17 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Salvini firma la tregua sui rifiuti, ma poi diserta la conferenza stampa: perché?

Lega e M5s firmano il protocollo sulla Terra dei fuochi, però il leader del Carroccio non ci mette la faccia davanti ai giornalisti. Ufficialmente per un «impegno al Quirinale»

Il vicepremier Matteo Salvini, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio durante la firma del protocollo a Caserta
Il vicepremier Matteo Salvini, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio durante la firma del protocollo a Caserta (Filippo Attili | Ufficio stampa palazzo Chigi | ANSA)

CASERTA – Questa storia la raccontano innanzitutto le immagini che, come si suol dire, valgono più di mille parole. E infatti le numerose foto, diffuse dai comunicatori di palazzo Chigi, ritraggono Matteo Salvini mentre brandisce la cartellina del protocollo d'azione per la Terra dei fuochi. Insieme a lui, tutta la squadra di governo in trasferta a Caserta (il capo del governo Giuseppe Conte, l'altro vicepresidente Luigi Di Maio, i ministri della Giustizia Alfonso Bonafede, della Difesa Elisabetta Trenta, dell'Ambiente Sergio Costa che annuncia l'arrivo a breve di un disegno di legge intitolato «Terra mia», del Sud Barbara Lezzi e il sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi). Alla successiva conferenza stampa in prefettura, però, il vicepremier e leader leghista non c'è.

Il giallo dell'assenza
La maggioranza prova a ridimensionare il caso: ufficialmente Di Maio e le fonti di parte leghista spiegano che nella cena al Quirinale con l'emiro del Qatar Salvini sarebbe stato «unico rappresentante del governo». Resta il fatto che l'incontro con i giornalisti prende il via, con enorme ritardo, alle 17:30. E l'appuntamento al Colle è fissato ben più tardi, per le 20:30. Il fatto che i dubbi continuino a circolare costringe in serata le fonti governative a diffondere una nuova precisazione, che attribuisce l'assenza di Salvini al ritardo nell'inizio dell'evento stampa. «Qualunque altra ricostruzione o retroscena è del tutto priva di fondamento», si legge in una «nota congiunta del portavoce del presidente del Consiglio (Rocco Casalino, ndr) e del vicepresidente Salvini», una coppia anch'essa inedita, con ogni probabilità. Alla fine, dopo i dubbi circolati nel pomeriggio, anche il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, firma il protocollo, dopo aver abbandonato il vertice per una mezz'ora. Di Maio può quindi rivendicare l'obiettivo di «far tornare a respirare questa terra», raggiungibile grazie a «un governo non legato a chi fa business sui rifiuti». E Conte ridimensiona le tensioni tutt'altro che sotterranee sul tema dei rifiuti, dopo essere riuscito a far sottoscrivere a Di Maio e Salvini (che in mattinata aveva rilanciato sui termovalorizzatori «gestiti bene») un comunicato a tre che nega le polemiche e rilancia il richiamo al contratto di governo che punta all'economia circolare e a una riconversione «verde« del ciclo dei rifiuti.

Il contenuto dell'accordo
In concreto, l'obiettivo del governo è coordinare, anche «con l'aiuto dei cittadini», spiega Di Maio, tutti i soggetti sul campo, apparati dello Stato (civili, compresi i medici di base, e militari, con l'uso di droni e satelliti) e della Regione per monitorare roghi, sversamenti e tassi di inquinamento e problemi di salute dei cittadini, prevenire l'uso della Terra dei fuochi come discarica illegale diffusa. Ma il tema del giorno resta il dissidio su quelli che il M5S chiama inceneritori e la Lega termovalorizzatori. Al leader leghista che fa sapere di voler studiare l'inceneritore di Copenaghen con annessa pista di sci in città, Di Maio riserva una battuta gelida: «Ce la vedo la pista di sci ad Acerra...». Per Di Maio, del resto, «basta leggere il contratto (di governo fra M5s e Lega, ndr) per quanto riguarda gli inceneritori». Mette le mani avanti, il leader pentastellato, anche sulla pressione dovuta alla situazione sul campo: «Poi è chiaro che ci sono zone del Paese che hanno forti criticità, le affronteremo cercando di risolvere nell'immediato. Ricordo che per costruire un impianto del genere, quando va bene, ci vogliono cinque o sei anni». Conte svolge il suo ruolo di «pompiere»: «Io credo – sostiene – che sia salutare che in una coalizione di governo, dove due forze che si riuniscono e preventivamente si confrontano su una piattaforma comune, ci siano diversità di opinione. Non c'è da meravigliarsi se su qualche passaggio vengano fuori delle idee diverse». In ogni caso, a suo modo di vedere «quando c'è il momento della sintesi, per noi è facile perché c'è un contratto di governo».