18 dicembre 2018
Aggiornato 18:30

Baobab lancia la sfida a Salvini: «Siamo sempre qui». E il 23 novembre sarà «assedio» al Parlamento

Dopo il 22° sgombero gli attivisti hanno indetto una conferenza stampa per fare chiarezza e rispondere agli attacchi del ministro dell'Interno

ROMA - «Noi siamo sempre qui. Abbiamo resistito a ventuno sgomberi. Non ci spaventa di certo il ventiduesimo». Gli attivisti del Baobab, l'associazione che si occupa di dare assistenza a migranti, soprattutto transitanti, non si arrende. Anzi, rilancia. Il 23 novembre, in occasione dell'avvio della discussione alla Camera del decreto sicurezza hanno chiamato «movimenti, associazioni, sindacati, forze politiche», le stesse che hanno sfilato in corteo sabato scorso, ad assediare Montecitorio. Perché «il decreto sicurezza aumenta, invece, l'insicurezza. Metterà ai margini sempre più persone. È una dichiarazione di guerra ai migranti e a tutti i cittadini che non accettano che l'Italia diventi una fortezza nella quale si faccia carta straccia di ogni diritto di base».

La conferenza stampa a Roma
Baobab, ma non solo. In conferenza stampa sono intervenute anche le associazioni, come Intersos - Unicef, e chi si occupa di fornire assistenza legali ai migranti. Obiettivo: smontare la narrazione del governo: «Se Salvini pensa che con questo sgombero Roma sia una città più sicura si sbaglia di grosso. L'unico obiettivo raggiunto è aver disperso decine di persone, lasciate per strada, senza un rifugio. Questa non è sicurezza ma il contrario». E la situazione è destinata, secondo le associazioni, a peggiorare con i prossimi sgomberi in programma. In tutto 23, secondo quanto dichiarato dal ministero dell'Interno.

«Con i prossimi sgomberi sarà sempre più emergenza»
Nel mirino c'è soprattutto l'ex fabbrica della Penicillina
, finita sulle prime pagine di tutti i giornali per il fermo, al suo interno, di uno dei sospettati per la morte di Desirée Mariottini. Lì dentro vivono oltre 600 persone. «Che fine faranno?» è la domanda retorica delle associazioni. «La gran parte di loro finirà per strada perché non ci sono soluzioni alloggiative temporanee» come già dimostrato con lo sgombero del Baobab: «Oltre 60 persone sono rimaste senza un posto in cui dormire. E non perché lo abbiano rifiutato, ma perché non sanno dove sistemare gli sgomberati». Il riferimento, chiaramente, è al Comune di Roma.

La situazione dei migranti del Baobab
Sgomberata la tendopoli nei pressi della stazione Tiburtina, alle sue spalle per essere precisi, i migranti hanno trascorso la notte passata accampati sul piazzale antistante la stessa stazione. E stamattina i cittadini e le associazioni hanno organizzato una colazione definita «resistente». Le critiche all'operato del ministero dell'Interno e del Comune di Roma sono chiare: «Di fatto, ci siamo spostati. Così come avviene a ogni sgombero». Ora cercheranno un nuovo luogo in cui «rifare» il Baobab, «perché le persone non le nascondi sotto il tappeto. Le persone non sono polvere. E lasciare, ora che l'inverno si sta avvicinando, decine di essere umani in strada non è la soluzione di chi ha come obiettivo la sicurezza».

La sfida dei numeri
Neanche i numeri tornano. «Oggi i giornali parlano di 24 espulsi» denuncia Giovanna Cavallo, dello sportello legale, «A noi ne risultano dieci. E due di questi illegittimi». Per il Comune di Roma tutte le persone che non hanno rifiutato una sistemazione hanno ricevuto assistenza: «Non è così. Su 180 persone registrate dalla Sala operativa sociale solo 125 sono state collocate nei centri di prima accoglienza, 75 non hanno ricevuto alternative e solo 3. Uno perché è in ospedale, quindi non si può parlare di rifiuto, uno perché lavora dall'altra parte di Roma rispetto al centro offerto e ha preferito tenersi il posto di lavoro visto che avrebbe avuto diritto a quel letto solo per un mese. Solo una persona ha rifiutato la sistemazione. Una». Ed è per questo, come ha ribadito Andrea Costa, che «Baobab non chiude. Anzi. Gli sgomberi ci rafforzano. E le ruspe non cancellano le persone, che stanno continuando ad arrivare».