22 maggio 2019
Aggiornato 14:30
Immigrazione

Sbarchi di migranti in gommone tra Tunisia e Sicilia, 14 fermi: un business da 3mila euro a tratta

Un'organizzazione formata da italiani e stranieri gestiva il traffico di migranti tra la Tunisia e le coste siciliane con gommoni veloci

Migranti sbarcano sulle coste della Sicilia
Migranti sbarcano sulle coste della Sicilia ( ANSA )

PALERMO - Sbarchi di migranti in gommone tra Tunisia e Sicilia, 14 fermi e un business da 3mila euro a tratta. La Guardia di Finanza ha eseguito 14 provvedimenti di fermo nei confronti di italiani e stranieri appartenenti ad un sodalizio criminale che avrebbe gestito il traffico di migranti tra la Tunisia e le coste siciliane con gommoni veloci. I componenti del clan, capeggiato da un tunisino, sono accusati a vario titolo di sfruttamento dell'immigrazione clandestina, contrabbando di tabacchi lavorati e fittizia intestazione di beni e attività economiche. Alcuni indagati sono stati bloccati nel porto di Palermo, mentre erano in partenza per la Tunisia, con denaro contante per oltre 30 mila euro. Contestualmente, è stato effettuato il sequestro di 3 aziende operanti nel trapanese e riconducibili al promotore dell'organizzazione criminale (un ristorante, un cantiere nautico e una azienda agricola, oggetto del reimpiego degli illeciti proventi), nonché di diversi immobili, automezzi, due pescherecci, denaro contante e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro.

Business da 3000 euro a tratta

L'organizzazione criminale che gestiva i viaggi di migranti tra la Tunisia e la Sicilia era composta da cittadini tunisini e italiani che operavano tra il Paese nordafricano e le province di Trapani, Agrigento e Palermo. La banda reclutava i profughi e raccoglieva grosse somme di denaro per la traversata: fino a 3 mila euro. L'organizzazione rubava natanti e motori, già usati per i viaggi verso l'Italia e sequestrati dalla Finanza, e acquistava tabacchi di contrabbando che poi portava in Sicilia e rivendeva grazie alla rete di distribuzione che aveva nei mercati rionali palermitani. La banda usava gommoni carenati, dotati di potenti motori fuoribordo, con i quali era in grado di coprire il tratto di mare che separa le due sponde del Mediterraneo in poche ore, trasportando, per ciascuna traversata, dai 10 ai 15 persone.

Coinvolte attività commerciali siciliane

Il business aveva portato enormi guadagni reinvestiti, tra l'altro, in una azienda agricola di Marsala, in un cantiere nautico di Mazara del Vallo e in un ristorante. Secondo gli inquirenti, l'organizzazione era in grado di cambiare rotte e modalità dei viaggi sfruttando la vicinanza dell'isola di Lampedusa alle coste tunisine, la disponibilità di due pescherecci italiani - particolarmente attivi sul tratto di mare che separa l'isola italiana dalla costa africana - e grazie alla complicità di italiani in grado di eludere i controlli delle forze dell'ordine e far allontanare dalla costa i profughi una volta sbarcati.