2 luglio 2022
Aggiornato 19:30
Cronaca

Nelle intercettazioni tutti gli affari sospetti dei genitori di Renzi

Favori, regali e assunzioni imposte da papà Tiziano: questo emergerebbe dalle intercettazioni del socio Dagostino, che hanno portato ai loro rinvii a giudizio

Tiziano Renzi, padre dell'ex segretario del Partito democratico Matteo Renzi
Tiziano Renzi, padre dell'ex segretario del Partito democratico Matteo Renzi Foto: ANSA

ROMA«Sudditanza psicologica». Sono queste due paroline a spiegare i motivi per cui Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i genitori dell'ex premier ed ex segretario del Pd Matteo, sono stati rinviati a giudizio, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Firenze per emissione ed utilizzo di fatture false. A pronunciarle è l'immobiliarista barlettano Luigi Dagostino, coindagato insieme a mamma e papà Renzi, che con loro costituì una società di eventi (la Party Srl, poi liquidata), secondo quanto rivelano le intercettazioni registrate sul suo telefono, nel suo ufficio e a bordo della sua auto. «C'è un fatto di sudditanza psicologica perché quello è il padre di Renzi. È normale non mi metto a trattare!», dice Dagostino intercettato, come scrive oggi il quotidiano La Verità.

Non si poteva chiedere sconti
Ma su cosa avrebbe dovuto trattare l'imprenditore con i genitori di Renzi? A spiegarlo è sempre lui: «Renzi veniva a rompere i coglioni (...) mi ha dato un progetto (...) Io lo so benissimo che quello è un lavoro che valeva massimo 50-60.000 euro, 70, se tu me ne chiedi 130 e sei il padre del presidente del Consiglio con tutto il bene che c'era là al The Mall all'epoca! Mi posso mettere a discutere con te? 'Fammi lo sconto' (...) mi dice un prezzo, non mi metto lì a trattare i 10-20-30.000 euro. Io sono d'accordo che se quel lavoro lo facevo fare a un altro mi costava meno». Il The Mall di cui parla Dagostino è il centro commerciale del lusso che lui stesso ha costruito, alle porte di Rignano sull'Arno, il paese della famiglia Renzi. Proprio attorno a quella struttura si sarebbero concentrate le imposizioni e le richieste di regali di Tiziano Renzi, secondo quanto sostiene sia lo stesso Dagostino che la sua compagna, Ilaria Niccolai: «Era lui che si approfittava della condizione di sudditanza per chiederti favori: assumi il nipote, fai questo, e il dietologo del figlio era il loro (sarebbe la nota nutrizionista romana Sara Farnetti, di cui Matteo Renzi è stato paziente, ndr)... Con tutti hanno utilizzato la stessa tecnica. Come si chiama questo? Abuso di potere».

C'è chi parla di Matteo
E tra i favori in questione la Niccolai annovera anche la vendita di un'auto di lusso: una Range Rover Sport (del valore di almeno 70 mila euro) acquistata dalla Eventi 6, società della famiglia Renzi, nel settembre 2015 a fronte di una fattura da 50 mila euro, e poi rivenduta pochi mesi dopo a una dipendente di una banca di credito cooperativo in rapporti con Tiziano. Oltre, naturalmente, alla consulenza da 195.200 euro pagata sull'unghia da Dagostino ai Renzi: per «sudditanza psicologica», naturalmente. I magistrati fiorentini, dunque, indagano proprio su questo, e qualcuno si è fatto addirittura l'idea che presto l'inchiesta potrebbe coinvolgere, chissà a che titolo, persino il figlio Matteo. Lo ipotizza uno degli stessi collaboratori di Dagostino in un'altra intercettazione, in cui si parla proprio del lavoro dei pm: «Queste sono fatture inesistenti che vanno a finanziare il figliolo (...) io penso che la ragione siano il babbo e la mamma (...) che erano consapevoli che andavano a fare una raccolta di denari per finanziare il figliolo». C'è qualcosa di credibile in questa clamorosa teoria?