16 novembre 2018
Aggiornato 20:30

La profezia di Savona: «Così l'euro collassa». E la risposta a Draghi...

Il ministro per gli Affari europei spiega il documento in cui ha illustrato la sua linea per ricostruire l'Europa: «Serve crescita. Bisogna cambiare le politiche»
Paolo Savona, ministro degli Affari Europei
Paolo Savona, ministro degli Affari Europei (Riccardo Antimiani | ANSA)

ROMA«Se non si stimola la crescita reale in un mercato che spontaneamente non la produce, non c’è palliativo monetario che possa sventare il collasso. È la grande conquista della scienza economica moderna». Lo afferma Paolo Savona, ministro per gli Affari europei, che illustra al quotidiano Libero il documento con gli elementi su cui fondare la ricostruzione di una nuova architettura europea.

Moneta unica, ultima chiamata
Per quanto riguarda l’Italia, per Savona, «c’è un compito a casa che dobbiamo fare noi, ma se non fertilizzato dall’assolvimento di un compito europeo non usciamo dalla crisi europea». L’Unione, secondo l’economista, è entrata in crisi «soprattutto perché non ha risolto il problema che non si può avere un mercato unico che persegue gli obiettivi ambiziosi, ma giusti, del Trattato europeo e una politica monetaria disgiunta dalle politiche fiscali nazionali, per giunta vincolate». Invece, spiega, «per crescere occorre avere anche una politica fiscale europea. Il rispetto dei parametri viene dalla crescita, ossia non una visione statica, ma dinamica del problema». E se non si cambia può davvero saltare l’euro? «È vero, purché non si dica che indicare la possibilità per sventarla sia un invito a determinarla».

Il punto di vista su Mario Draghi
Nei giorni scorsi la richiesta di Savona di integrare i poteri della Bce è stata interpretata come un’accusa rivolta a Draghi di aver ecceduto nei suoi poteri. «L’abilità di Draghi – replica – ha consentito di superare i vincoli della sua azione di fronte alle carenze statutarie, ma ciò ha richiesto tempo e trascinato polemiche non ancora sopitesi. Il problema è che le istituzioni devono essere ben regolate per ogni circostanza, cosa che attualmente manca». Il ministro per gli Affari Europei conferma insomma il suo giudizio sull'opera svolta dal presidente della Banca centrale europea: «Meglio incorporare i poteri nelle norme statutarie, affinché si affermi la volontà democratica propriamente definita e non quella puramente giurisdizionale». Anche se non è suo compito istituzionale farlo, il ministro Savona intende riaffermare il convincimento che «Mario Draghi è stato un valente presidente che ha operato in una condizione di grandi difficoltà».