20 gennaio 2021
Aggiornato 23:00
Manovra finanziaria

Donato (Eurexit): «Perché questa manovra aiuta i deboli, non le imprese»

Francesca Donato, presidente di progetto Eurexit, analizza la legge di bilancio al DiariodelWeb.it: «Bene reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni, ma sul fisco...»

ROMAFrancesca Donato, presidente di progetto Eurexit, sono arrivati i dettagli sulla manovra: come la valuta globalmente? Si ritiene soddisfatta della prima legge di bilancio di questo governo?
Nì... Soddisfatta è dire troppo, diciamo che si è iniziato un percorso. Che trova tutti gli ostacoli che conosciamo, in primis dai vincoli del 3% di deficit, che non consentono delle misure più importanti e coraggiose. Per questo motivo le risorse messe in campo non sono sufficienti per una manovra espansiva seria.

Cosa la convince di più e cosa di meno?
Credo che sia un ottimo risultato quello ottenuto dal M5s, facendo passare il reddito di cittadinanza. Partirà solo dai primi tre mesi del 2019, ma è comunque una grandissima svolta: per la prima volta in Italia si afferma un principio di questo tipo. Dal punto di vista di Salvini, è importante la riforma delle pensioni e la quota 100, mentre direi che è abbastanza deludente quello che si è portato a casa in termini di riforma fiscale. Al di là della platea delle partite Iva, che in buona parte beneficerà dell'aliquota al 15%, per le imprese non c'è nulla, tranne qualche sgravio dell'Ires.

Quindi anche lei sostiene che la manovra dia di più a quelli che non lavorano rispetto a quelli che lavorano?
No. È positivo che, per la prima volta, si sia data la priorità alle partite Iva, finora sempre bistrattate. Anche questo è un segnale innovativo, perché si tratta di molti lavoratori nel nostro Paese. Questa è davvero una manovra per i piccoli, per i più deboli, non per aiutare le imprese: non solo le grandi multinazionali, ma anche le piccole sono rimaste deluse. Sia dalla riforma fiscale, ma anche dalla pace fiscale, che con la soglia ai 100 mila euro annui non ha un impatto importante sui contenziosi e sugli insoluti.

Lei avrebbe auspicato un condono più ampio, insomma?
Sicuramente.

Su questo è stato il Movimento 5 stelle a mettersi di traverso.
Sì, per ragioni a mio avviso troppo ideologiche e immotivate, e così facendo ha tagliato le gambe ad un intervento che poteva essere molto più utile e importante. E che avrebbe anche dato a Salvini un bottino più consistente, visto che la flat tax è andata a farsi benedire. Un altro provvedimento che non mi convince per niente è il taglio delle pensioni d'oro: al di là dell'aspetto della rivalsa, a mio avviso non supererà il vaglio costituzionale ai primi ricorsi.

Verrà bocciato?
Ci sono già precedenti chiarissimi in questo senso. E questo non sarà di certo un buon esito.

Provo a tradurla così: la direzione è complessivamente buona, ma è solo un inizio e il suo auspicio è che si faccia di più in futuro. Ho capito bene?
La misura più importante per la crescita che vedo in questa manovra è l'effetto indiretto del reddito di cittadinanza e del condono fiscale per i piccolissimi, in termini di sostegno ai consumi e alla domanda interna. Questo c'è, e avrà un impatto positivo. L'altro aspetto è il processo di sburocratizzazione: anche quello, se fatto in maniera seria, aiuterà gli investimenti privati per la crescita, a sostegno della spesa pubblica che è solo di 3,5 miliardi. Ma dev'esserci una cabina di regia per togliere gli ostacoli che le imprese incontrano ogni giorno. Questa parte è quasi a costo zero, è normativa ed esecutiva, e riguarda anche la riforma del codice degli appalti, lo snellimento del codice di procedura civile...

Tutti aspetti non attengono direttamente alla manovra, ma potranno essere portati avanti anche nei prossimi mesi.
Esatto. Fanno parte delle misure complessive e che hanno una grandissima importanza, anche in termini di crescita, purché siano fatte con velocità ed efficienza. Se questo verrà portato ad obiettivo, si potrebbero già vedere degli importanti risultati. Certo, poi si sarebbe dovuto spendere di più per infrastrutture, ricerca, istruzione... i grandi gap che ci sono da sempre. E, per l'anno prossimo, ci si aspetta anche un taglio fiscale: la flat tax non si potrà fare mai, perché dovrà essere come minimo dual per non essere incostituzionale, ma serve una significativa riduzione e una semplificazione delle aliquote. Questo è l'altro tassello che manca, secondo me.

I mercati già sono andati in fibrillazione, ora arriverà anche la risposta dell'Europa: dobbiamo preoccuparci?
Sì e no. Sì perché l'impatto dell'andamento dei mercati sulle politiche, oltre ad un certo punto, diventa serio. Finché lo spread rimanesse intorno a 300, come è ora, e non ci fossero aumenti significativi si potrebbe anche tirare dritto, senza drammi eccessivi. Ma se a fine mese entrambe le agenzie di rating ci daranno un downgrade e, soprattutto, un outlook negativo, ci sarebbe una svendita dei nostri titoli, con conseguenze finanziarie pesanti. E si dovrebbero fare delle scelte serie: o noi, o l'Europa.

Siamo sempre nelle mani della finanza?
Alla fine decide la politica, che però è in mano alla finanza. La situazione è molto complessa e, se salta per aria l'Italia, salta tutto. Chi ha in mano il pallino del gioco dovrà stare molto attento a come lo usa, perché per affossare noi rischiano di affossare tutto e tutti. È un film tutto da vedere.