22 settembre 2018
Aggiornato 00:00

Senza vergogna: Autostrade promette battaglia contro il governo

Non contenta di non essersi mai scusata a sufficienza per il disastro di Genova, la famiglia Benetton vuole fare ricorso in tribunale contro le decisioni dell'esecutivo
Il comunicato stampa al termine del consiglio di amministrazione di Atlantia presso la sede di Autostrade
Il comunicato stampa al termine del consiglio di amministrazione di Atlantia presso la sede di Autostrade (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA – Non soltanto, come ha fatto presente il vicepremier Matteo Salvini, «non mi sembra che abbiano chiesto sufficientemente scusa». Lungi dall'ammettere esplicitamente le proprie responsabilità nel crollo del ponte Morandi, il gruppo Benetton si prepara addirittura al contrattacco contro il governo. «Sarà scontro frontale, senza sconti», promettono, secondo quanto riporta La Stampa, ai piani alti di Atlantia, la holding della famiglia di imprenditori veneti che controlla anche Autostrade per l'Italia. Altro che «fare dieci passi di lato», come li invitava a fare lo stesso Salvini, dunque: la società non sembra disposta a cedere nemmeno di un millimetro dal suo contratto di concessione della rete viaria, che ritiene blindato. Ed è pronta a contrastare a spada tratta in tribunale, a suon di strapagatissimi avvocati, qualsiasi decisione dell'esecutivo.

Capitolo ricostruzione
A partire da quella sulla ricostruzione del viadotto sul Polcevera, che dovrebbe essere decisa tra oggi e domani per decreto dal Consiglio dei ministri. Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, lo ha detto e ripetuto in tutte le salse: «Non lo faremo costruire da Autostrade, sarà costruito dallo Stato. Autostrade metterà i soldi». L'azienda più indiziata è Fincantieri, al fianco della quale «probabilmente ci sarà anche Italferr che è una società eccellente nell'emisfero delle Ferrovie dello Stato e che da decenni fa attività di costruzione ponti. Lo ribadisco: Autostrade non metterà neanche una mattonella nella ricostruzione del ponte ma dovrà fare quello che è obbligata a fare e cioè pagare il ponte che è una parte infinitesima dei danni subiti da Genova e dall'Italia». Mettere i soldi senza poter introitare alcun margine: un'operazione che, naturalmente, non va a genio ad Atlantia. La quale lo ritiene un gesto lesivo dei diritti e dei doveri scritti nel contratto, che secondo i suoi avvocati prevedrebbe un intervento diretto del concessionario nelle attività di ricostruzione: dunque è pronta a presentare immediato ricorso in sede giudiziaria.

No al ritiro della concessione
Figuriamoci come possono aver preso l'ipotesi di revoca della concessione e di restituzione della rete autostradale alla gestione pubblica, rilanciata in questi giorni anche da Alessandro Di Battista dal Guatemala: «Se riuscissimo a portare a termine la nazionalizzazione di Autostrade, e leggo sempre dichiarazioni confortanti, sarebbe il più grande regalo al popolo italiano». Ma non ai Benetton, che battono cassa chiedendo un maxi indennizzo pari a tutti i mancati introiti per la durata residua della concessione. Saranno anche clausole previste dal contratto, beninteso, ma il fatto di avanzare ancora delle pretese dopo il disastro di Genova dimostra un notevole sprezzo della vergogna da parte della famiglia di imprenditori veneti. Nonché una mancanza di rispetto verso le 49 vittime e le centinaia di sfollati...