24 settembre 2021
Aggiornato 02:30
Unione Europea

Ora il governo italiano è pronto a "marciare" su Bruxelles

Con l'approvazione della manovra il premier pronto a sbattere i pugni sul tavolo europeo. Ma a suonare la carica stavolta è il Movimento 5 stelle

ROMA - Ogni volta che uno Juncker o Moscovici apre bocca, come per magia Salvini e Di Maio crescono nei consensi. Sembra un assurdo, ma questo commento trovato su Facebook spiega meglio di ogni altra analisi la situazione che stiamo vivendo in Italia e in Europa. Perché, come dimostra il voto in Baviera, in tutti i Paesi il modello europeo per come lo abbiamo conosciuto fino alla grande crisi si sta sgretolando. E non è un caso che a manovra approvata il governo, anziché mostrare toni concilianti nei confronti di Bruxelles in vista della (non) approvazione del piano finanziario italiano il governo sia partito all'attacco. Il primo a lanciarsi in dure invettive contro i «tecnocrati» è stato Luigi Di Maio. Nel mirino, e non poteva essere altrimenti, il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker: «Juncker dice che l’Eurozona si rivolterà» contro la manovra. «Ma a nome di chi parla?» si chiede retoricamente il vicepremier. «Dei vari ministri, del presidente dell’Eurogruppo, del suo partito che l’altro ieri ha fatto il minimo storico alle elezioni in Lussemburgo? Juncker faccia nomi e cognomi di chi davvero prende le decisioni all’interno dell’Unione Europea».

Di Maio contro Juncker
Di Maio usa Juncker, con Moscovici il rappresentante comunitario più odiato dagli italiani negli ultimi tempi, per attaccare l'intero apparato europeo con quella richiesta di fare «nomi e cognomi di chi davvero prende le decisioni nell'Ue». Poi, entra nel merito della manovra in pieno stile 'sovranista': «Non ci si può attaccare a vincoli ad personam, decidendo in modo scientifico di attaccare un Paese sovrano solo perché quel governo non è simpatico a lui e all’élite di cui fa parte. Noi andiamo avanti con le misure chieste dal popolo. Juncker continui pure a rivoltarsi, gli rimane tempo ancora fino a maggio». 

Conte alla carica
E il premier? Nel post manovra ha assunto anche lui uno stile decisamente più duro e combattivo. Evidentemente la frase pronunciata da Juncker - «Uno ok di Bruxelles alla manovra italiana causerebbe reazioni virulente da parte degli altri paesi» - deve essere suonata alla sue orecchie come una dichiarazione di guerra, lo strenuo tentativo dell'Ue di mettere l'Italia all'angolo. Paradossalmente, un favore visto che questo governo il meglio - in termini di consensi - lo sta ottenendo quando viene isolato, visto e raccontato come un'anomalia, un pericolo. «C'è urgenza di un cambio di passo dell'Ue che deve proiettarsi di più verso la società civile, deve essere più vicina a popoli e cittadini» ha avvertito il presidente del Consiglio nelle comunicazioni alla Camera in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 ottobre a Bruxelles.

Conte non minaccia. Il Movimento 5 stelle sì
Nessuna minaccia da parte di Conte. Più un avvertimento. Un mettere le cose in chiaro su cosa dovrà esserci sul tavolo europeo di domani. In primis la questione immigrazione. Le richieste sono le solite, in grado di mandare in tilt Bruxelles: «Un'equa distribuzione delle responsabilità» e solo quando ci saranno «garanzie» sull'attuazione di un meccanismo comune europeo si potrà parlare anche di «movimenti secondari». E finché queste garanzie - «concrete» - non ci saranno «non accetteremo a scatola chiusa accelerazioni sui movimenti secondari. Dobbiamo risolvere contestualmente il problema dei movimenti primari, e poi affronteremo i movimenti secondari». La Germania è avvertita. A fare la parte dell'agente cattivo, stavolta, non è Matteo Salvini ma il Movimento 5 stelle che, tramite il senatore Ettore Licheri, presidente della Commissione Politiche Ue di Palazzo Madama, è passato alle minacce: «Come i nostri padri nel 1957, noi siamo pronti ad offrire il nostro contributo per la costituzione di un gruppo di lavoro ad alto livello che guidi la scrittura di una nuova architettura istituzionale Europea. Da Roma partì la costruzione dell'Europa unita, da Roma può partire la sua rifondazione».

Restaurazione europea o rifondazione
Il Movimento 5 stelle, numeri alla mano una delle forze politiche con il consenso più ampio nei Paesi dell'Unione, assume toni 'salviniani' è ribadisce come l'Europa, oggi, sia una comunità «intrisa di egoismi e di livore. Una Europa sfilacciata, miope e zoppicante». È saltato tutto: vecchie alleanze e passate intese. Ma è sui Paesi di Visegrad che il Movimento si divide dall'alleato di governo, segno - se mai ce ne fosse bisogno - che con le Europee alle porte è bene rimarcare (anche) le differenze. Per i 5 stelle i vari Orbán, Morawiecki, Babiš e Pellegrini - rispettivamente premier di Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia - «non hanno un'idea politica alternativa, ma sono accomunati soltanto dall'incubo di una nuova invasione da est e confidano di riuscire a difendersi erigendo gli stessi muri che avevano eretto nel 1600». È la fotografia dell'Europa dei diritti cancellati, «del dumping fiscale del Belgio, Lussemburgo, Olanda, del surplus record della bilancia commerciale della Germania», della Grecia «svenduta all'asta». Un'Europa che, così com'è, «non è utile a nessuno».