15 aprile 2021
Aggiornato 01:00
La crisi del coronavirus

Vaccini Covid, il piano della Protezione Civile: 19 milioni di dosi al mese

Da fine marzo accelerazione della campagna: pronti 300 mila volontari per arrivare a 600mila dosi al giorno. Se si opterà per una sola iniezione non si considereranno più le fasce d’età

Vaccini Covid, il piano della Protezione Civile: 19 milioni di dosi al mese
Vaccini Covid, il piano della Protezione Civile: 19 milioni di dosi al mese ANSA

Coinvolgere una buona parte dei 300 mila volontari della Protezione civile nazionale nell'accelerazione del nuovo piano di vaccinazione che potrebbe scattare da fine marzo. Lo scrive il Corriere della Sera presentando il piano vaccinale della Protezione Civile.

Diverse migliaia sarebbero i medici e i sanitari aggiuntivi che potrebbero affiancare quelli delle Regioni. Per arrivare a moltiplicare per cinque o per sei l'attuale media di vaccinazione, con l'obiettivo a regime di riuscire a somministrare oltre 600 mila dosi al giorno. La nomina di Fabrizio Curcio a capo della Protezione civile è nelle intenzioni del governo - scrive il quotidiano - un tassello di un piano più ampio, in cui il Dipartimento della Presidenza del Consiglio con la sua capillarità sul territorio nazionale, la sua esperienza, i suoi strumenti di governance e di raccordo nazionale, potrebbe imprimere una svolta contro il Covid, le sue varianti e soprattutto ridisegnare o modificare in meglio e potenziare i singoli piani regionali di vaccinazione.

A oggi in Italia sono state somministrate 4,2 milioni di dosi, sono stati vaccinati (con due dosi) quasi 1,4 milioni di italiani, la media nazionale di somministrazione della dosi disponibili è del 72 per cento, con alcune Regioni che vanno più spedite e altre che procedono in modo più lento. L'ingresso in campo della Protezione civile dovrebbe servire anche a rendere omogenea su tutto il territorio nazionale la velocità del piani di prevenzione.

Magrini (AIFA): «Sputnik? C'è bisogno di tutti»

«Sputnik ha dati interessanti, ma andrà approvato prima dall'Ema, come Unione Europea. Se l'Italia volesse fare una decretazione d'urgenza per saltare questo passaggio, è una scelta politica, non tecnica». Lo ha detto, a proposito del vaccino russo, Nicola Magrini, direttore dell'Agenzia italiana del farmaco, Aifa, intervistato dal Corriere della Sera.

«Sulla rivista Lancet - ha aggiunto Magrini - sono stati pubblicati risultati molto interessanti cui si è aggiunto il parere positivo e isolato di un gruppo dello Spallanzani, che di fatto però non aggiunge nulla , anzi crea qualche dissonanza. Sputnik andrà approvato e soprattutto validato con una visita ispettiva sulla qualità di produzione dall'Ema. I contatti sono stati avviati, ma il dossier per la registrazione non ancora consegnato».

Il direttore dell'Aifa, poi, ha partlato del quadro generale. «La consegna del vaccino Johnson&Johnson è attesa ad aprile. Inoltre due preparati molto promettenti anche contro le varianti sono già all'esame di Ema. Si tratta di Novavax e Curevac che, se approvati ad aprile, potrebbero da maggio portare a nuovi quantitativi disponibili per il secondo trimestre 2021. In questa pandemia c'è bisogno di tutti e degli sforzi di tutti, senza confini. Volevo dire di guardare in prospettiva. Già da aprile, i quantitativi di vaccini disponibili in Italia saranno in forte aumento. Avremo indicativamente il 50% in più delle dosi e poi da maggio un raddoppio. La campagna vaccinale avrà una svolta da giugno-luglio con 400-500mila inoculazioni al giorno, rispetto alle attuali 100mila. In base ai dati disponibili, visto che AstraZeneca ha ridotto i rifornimenti, per i prossimi due 3 mesi il vaccino prevalente sarà comunque Pfizer-Biontech che andrà riservato alle persone fragili o grandi anziani che hanno la mortalità più elevata. I rifornimenti di J&J saranno invece ideali, grazie al vantaggio della dose unica, per distribuirlo ai medici di famiglia e ad altri nuovi vaccinatori».

Magrini ha quindi affrontato il tema della sola dose del vaccino Johnson&Johnson. «Meglio indossare due scarpe buone che una sola malandata - ha detto come opinione personale - ma vi è ampio spazio di discussione. UK fece questa scelta al picco di 70mila contagiati e con una disponibilità di vaccini superiore alla nostra mentre noi oggi siamo in una situazione meno grave anche se con alcune criticità».

Garattini: «Ritardare la seconda dose di vaccino non risolve»

L'idea di ritardare la seconda dose di vaccino per coprire il maggior numero possibile di persone con la prima somministrazione «non è risolutiva», anche se «non creerebbe problemi ai vaccinati». Lo dice Silvio Garattini, presidente dell'Istituto farmacologico Mario Negri, in una intervista a Repubblica. «Ritardare la seconda dose non è il punto. Quella è stata la linea della Gb in una situazione fuori controllo, con 1.200 morti al giorno. Noi abbiamo i contagi in crescita, a non viviamo uno scenario così drammatico».

Il punto, spiega, è «guardare un po' più verso l'orizzonte, non solo all'oggi. La pandemia potrebbe non risolversi quest'anno, il virus potrebbe continuare a circolare, con la necessità di ripetere il vaccino». Dunque, bisogna attrezzarsi per garantire le dosi necessarie anche in futuro, tenendo anche conto delle varianti del virus che potrebbero richiedere delle messe a punto dei vaccini. «Lo sapevamo da settembre che sarebbero servite le fabbriche per i vaccini. La Germania ha allestito nuovi stabilimenti, in Francia gli impianti Sanofi hanno deciso di mettersi a produrre il vaccino di Pfizer. Per l'Italia sarebbe meglio tardi che mai».