18 ottobre 2019
Aggiornato 14:00

No, Conte non cederà a Salvini Palazzo Chigi. Il leader della Lega: «Quante cavolate sui giornali»

Perché Salvini non era da Conte? Semplice. Poi parte la stoccata del vicepremier ai giornali, come Avvenire

Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini ANSA

ROMA - I sondaggi continuano a dare una Lega in ascesa, e Matteo Salvini prenota Palazzo Chigi. E’ pronto a cederglielo dopo le Europee? «Onestamente no, non sono pronto a questo passaggio delle consegne». Risponde così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un’intervista al Corriere della Sera. «Ma non perché tenga alla poltrona. Questo governo è frutto di un impegno con gli italiani per realizzare un progetto riformatore che richiede tempo ed energie per l’intero arco della legislatura». Alla domande se l’intesa sulla manovra con l’Europa allunghi o accorci la vita al suo governo, Conte risponde: «Spero che migliori la vita del Paese, oggi e peri prossimi anni. Mi preme questo».

Perché Salvini non era da Conte

Dal canto suo Matteo Salvini commenta i giornali di questa mattina: «Leggere i giornali è incredibile: ‘Salvini non era da Conte’, ‘non era da Mattarella’, ‘è un segnale politico’, ‘chissà perché’: lo sa qual è la verità? C’era la recita alla scuola di mia figlia in prima elementare, è molto semplice». Così il vicepremier, ministro dell’Interno e segretario della Lega, intervistato su Radio Rai 1, ha parlato di una «sequela di cavolate che si leggono sui giornali».

Avvenire e gli altri

Per poi proseguire: «Giusto per fare un nome, che Avvenire, il giornale della conferenza episcopale italiana, prenda sei milioni di euro di contributi pubblici dai cittadini italiani… penso che parte di questi soldi possano essere spesi per chi è davvero in difficoltà». Più in generale, «in un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti penso che 130 milioni di euro che cittadini italiani che faticano a tirare a fine mese diano ogni anno a giornali che a volte vendono qualche migliaia di copie che evidentemente scrivono cose che lettori non premiano».