Economia | Povertà

La denuncia dell'Istat: «Un residente su tre in Italia è a rischio povertà»

Nel corso del 2016 in Italia si è evidenziato un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale

Il premier Paolo Gentiloni
Il premier Paolo Gentiloni (ANSA)

ROMA - Nel 2016 c'è stata «una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie» rispetto al 2015, ma anche un aumento significativo «della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale». È quanto rileva oggi l’Istat presentando i dati sulle condizioni di vita e di reddito dei cittadini italiani nel 2016. Aumenta infatti notevolmente la percentuale di residenti in Italia che risultano a rischio di povertà o esclusione sociale: secondo l'Istat nel 2016 ha raggiunto la cifra record del 30%, che corrisponde a un cittadino su tre, a fronte del 28,7% per cento dell'anno precedente.

1 residente su 3 in Italia è a rischio povertà
E nel rapporto intitolato "Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie", l'ente di statistica rileva come sia aumentata sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%). Inoltre, l'Istat rileva che il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione. Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora.

Si allarga ancora la forbice tra ricchi e poveri
Allo stesso tempo, però, l'Ente ha rilevato anche la crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie. E questo significa che si sta allargando sempre di più la forbice tra i poveri e i più benestanti del Paese. Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). L'Istat rileva come la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata.

Cresce il potere d'acquisto delle famiglie
Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3. Metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili). L'aliquota media del prelievo fiscale a livello familiare è 19,4%, in lieve calo rispetto al 2014 (-0,25 punti percentuali). Si riduce il carico fiscale sulle prime due classi di reddito (0-15.000, 15.000-25.000 euro) delle famiglie con principale percettore un lavoratore dipendente, per gli effetti della detrazione Irpef di 80 euro.