18 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Gli occupanti aprono le porte dell'ex Penicillina: viaggio nel "ghetto" di Roma

«Ora basta. Ora parliamo noi». I migranti che vivono nella fabbrica occupata dove è stato fermato il terzo sospettato per la morte di Desirée si raccontano ai giornalisti

ROMA - Un ghetto. Un non luogo. Focolaio di marginalità. Da settimane la stampa, locale e nazionale, parla dell'ex fabbrica Penicillina. Le telecamere si intrufolano al suo interno per mostrare le tremende condizioni di vita degli occupanti, la grande maggioranza immigrati, delle loro baracche e delle cataste di rifiuti tra le quali si muovono. È la sfrenata caccia a uno scoop che non c'è. Perché quella dell'ex Penicillina è una storia di abbandono che viene da lontano. L'attenzione dei media su questo luogo, però, si è accesa dal fermo, proprio in una di queste baracche, del «terzo uomo», il terzo sospettato per la morte di Desirée Mariottini. Ma quello che in pochi hanno raccontato è che a consegnare alle forze dell'ordine il sospettato sono stati proprio gli occupanti della ex Penicillina. Occupanti che, oggi, dopo mesi con i flash puntati, hanno deciso di prendere parola. Perché, come ha spiegato in un perfetto italiano John, arrivato anni fa a Roma dal Senegal, «tutti parlano di noi, ma nessuno parla con noi».

La conferenza stampa all'ex Penicillina
«Vogliamo l'evacuazione con una soluzione alternativa per tutti. La bonifica e il riutilizzo dello stabile. Siamo poveri, non siamo criminali». Inizia così la conferenza stampa indetta da un «comitato» che si è dato il nome di «L'Altra ex Penicillina». E davanti ai giornalisti hanno raccontato la loro verità, la storia dell'abbandono di questo stabile, «che dovrebbe far vergognare le amministrazioni comunali che si sono succedute», ma anche l'abbandono di centinaia di persone. E qui, «a vergognarsi», sottolineano «dovrebbero essere tutte le istituzioni». Perché in questo stabile mostruoso, tra rifiuti tossici e cumuli di immondizia, vivono centinaia di persone. «Anche italiani», ricordano. Ma questo stabile «non è un pericolo quotidiano solo per noi che ci dormiamo la notte. È un pericolo per l'intero quartiere» a causa dell'alto livello di inquinamento tossico ormai penetrato nel terreno e sprigionato nell'aria dall'amianto ancora presente.

Le richieste degli occupanti
«Noi non abbiamo scelto di vivere qui, ma siamo stati obbligati dalla povertà e dalla mancanza di alternative. Noi siamo colpevoli di essere poveri, siamo caduti in disgrazia e siamo entrati a gruppi, piano piano, in questo stabile abbandonato, di cui abbiamo ripulito una piccola parte per poterci abitare» urla John al microfono. Poi si susseguono gli interventi. Giacomo, sindacalista dell'Asia Usb - il lato del sindacato che si occupa di diritto all'abitare - spiega che gli occupanti «sono pronti a fare la cosa giusta» e che, in accordo con le realtà sociali e politiche del territorio, «sono qui a chiedere alle istituzioni l'evacuazione, la requisizione e la bonifica di questo stabile, per ridarlo al territorio, al quartiere di San Basilio». Però - ribadisce - «queste persone non sono pronte a morire di freddo, a vivere sotto a un ponte, a vedere calpestata ulteriormente la loro dignità. Avere un posto dove dormire è un diritto umano, che deve essere garantito a tutte le persone di questo mondo». Ed è questo che oggi, in conferenza stampa, gli occupanti hanno chiesto: una soluzione alloggiativa.

La situazione all'interno della fabbrica
Fin dall'ingresso dei giornalisti all'interno dell'Ex Penicillina si è capito che stavolta davanti alle telecamere sarebbe apparsa una storia diversa da quella che ha riempito le trasmissioni tv in queste settimane. Nessun rischio per i giornalisti - in passato più volte aggrediti - perché questo momento di apertura dell'occupazione è stato garantito dal duro lavoro di raccordo portato avanti da Asia Usb, dal comitato L'Altra ex Penicillina e dalle associazioni che da mesi cercano di portare un aiuto concreto a queste persone. Soprattutto, stavolta gli occupanti avrebbero raccontato «la verità». E così è stato. «Come in tutti i luoghi marginali e di disperazione» ricorda John, che si è fatto portavoce del comitato degli occupanti, «ci sono anche persone che prendono una brutta strada, che rovinano con il loro comportamento tutta la nostra immagine». Ma quando la polizia e i carabinieri «ci hanno indicato la persona indagata per l’omicidio di Desirèe siamo stati noi a consegnarla alle forze dell’ordine. Questo non perché vogliamo passare come angeli, ma per dire che noi siamo pronti a fare la cosa giusta, ma non siamo pronti a diventare carne da macello, materiale per gli speculatori, che usano la nostra disgrazia per fare i loro interessi».

L'ex Penicillina e il fallimento della politica
Oltre cinquecento persone, italiani, cittadini comunitari e migranti, vivono qui da anni. È il simbolo del fallimento della politica - ci raccontano - ma anche del fallimento dei percorsi di accoglienza. Problemi strutturali, ai quali nei mesi si sono seguiti quelli «securitari». Questo è il primo luogo in cui vengono a cercare un rifugio le persone che restano in strada dopo ogni sgombero che avviene in città: è accaduto anche ieri, dopo che le forze dell'ordine e le ruspe hanno «ripulito» il piazzale nei pressi della stazione Tiburtina dove era stata creata la tendopoli di Baobab. «Le persone non le fai sparire» ci racconta un occupante italiano dell'Ex Penicillina che ci chiede di restare anonimo. Lo incontriamo all'ingresso. La conferenza stampa è iniziata da tempo «ma io ci sto lontano. Non voglio essere inquadrato dalle telecamere. Mi vergogno». Non accetta nemmeno di essere ripreso di spalle in un video. Ma vuole parlare. «Questo è un luogo, a dispetto di quanto possa sembrare, che accoglie tutti. Un tetto non si nega a nessuno. E questa, a Roma, è oggi la soluzione alternativa alla strada più semplice». Ci racconta che qui «non sono tutti clandestini. C'è gente con i documenti che avrebbe diritto a una sistemazione dignitosa. Ma ormai di dignitoso, in questa città, non è rimasto niente».


 

L'esterno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma
L'esterno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma (DIARIODELWEB.IT)
L'interno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma
L'interno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma (DIARIODELWEB.IT)
L'ingresso dell'ex fabbrica Penicillina di Roma
L'ingresso dell'ex fabbrica Penicillina di Roma (DIARIODELWEB.IT)
L'interno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma
L'interno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma (DIARIODELWEB.IT)
Giornalisti all'interno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma
Giornalisti all'interno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma (DIARIODELWEB.IT)
L'interno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma
L'interno dell'ex fabbrica Penicillina di Roma (DIARIODELWEB.IT)