21 agosto 2019
Aggiornato 09:00
Governo Conte

«Toninelli incompetente»: Pd e Forza Italia vogliono le dimissioni

Il ministro alle Infrastrutture usa il telefono durante la discussione in aula, poi esulta con il pugno alzato per l'approvazione del decreto: e l'opposizione protesta

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, durante il voto sul Dl Genova al Senato
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, durante il voto sul Dl Genova al Senato ANSA

ROMA – Continuano gli attacchi al ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dopo l'approvazione definitiva del dl Genova da parte dell'aula del Senato. Attacchi portati da Forza Italia e dal Pd, che chiedono con forza le dimissioni del ministro, dopo quello che ritengono un comportamento irrispettose (occupato al telefonino durante le dichiarazioni di voto ed esultanza con i pugni al cielo, dopo l'approvazione del decreto) tenuto oggi in aula. «Il pugno alzato di Toninelli – dice il senatore di Forza Italia Dario Damiani – è stato un gesto maleducato, irrispettoso dei morti di Genova e anche dell'aula del Senato». Per Damiani «il ministro incompetente ha dimostrato ancora una volta di non sapersi comportare dentro un'aula parlamentare. Oggi lo abbiamo visto masticare la gomma americana, compulsare il telefonino neanche fosse un adolescente e poi esultare come dopo un goal. Una scena inelegante e irrispettosa».

L'opposizione contro il ministro
Le dimissioni vengono chieste con forza dal senatore azzurro Francesco Giro: «Quelle braccia alzate come se fosse allo stadio e quel braccio teso col pugno chiuso mi hanno fatto schifo! Toninelli esultava come se fosse ad una gara – rileva Giro – ma avevamo appena votato un decreto per sostenere i genovesi colpiti da una immane tragedia». Peraltro, aggiunge, «Toninelli era stato fino ad allora incollato al suo cellulare durante tutte le dichiarazioni di voto dei vari gruppi parlamentari e ieri pomeriggio nel corso delle votazioni sugli emendamenti al decreto su Genova era rimasto muto, sostituito dal sottosegretario (all'editoria!!!) Vito Crimi. Toninelli se ne vada. Si dimetta. È un non-ministro!». Il passo indietro del titolare delle Infrastrutture viene invocato anche dall'altra forza di opposizione, il Partito democratico: «Genova non merita un ministro da stadio – sostiene il senatore del Pd Davide Faraone – e l'atteggiamento squallido di Toninelli oggi al Senato, sempre al telefono e poi con il pugno alzato in segno di sfida mentre si votava un provvedimento dopo una tragedia, è la fine della decenza». Per il senatore di Forza Italia Roberto Berardi il ministro Toninelli «ha superato se stesso oggi durante la votazione sul dl Genova, scambiando l'aula del Senato per gli spalti di uno stadio. Un comportamento inqualificabile anche perché durante il dibattito ha assunto atteggiamenti scostanti preferendo dedicarsi a pigiare compulsivamente i tasti del suo telefonino anziché, come sarebbe stato suo preciso dovere istituzionale, ascoltare i senatori. L'Italia – aggiunge Berardi – non si merita un ministro come lui, mai era accaduto in passato che un rappresentante del governo non avesse rispetto del Parlamento in maniera così plateale. Si vergogni e se ne ha la dignità si dimetta».

La difesa del M5s
A Forza Italia e Pd replica Mauro Coltorti (Movimento 5 stelle), presidente della commissione Lavori pubblici del Senato: «Che l'opposizione faccia il suo lavoro è sacrosanto. Che trasformi l'aula del Senato in un'arena circense invece è inaccettabile. Nei confronti di ogni intervento del Pd e di Fi, inclusi quelli più scomposti – ricorda Coltorti – come M5s abbiamo avuto il massimo rispetto. Purtroppo la stessa educazione non l'abbiamo riscontrata quando a parlare è stata l'opposizione. Con questo decreto abbiamo stanziato fondi su tutte le emergenze del paese, in modo particolare su Genova dove il crollo del Morandi ha creato una ferita profonda al tessuto sociale ed economico della città. Sono morte 43 persone nel capoluogo ligure per colpa dell'incuria e dei mancati controlli. Dai parlamentari minoranza – conclude – ci saremmo aspettati un comportamento adeguato, invece è stato messo in piedi un circo che i genovesi non meritavano». Per i capigruppo M5S di Camera e Senato, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli, «quella di oggi è una giornata molto importante. Con l'approvazione del decreto emergenze abbiamo dato un segnale forte ai cittadini che hanno bisogno di aiuti concreti per fronteggiare emergenze e problematiche emerse nel nostro Paese negli ultimi anni. Oggi, finalmente, facciamo ripartire la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto: aiuti concreti per le popolazioni del centro Italia e di Ischia, che erano state dimenticate totalmente dal Pd. E ovviamente diamo il via ai lavori per far ripartire Genova. Inoltre reintroduciamo la cassa integrazione per cessazione che era stata abolita dal precedente governo con il jobs act».