14 novembre 2018
Aggiornato 04:00

Che ne sarà di Ponte Morandi? L'allarme della Procura e la proposta dell'archistar Renzo Piano

Mentre la Procura chiede di «non polverizzare tutto» mantenendo in piedi le parti di ponte non crollate, ecco arrivare in 'aiuto' Renzo Piano
Renzo Piano con il presidente della Liguria Giovanni Toti
Renzo Piano con il presidente della Liguria Giovanni Toti (ANSA/ SIMONE ARVEDA)

GENOVA - Da un lato la Procura che sta indagando alla ricerca dei colpevoli del crollo del Ponte Morandi. Dall'altra la politica, che ha fretta, giustamente, di far ripartire Genova e, quindi, dotare la città portuale di una nuova infrastruttura per la viabilità. In mezzo, Renzo Piano. L'archistar che si è offerto di mettere mano al progetto del nuovo ponte, incassando già il via libera del governatore ligure Giovanni Toti. Una giornata all'insegna delle dichiarazioni 'vip', quella odierna a Genova, che si è aperta con la conferenza stampa del procuratore capo, Francesco Cozzi, che ha fatto il punto sull indagini sul crollo del Ponte Morandi. Una conferenza stampa che si è aperta con una chiara accusa al 'sistema', tutto. Il disastro, «il crollo di una struttura importantissima» non può essere considerato una fatalità, visto che Ponte Morandi «presentava evidentemente dei problemi anche da lunga data ed è necessario analizzare in questi periodi di tempo cosa è successo, cosa è stato e non è stato fatto e cosa poteva essere fatto. Si possono evidenziare problemi già prima degli anni '90, quando sono stati ristrutturati i primi stralli». 

Cosa ne sarà di Ponte Morandi?
Non abbattere ciò che non è crollato. Questo quello che ad oggi possiamo definire il 'consiglio' della Procura a chi sarà chiamato a far voltare pagina a Genova. «Tra le diverse tecniche di abbattimento dovrebbe forse essere privilegiata quella che consente di mantenere un campione della struttura non crollata piuttosto che polverizzare tutto» ha spiegato il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi. «Io non sono un tecnico ma - ha concluso il procuratore capo di Genova - penso, ad esempio, che andrebbe chiesto alla ditta che dovrà fare questo lavoro di farlo con modalità tali da conservarne delle parti». Alcuni resti di Ponte Morandi sono stati tagliati con «un filo speciale, con una punta di diamante in modo che restino intatti pezzi utili». L'attività di rimozione delle parti crollate - ha sottolineato Cozzi - «viene fatta in modo tale da conservarne una parte. Ad esempio per alcuni piloni lunghissimi e impossibili da trasportare i consulenti hanno dato indicazione di tagliarli con un filo speciale per vedere cosa c'è in ogni singola parte tagliata».

Si fa avanti Renzo Piano
E mentre la politica si interroga su cosa fare, il famoso architetto genovese Renzo Piano ha donato alla sua città natale una «idea di ponte» dopo il crollo del viadotto autostradale sul torrente Polcevera. Questa mattina l'archistar ha incontrato nella sede della Regione Liguria il governatore e commissario per l'emergenza, Giovanni Toti, a cui è stato consegnato un plastico. «Quando è crollato il viadotto ero a Ginevra - ha spiegato Piano uscendo dal palazzo della Regione - e da allora non penso ad altro». Secondo l'architetto genovese, è una tragedia che non si può dimenticare «ma - ha sottolineato - l'architettura fa questo: celebra e costruisce. L'importante - ha concluso Piano - è non cadere nella retorica».

I motivi del 'regalo'
«Spero di essere utile, lo faccio con molta convinzione. Bisogna che la città ritrovi orgoglio e riscatto, bisogna ricostruire questo ponte e ripensare l'intera area della Val Polcevera. Il ponte lo costruiscono gli ingegneri ma sono lieto di poter essere utile al progetto perché dietro al ponte c'è l'orgoglio e la bellezza della città» ha poi spiegato l'architetto genovese Renzo Piano dopo aver incontrato nella sede della Regione Liguria il governatore e commissario per l'emergenza Giovanni Toti. «Mi sono fatto un'idea su come deve essere il nuovo ponte ma è soltanto l'inizio. Un progettista pensa e ragiona aiutandosi con oggetti e schizzi. Da qui a dire che c'è un'idea progettuale è eccessivo, c'è un impegno morale a fare in modo che il nuovo ponte porti con sé i tratti della genovesità, della qualità e un po' della nostra parsimonia. Dev'essere un ponte - ha spiegato Piano - che esprima tutto questo, ci deve essere il ricordo di una tragedia e il suo elaborarsi nel tempo». L'architetto genovese ha infine dichiarato di non credere «ai tempi record per la ricostruzione. Credo nei tempi giusti - ha concluso - bisogna fare presto ma non in fretta».