1 agosto 2021
Aggiornato 03:30
La crisi del coronavirus

Draghi sostituisce Arcuri. Al suo posto il Generale Figliuolo

Chiamato dal Governo in un momento particolarmente delicato per il Paese, alle prese con un virus sconosciuto e particolarmente pericoloso, Arcuri è stato nominato Commissario straordinario il 18 marzo 2020

Domenico Arcuri
Domenico Arcuri ANSA

Era sulla «graticola» da tempo il commissario uscente alla gestione della pandemia, Domenico Arcuri, sostituito oggi dal premier Draghi con il Generale di Corpo d'Armata, Francesco Paolo Figliuolo. Chiamato dal Governo in un momento particolarmente delicato per il Paese, alle prese con un virus sconosciuto e particolarmente pericoloso, Arcuri è stato nominato Commissario straordinario il 18 marzo 2020 con il compito di affiancare il Governo nella complicata fase di gestione dell'emergenza: procurando mascherine e attrezzature per le terapie intensive, tanto per cominciare, ma anche dispositivi di emergenza per gli ospedali o banchi per la riapertura delle scuole. Organizzare la campagna di vaccinazione. Il tutto - stabilisce il Governo - in deroga alle norme per la gestione del Ssn che prevede che gli acquisti vengano effettuati in parte direttamente dalle strutture, in parte attraverso le centrali regionali, in parte attraverso Consip.

Arcuri decide di non usufruire delle centrali di acquisto ma le difficoltà si evidenziano presto e per buona parte degli acquisti (guanti, mascherine, tute, presidi di protezione e sanitari) devono subentrare le regioni. Al 30 dicembre 2020 la spesa per le attrezzature e i materiali sanitari indispensabili nella lotta alla pandemia, ricostruita per Dataroom dall'Osservatorio MaSan (Management acquisti e contratti in Sanità) del Cergas-Bocconi, è di 5,5 miliardi così ripartiti: gli acquisti delle Regioni ammontano a 2 miliardi, quelli di Consip a 400 milioni, quelli della Protezione civile a 300, quelli del commissario Arcuri a 2,8 miliardi di cui 1,8 miliardi (il 65% del fabbisogno) riguardano mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3.

Problemi anche per l'acquisto di mascherine sul cui appalto indaga la Corte dei Conti: secondo ricostruzioni - ma la struttura del Commissario ha smentito - sarebbero state pagate molto più del dovuto. E dossier aperti sarebbero anche sulla fornitura di banchi per la scuola. Ma la questione più grande, sulla quale il Commissario è incappato nello stop del Governo, sono state le Primule: i centri per la vaccinazione. Annunciate in pompa magna come simbolo della lotta dello Stato contro la pandemia, basate su un progetto dell'architetto Boeri, hanno trovato proprio nei tecnici e negli addetti ai lavori le voci più critiche.

E' il professor Carlo Quintelli del Politecnico di Torino a confermare dal punto di vista tecnico le forti perplessità: «A proposito di operatori sanitari si stima una presenza di infermieri e medici pari a 18 persone per primula, tra sala iniezione, reception e sala preparazione vaccini. Per loro sarà disponibile un unico bagno. Due quelli pensati per i 50 soggetti che di media entreranno e sosteranno nella primula, gli stessi che verranno adibiti anche alle persone con disabilità. Sono disposizioni da strutture da campo e non da strutture che costano 400 mila euro l'una», evidenzia in un'intervista a Open.

Sui costi la questione si fa ancora più dolente: «Le 21 primule indicate come base di partenza dal bando di Arcuri avranno un prezzo di circa 400 mila euro ognuna. Moltiplicato per 21 capoluoghi di Regione o Provincia Autonoma si arriva a oltre 8 milioni di euro (8.400.000 euro). Una cifra di partenza tutt'altro che modica e andando avanti le cose peggiorano. L'appalto potrebbe lievitare fino ad una cifra gigantesca se la struttura commissariale dovesse dar fondo all'opzione dei 1.200 padiglioni, come si legge nello stesso bando». Insomma, è il calcolo, «la spesa per un numero così ampio di primule ammonterebbe a circa mezzo miliardo di euro». Un'enormità che supera di gran lunga la spesa fatta finora per le dosi di vaccino».

Il 17 febbraio il neopremier Mario Draghi nel discorso programmatico chiarisce il nuovo corso: «Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all'interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private. Facendo tesoro dell'esperienza fatta con i tamponi che, dopo un ritardo iniziale, sono stati permessi anche al di fuori della ristretta cerchia di ospedali autorizzati. E soprattutto imparando da Paesi che si sono mossi più rapidamente di noi disponendo subito di quantità di vaccini adeguate».