20 settembre 2019
Aggiornato 15:30

Salvini da Cernobbio appare più forte che mai: «Non sono un sequestratore, ma un esecutore della volontà del popolo»

Al Forum Ambrosetti il vicepremier e ministro dell'Interno si mostra più deciso che mai ad andare avanti

CERNOBBIO (COMO) - Qualcuno ha cercato di dipingerlo come teso, arrabbiato, confuso. Ma il Matteo Salvini intervenuto al Forum Ambrosetti di Cernobbio in realtà era ancora una volta deciso e intenzionato a non indietreggiare di un passo. Un fiume in piena, ancora una volta. E ancora una volta accolto da una folla che lo esaltava a leader davvero pop, o «populista», scegliete voi. Le inchieste - i fondi della Lega e l'accusa di sequestro di persona aggravato per il caso Diciotti -, le incertezze dell'alleato al governo, gli attacchi di una certa stampa di sistema, gli scossoni dei mercati, le minacce più o meno soft dei commissari europei, nulla di tutto questo sembra scalfirlo. Si va avanti, come prima, più di prima. Il popolo che vota, stando ai sondaggi, è con lui. Si definisce mero "esecutore di ciò che gli italiani mi chiedono». Un vero servitore di quel popolo, dunque: questa l'immagine che continua a rivendicare a sé il leader del Carroccio, che vuole restare al suo posto per i prossimi cinque anni.

«Non un sequestratore, ma un esecutore della volontà del popolo»
Davanti alla platea del Forum ha confermato ciò che aveva anticipato prima di entrare: «Nessun golpe giudiziario, non sono al di sopra della legge, sono qui per ribadire che aspetto con totale rispetto, celerità e curiosità le sentenze e i giudizi che mi riguardano. Son disponibile ad andare a Palermo, anche oggi stesso a piedi, a spiegare come e perché sto lavorando per bloccare il traffico di esseri umani e l'immigrazione clandestina. Mi spiace dirlo, ma che io sia un sequestratore, fa sorridere tanta gente. Penso di essere un buon esecutore di quello che il popolo italiano mi chiede di fare»«Non sono al di sopra della legge» dichiara, «ma bloccare il traffico di essere umani non è un mio diritto ma un mio preciso dovere. Non posso far finta di nulla, come hanno fatto i miei precedessori, facendo sbarcare altre centinaia di migliaia di presunti profughi. Io peraltro avrei sequestrato un centinaio di persone in fuga dalla guerra e così bisognose di aiuto che sono già scappate. Erano così sotto sequestro che hanno pensato bene di far perdere le loro tracce e in questo momento potrebbero essere anche qua in sala, a Cernobbio, ma anche in stazione a spacciare e delinquere oppure ancora dall'altra parte dell'Europa a fare esattamente non so cosa».

La Lega non cambierà nome
Riguardo ai 49 milioni che la Lega dovrà risarcire allo Stato, «le nostre scelte le facciamo a prescindere da questa o quella sentenza» si difende il capo della Lega. «Cercano conti correnti all'estero dove non ci sono. Riguardano fatti di 10 anni fa. La Lega continuerà la sua opera di cambiamento al servizio degli italiani a prescindere da questa o quella sentenza». Bossi, Belsito e gli altri sono la Lega del passato. Gli elettori lo sanno, i nemici anche.

Un terzo di risorse in meno per i migranti: andranno alle forze dell'ordine
I punti fermi del programma del Viminale restano due: il decreto sicurezza e la gestione dei migranti già arrivati in Italia. Lotta all'immigrazione clandestina, riduzione dei permessi umanitari come già ampiamente spiegato, aumento dei rimpatri e, se riesce, anche una rivisitazione del principio dello jus sanguinis per chi commette reati gravi. «Per la prima volta dopo anni ci sono meno morti nel Mediterraneo» spiega Salvini sciorinando dati. Le spese «folli» destinate fino ad oggi all'accoglienza migranti sono finite: Salvini è convinto di poter ridurre di un terzo quella spesa e forse già questa settimana, proprio nei giorni di fuoco per la manovra economica, gli uffici del Viminale chiederanno al ministro dell’Economia Tria di assumere 10mila agenti di polizia. «Se il trend che abbiamo imposto proseguirà quest'anno, gli sbarchi si ridurranno dai 120 mila dell'anno scorso ai meno di 30 mila di quest'anno, per un risparmio in spesa corrente di 1,2 miliardi di euro» dice il vicepremier. Ogni addetto delle forze dell'ordine in più ha un «costo unitario annuo di 40mila euro» per le casse dello Stato, «quindi circa 400 milioni di euro. Un investimento che passa da una malintesa accoglienza ad una forma di sicurezza sul territorio» spiega ancora Salvini.

Gli interessi della Francia nel Mediterraneo
Il ministro non manca di tornare sulla Francia di Macron, che dal pulpito dà lezioni all'Italia: con loro si tratta «con difficoltà», anche perché esistono «interessi economici contrastanti», a partire dalla Libia, «dove c’è qualcuno che ha interesse a esacerbare gli scontri». Nel Mediterraneo «c’è la volontà comune di cambiare alcune regole europee, non di sovvertirle, ma di cambiarle, stiamo ragionando con colleghi spagnoli e portoghesi», mentre con i «francesi con difficoltà ma non per mia mancanza di volontà. Io – ha detto – ci provo testardamente, però a volte ci sono interessi economici contrastanti e penso al diverso approccio per la situazione della crisi libica». «Probabilmente – ha concluso Salvini – c’è qualcuno che ha interesse a risolvere la situazione per tornare ad avere buone relazioni, ma c’è qualcuno che invece ha interesse a esacerbare gli scontri in Libia per inserirsi economicamente in settori presidiati da altri».

«Primi mattoni per lo smantellamento della Fornero»
Infine, sulla manovra finanziaria ha confermato che se ne sta occupando, una «manovra economica che sarà una manovra del cambiamento». «Il nostro non sarà solo un governo del cambiamento sull'immigrazione, ma anche sull'economia e già da questa manovra ci saranno i primi mattoni di smantellamento della Legge Fornero per restituire il diritto alla vita, alla pensione e al lavoro». Sarà una manovra di riduzione fiscale per milioni di italiani, promette, e ovviamente, essendo presente nel contratto di governo, «anche se non ne conosco benissimo i dettagli», ci sarà l'avvio del reddito di cittadinanza «che è molto caro ai miei amici pentastellati» conclude.