di quelli "legalissimi" che si sono visti all'opera nei terremoti più recenti che hanno coinvolto altre zone d'Italia dove, ad oggi, non solo non si parla di ricostruzione ma giacciono a terra ancora l'85% delle macerie, e pochi giorni fa hanno portato alle dimissioni di Vasco Errani Comissario per la ricostruzione.