18 dicembre 2018
Aggiornato 22:00

Cinque anni di governi Pd hanno reso l'Italia più povera: ecco i dati

Lo testimonia l'ultima fotografia scattata dall'Istat sulle condizioni di vita degli italiani, che si riferisce al 2017, quando a palazzo Chigi c'era Gentiloni

L'ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, del Partito democratico
L'ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, del Partito democratico (Alessandro Di Marco | ANSA)

ROMA – Nonostante un calo del numero di persone che vivono in grave deprivazione materiale, anche l'anno scorso è rimasto molto elevato il numero di italiani a rischio povertà. È quanto emerge dall'ultima fotografia scattata dall'Istat sulle condizioni di vita degli italiani, che si riferisce appunto al 2017, quando a palazzo Chigi c'era Gentiloni: ovvero alla situazione consegnata nelle mani dell'attuale governo al termine del quinquennio di legislatura firmata Partito democratico. L'Istat stima che il 28,9% delle persone residenti in Italia fosse a rischio di povertà o di esclusione sociale secondo la definizione europea, in leggerissimo miglioramento rispetto al 2016 (30%). All'interno di questo gruppo, risulta pressoché stabile al 20,3% la percentuale di individui a rischio di povertà (era 20,6% nell'anno precedente), con un reddito equivalente inferiore alla soglia di 9.925 euro.

Soprattutto al Sud
Il 10,1% si trovava in condizioni di grave deprivazione materiale (in diminuzione rispetto al 12,1% dell'anno precedente), cioè mostrava almeno quattro dei nove segnali di deprivazione previsti e l'11,8% (12,8% nel 2016) viveva in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che nel 2016 hanno lavorato meno di un quinto del tempo. Il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (44,4%), seppur in diminuzione rispetto al 2016 (46,9%). Il rischio è minore e in calo nel Nord-est (16,1% da 17,1%) e, in misura meno ampia, nel Nord-ovest (20,7% da 21,0%). Nel Centro la quota è stabile al 25,3%. Le famiglie con cinque o più componenti, pur registrando un miglioramento, si confermano le più vulnerabili al rischio di povertà o esclusione sociale (42,7%; era il 43,7% nel 2016). L'indicatore peggiora sensibilmente (+5,4 punti percentuali) per le famiglie in altra tipologia (costituite da due o più nuclei familiari).

Recupero sul reddito
In compenso, dopo il marcato calo del 2015, nel 2016 sono aumentati il reddito e il potere d'acquisto degli italiani nel 2016: questo emerge dai dati Istat sulle condizioni di vita. Nell'anno in esame il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 30.595 euro, circa 2.550 euro mensili (+2,0% in termini nominali e +2,1% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2015; nel 2016 la variazione dei prezzi al consumo è stata pari a -0,1%). L'Istat rileva che la crescita interessa tutte le fasce di reddito ma è più accentuata nel quinto di famiglie meno abbienti. Al netto degli affitti figurativi, si stima quindi che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero si sia ridotto da 6,3 a 5,9, pur rimanendo al di sopra dei livelli pre-crisi (nel 2007 era 5,2). Metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 25.091 euro l'anno (circa 2.090 euro al mese; +2,3% rispetto al 2015). Il reddito mediano cresce in tutte le ripartizioni: da +0,6% del Nord-ovest a +3,9% del Nord-est. Sempre nel 2016 il costo del lavoro dipendente risulta in media pari a 32.154 euro annui, sostanzialmente stabile rispetto al 2015. Il cuneo fiscale e contributivo è pari al 45,7% del costo del lavoro, in lieve calo rispetto agli anni precedenti (46,0% nel 2015, 46,2% nel 2014). Nel 2016 il lavoro dipendente rappresenta in media la fonte di reddito individuale con il livello più elevato: 17.370 euro circa, contro una media di 15.460 euro per il lavoro autonomo e poco oltre 14.665 euro per i redditi di natura pensionistica.