7 dicembre 2021
Aggiornato 04:30
Immigrazione

3 punti per non lasciare l'Italia sola: Trenta a Vienna propone una modifica delle regole di sbarco

Il ministro Elisabetta Trenta è a Vienna per una riunione informale dei ministri della Difesa Ue. La proposta italiana sulla modifica del porto di sbarco

VIENNA - Il ministro Elisabetta Trenta è a Vienna per una riunione informale dei ministri della Difesa Ue. Tra le altre cose si è parlato di Mediterraneo, Libia e dunque anche di Sophia (Eunavformed). E proprio sulla missione Ue il ministro porta una proposta di modifica sul porto di sbarco. «La proposta mira ad introdurre una rotazione dei porti di sbarco, ovvero puntiamo a fare in modo che non sia più solo l’Italia a farsi carico del problema, bensì anche gli altri Stati membri – spiegano dalla Difesa -. A maggior ragione per quanto riguarda Sophia, che è una missione Ue». "E’ necessario rivedere le regole della missione europea Sofia, per il salvataggio dei migranti nel Mar Mediterraneo, e bisogna farlo subito, non alla scadenza della missione" ha affermato il ministro.

"Questo governo ha fatto tantissimo"
Sofia, ha detto Trenta in una diretta Facebook al termine della riunione dei ministri della Difesa dell’Osce, di cui l’Italia è presidente di turno, «è una missione europea nata per il controllo dei traffici migranti nel Mediterraneo, ma anche del traffico di petrolio, delle armi che vengono dalla Libia», ha ricordato Trenta. Il suo «successo è riconosciuto da tutti». «Per merito di Sofia e dell’azione che svolge", dallo scorso anno e quest’anno la Guardia costiera ha potuto fermare il 45 per cento delle persone che partivano dalle coste libiche, ha sottolineato. Siamo passati – ha proseguito – dal farci carico del 25 per cento delle persone che stavano affogando in mare lo scorso anno, a una cifra al 10 per cento. La ministra ha sostenuto che è «innegabile che questo governo abbia fatto tantissimo». Tuttavia, ha avvertito, «non è possibile che l’Italia sia l’unico porto di sbarco e si faccia carico di tutti i migranti». Per questo, ha assicurato di essere andata alla riunione di «Vienna con spirito propositivo».

La proposta italiana
La proposta presentata ai colleghi europei è quella di creare un meccanismo di coordinamento per la scelta del porto di sbarco, fatto da persone e Paesi che decidano a rotazione quale debba essere il porto di sbarco. Trenta ha assicurato di essere aperta anche ad altre ipotesi: «Non è l’unica soluzione ed è chiaro che ci deve essere una soluzione definitiva». Ma ha anche preso atto di non aver trovato apertura. «Oggi mi sento delusa, ho visto che l’Europa non c’è o non è così presente» ha detto la ministra. «Tutti – ha precisato – hanno visto la necessità di rivedere le regole di Sofia, ma alla scadenza, tra tre mesi. Ma da oggi a tre mesi che cambia?»

«Comprensione"
La ministra, comunque, ha assicurato di aver visto «comprensione» nel bilaterale col ministro francese e quindi si augura che nella seconda giornata della riunione, nella sessione tra i ministri degli Esteri, «La Francia possa avere un atteggiamento diverso». In tutti i Paesi europei – ha notato ancora Trenta – la ridistribuzione dei migranti è un problema politico. Non è un problema di numeri, in questo momento i numeri non sono così importanti, anzi i piccoli numeri dovrebbero aiutarci a risolvere il problema»
. Questo la fa essere fiduciosa che «si possa arrivare a una soluzione». In tal senso, ha concluso, «l’Italia gioca il suo ruolo: siamo propositivi e questo viene apprezzato anche dagli altri».

I 3 punti della proposta
La proposta di modifica si articola in tre punti: Principio di rotazione dei porti; principio Sar e non geografico; unità di coordinamento ad hoc con Frontex con rappresentanti di tutti i Paesi Ue. Nel dettaglio i punti prevedono che:

  1. Per i salvataggi delle navi militari dei Paesi Ue in Sophia il porto di sbarco non deve essere più quello italiano. La Trenta chiederà di introdurre il principio di rotazione dei porti, principio connesso ovviamente alla successiva ripartizione dei migranti tra i Paesi membri.
  2. Questo nuovo meccanismo varrebbe per ogni evento Sar, a prescindere dalla zona geografica in cui avviene il soccorso (questo per imporci sulla contesa con Malta, che continua a coordinare la sua area Sar, molto grande, ma poi rifiuta l’attacco nei suoi porti perché dice che Lampedusa è più vicina geograficamente). Quindi vale il principio Sar e non quello geografico, come già previsto dall’ultimo aggiornamento della convenzione del Mare, che Malta non a caso si è rifiutata di ratificare.
  3. Istituzione di una Unità di coordinamento, composta da un rappresentante di ciascun Stato membro partecipante al meccanismo, gestita da Frontex. Tra le ipotesi portate dalla Trenta quella che l’unità sia localizzata direttamente a Catania, dove c’è già una sede Frontex.