19 novembre 2018
Aggiornato 20:00

Quelle parole di Salvini che non piacciono a Di Maio

Dalla frenata sul reddito di cittadinanza all'ipotesi di una nuova intesa con Berlusconi: ecco i temi che alzano la tensione tra Lega e M5s in maggioranza
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini all'interno degli studi Rai durante la registrazione del programma televisivo Porta a Porta
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini all'interno degli studi Rai durante la registrazione del programma televisivo Porta a Porta (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA – L'intenzione di proseguire ancora a lungo il loro governo insieme, Lega e Movimento 5 stelle ce l'hanno: Matteo Salvini continua a ripetere, ad ogni occasione, che tra lui e Luigi Di Maio c'è un «ottimo rapporto di collaborazione». Eppure, quando si scende nei temi concreti, non mancano i terreni di scontro tra i due azionisti della maggioranza: in particolare ora che sul tavolo c'è in discussione la famigerata legge di Bilancio.

Trattativa sulla manovra
L'idea è quella di dividersi equamente le risorse a disposizione: «Se ci sono a disposizione dieci miliardi di euro, cinque andranno impegnati per i nostri provvedimenti, gli altri cinque per quelli del M5S», spiega il sottosegretario leghista Massimo Bitonci. E, con quei soldi, «ognuno pensa al proprio pacchetto di proposte», chiosa Salvini. Ma non è tutto così semplice: perché se il cavallo di battaglia del Carroccio, la flat tax, sarà di fatto ridotto ad una rimodulazione delle aliquote Irpef, i pentastellati non sembrano invece disposti a cedere sul loro reddito di cittadinanza. Arrivando addirittura, in caso contrario, a minacciare la crisi: «Nessun compromesso al ribasso – tuona Di Maio a Cartabianca, su Rai3 – O c'è il reddito in manovra o c'è un grande problema per questo governo».

Riapertura a Berlusconi
Un'ipotesi sulla quale Salvini vorrebbe invece frenare: il reddito di cittadinanza non lo cita quasi mai, o al limite lo fa passare solo come un dovere di lealtà nei confronti dei suoi alleati. Ma non sono solo queste parole del ministro dell'Interno a far infuriare i Cinque stelle: anche il caso Ungheria a Bruxelles, dove i due partiti si sono spaccati (Lega pro Orban, M5s contro) ha alzato notevolmente la tensione all'interno del governo. Per non parlare di come ieri il vicepremier ha rilanciato la sua intesa con Silvio Berlusconi: «Conto di vederlo o sentirlo nelle prossime ore – ha annunciato ieri a Porta a porta – C'è la possibilità di trovare l'accordo non solo sulla Rai. E se c'è l'accordo si va fino in fondo. Si vota a fine ottobre a Trento, Bolzano e poi Sardegna, Basilicata e Abruzzo: l’obiettivo è che non cambi la squadra di centrodestra che governa in Lombardia, Veneto, Liguria». Come avrà preso questa dichiarazione Di Maio?