16 dicembre 2018
Aggiornato 04:00

L'opposizione attacca Tria, lui: «Me ne vado». Anche dal governo?

Ancora polemiche dure contro il ministro dell'Economia in commissione Bilancio. E stavolta potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso

Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nel corso dell'intervento sulla manovra in commissione Bilancio della Camera
Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nel corso dell'intervento sulla manovra in commissione Bilancio della Camera (Massimo Percossi | ANSA)

ROMA – Infuria la polemica in commissione Bilancio della Camera sulla informativa di Giovanni Tria sulla manovra. Le opposizioni, infatti, sono insorte all'annuncio che non fossero previste domande dopo le comunicazioni del ministro dell'Economia sulle trattative con l'Unione europea. «Non ho aderito ad un'audizione – ha detto Tria – non voglio offendere nessuno. Se potete pensare che un'informativa sia inutile, visto che tema è da informativa, me lo dite e io, non vi offendete, e me ne vado. Io al parlamento ho sempre risposto nei limiti di tempo, ho cercato di non divagare, e ho risposto puntualmente a tutte le domande. È un problema di correttezza: se mi si chiede di fare una cosa, perché ho anche io i miei tempi, io penso di venire a fare questa cosa. È un fatto di correttezza nei miei confronti».

E l'opposizione diserta
Ma il caso ha comunque scatenato un fuoco di fila di critiche, nonostante il presidente della commissione Claudio Borghi (Lega) abbia alla fine consentito un intervento per gruppo. I commissari di opposizione hanno contestato il fatto che non fosse prevista una vera e propria audizione, ma anche il merito stesso delle parole del ministro. «Una comunicazione che sarebbe stata più adatta davanti al caffè – ha detto Guido Crosetto (Fdi) – È chiaro l'imbarazzo a rispondere alle domande che abbiamo fatto questa mattina. È difficile dire nulla in così tanto tempo, non era quello che avevamo in testa». Alla fine, dunque, ad abbandonare i lavori sono state proprio le opposizioni: l'annuncio è stato dato dai capigruppo, che hanno deciso di mantenere un solo rappresentante per gruppo ai lavori. «Non riscontriamo un gran senso nel proseguire i lavori della commissione – ha detto Luigi Marattin (Pd) – Sulla trattativa con l'Ue per la riduzione dei fondi dell'articolo 21, che rappresentano il cuore pulsante della manovra, non ha dato dettagli, quindi per il Partito democratico non esistono le condizioni per proseguire i lavori della commissione».

Si parla ancora di dimissioni
Un'ulteriore tegola sulla testa del ministro dell'Economia Giovanni Tria, che sarebbe oggi «tentato dalle dimissioni più che in qualunque altro momento, da quando venne chiamato a sorpresa nel governo sei mesi fa». Ad affermarlo è il Corriere della Sera, con un retroscena firmato dal vicedirettore Federico Fubini, che nel titolo mette enfasi «sull'isolamento» del titolare del dicastero di via XX Settembre. Va rilevato che non si tratta della prima indiscrezione di stampa su possibili dimissioni di Tria, finora mai verificatesi e talvolta direttamente smentite dall'interessato. Ma secondo il Corsera Tria è «così tanto» tentato «da avere già segnato mentalmente un momento nel quale potrebbe passare la mano: durante la pausa di fine anno, quando la legge di Bilancio sarà stata approvata in parlamento. Non si tratta di una decisione già presa – prosegue l'articolo, citando fonti anonime – quindi Tria potrebbe restare al suo posto, come del resto è già successo dopo vari incidenti. Ma chi ha parlato con lui racconta di averlo trovato stanco sul piano fisico e mentale ma soprattutto 'stufo' di subire dal governo quelli che considera colpi alla sua credibilità. Ultimo in ordine di tempo, il comunicato di Salvini e Di Maio domenica scorsa nel quale i due leader politici ignorano Tria e sottolineano solo la loro fiducia nel premier Giuseppe Conte».