22 settembre 2018
Aggiornato 00:00

Delmastro (Fdi): «L'inchiesta a Salvini? Un'aggressione fortissima»

Il presidente della Giunta per le autorizzazioni commenta al DiariodelWeb.it il caso giudiziario del leader leghista: «I giudici esondano dalle loro funzioni»

Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d'Italia, qual è il suo bilancio di questi primi cento giorni del governo Conte?
Sono stati cento giorni interessanti, anche perché abbiamo assistito a un fatto completamente nuovo: un'alleanza tra Lega e M5s, che non si capisce se sarà organica. Con un presidente della Repubblica che evidentemente, non su pressione ma su sollecitazione delle cancellerie internazionali, è incredibilmente intervenuto a gamba tesa sulla nomina di un ministro. Il governo, finalmente, è partito, ma dal punto di vista politico non lascia ben sperare: siamo contenti che Salvini abbia dato una brusca sterzata sui temi dell'immigrazione e della sicurezza, ma pare aver appaltato completamente ai Cinque stelle l'aspetto economico. Questo non fa ben sperare, visto che finora hanno prodotto solo un Decreto dignità che non può certamente rilanciare lo sviluppo. È un'alleanza spuria e strana.

Un illustre esponente del suo partito come Ignazio La Russa aveva lasciato intendere che Fdi stesse valutando l'ingresso in maggioranza. Dalle sue parole mi sembra di capire che ora ci stiate ripensando...
No, La Russa ha detto le stesse cose che dico io, poi ogni giornalista gli dà la chiave di lettura che vuole. Ha risposto che questo governo fa bene su sicurezza e immigrazione, e se cambiasse l'atteggiamento sulla politica economica e sulle infrastrutture potremmo dargli un appoggio più organico. Poi il titolo può valorizzare indifferentemente gli aspetti positivi, cioè che potremmo entrare al governo, o quelli negativi. Ma questo è il gioco, legittimo, della stampa.

Con Salvini, invece, sembrate in buoni rapporti, pur in un periodo in cui il centrodestra è in grande fibrillazione, tanto che c'è chi parla anche di partito unico.
I rapporti con la Lega sono buoni, anzi ottimi. Credo che ciò accada perché la Lega stessa si rende conto che esiste un patrimonio di centrodestra maggioritario nel Paese, che non può essere disperso. Gli unici monogami del centrodestra siamo stati noi di Fratelli d'Italia: siamo rimasti al nostro posto quando qualcuno faceva le fuitine con Renzi, il famoso patto del Nazareno, e restiamo al nostro posto anche adesso che la Lega vive questa esperienza di governo con il M5s, i quali sulle politiche dei valori, dell'economia e delle infrastrutture sono decisamente di sinistra. Noi siamo sempre qua a presidiare quell'area di centrodestra che deve ricomporsi. Evidentemente la Lega, per ora, ci dice che non vuole gettare alle ortiche questo patrimonio e che in tutte le elezioni amministrative si ricostituirà il centrodestra. Noi siamo qui, e abbiamo tenuto la fiaccola del centrodestra accesa, sempre e comunque.

Forza Italia sembra molto meno convinta, e sempre più vicina al Pd.
Forza Italia sembra vicina al Pd; la Lega non è che sembra, ha proprio fatto l'alleanza con i Cinque stelle. Noi siamo qui a presidiare il centrodestra e a raccontare ai nostri due alleati, ogni tanto un po' fedifraghi, che per noi ha un valore la monogamia politica. Il centrodestra esiste anche solo perché esiste Fratelli d'Italia: speriamo che anche gli altri ritornino alla casa del padre, così da costituire un'alleanza che possa davvero vincere le elezioni e dare una maggioranza straordinaria alla nostra nazione.

Lei è anche presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera. Che impressione si è fatto dell'indagine a Salvini?
Il caso di Salvini è politico, mentre la Giunta per le autorizzazioni del Senato dovrà decidere in termini squisitamente giuridici. Ma credo che nessuno in Italia non si renda conto che vi è stata un'aggressione fortissima nei confronti del vicepremier: questo penso sia un dato evidente.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a giudici politicizzati?
Non so se siano politicizzati o meno: sono certo che a volte esondano dalle loro funzioni nei confronti di un potere politico, che legittimamente detta delle linee indicate dagli italiani.