17 novembre 2019
Aggiornato 16:00

Immigrazione e autostrade, tra Lega e M5s ora è alta tensione

I due alleati di maggioranza sono sempre più ai ferri corti: Salvini vuole mantenere la sua linea contro gli sbarchi, mentre Di Maio spinge per le nazionalizzazioni

Il premier Giuseppe Conte al centro dei vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini
Il premier Giuseppe Conte al centro dei vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini ANSA

ROMA – Nell'eterogenea maggioranza tra Lega e Movimento 5 stelle cominciano ad allargarsi le prime spaccature. Quella gialloverde è un'alleanza, sancita da un preciso contratto di governo, non una coalizione programmatica: e si vede, perché tra i due contraenti talvolta emergono delle differenze di vedute anche piuttosto profonde.

Sui migranti Salvini minaccia dimissioni
È il caso della gestione dell'emergenza sbarchi, che sta esplodendo in questi giorni con il caso della nave Diciotti della Guardia costiera, bloccata al porto di Catania. Non c'è solo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sarebbe intervenuto personalmente telefonando al premier Giuseppe Conte: anche gli stessi pentastellati fanno pressione su Matteo Salvini perché lasci sbarcare i 177 migranti. «Matteo, sai che io sto con te – avrebbe tentato la mediazione il presidente del Consiglio, secondo le indiscrezioni di stampa – Siamo perfettamente allineati con le richieste all'Europa. Però ora basta, non possiamo andare avanti così con la Diciotti». Chiuso all'angolo, apparentemente isolato, il ministro dell'Interno continua però a tirare dritto per la sua strada: «Se vogliono intervenire, lo facciano – ha replicato su Facebook – Ma non con il mio consenso. Non mi faccio prendere in giro dall'Europa vigliacca. E se cedo ora, poi non andiamo da nessuna parte. Se vogliono, si prendano la responsabilità Conte e Mattarella». Tanto che, minaccia, se non passerà la sua linea, il leader del Carroccio è pronto a rassegnare le sue dimissioni dal Viminale.

La linea dura di Di Maio sulle infrastrutture
Sul fronte della revoca della concessione alla società Autostrade, invece, la situazione è perfettamente ribaltata. In questo caso sono i 5 Stelle, con Luigi Di Maio e Conte in prima fila, a voler andare avanti a tutti i costi, mentre Salvini esprime esplicitamente tutte le riserve della Lega: «Io non sono per nazionalizzazioni, statalizzazioni, ma per un sano rapporto tra pubblico e privato, per una sana competizione nel mondo della scuola, della sanità a chi fa meglio, ma il pubblico deve controllare – ha dichiarato il vicepremier ad Rtl 102.5 – Nazionalizzare? No, in alcuni campi il privato agisce meglio e più in fretta, ma il pubblico deve controllare: quello che è mancato in questa concessione è stato il controllo del pubblico, che ha appaltato, regalato e affidato tutto solo al privato». Insomma, da via Bellerio arriva un secco no alla gestione statale della rete viaria, alla faccia della linea dei grillini. Di questa divergenza politica prova ad approfittare Forza Italia, che su tutto il tema delle grandi opere sembra avere un'idea più vicina a quella degli ex alleati leghisti rispetto a quella del M5s, e infatti si è esposta in questi giorni in particolare con il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, particolarmente ascoltato dai salviniani. Ma Di Maio si è speso molto con i suoi sostenitori, sia in campagna elettorale che dopo il disastro di Genova, dando la sua parola per una profonda revisione di tutto il sistema delle infrastrutture, ed è difficile pensare che possa tornare indietro sui suoi passi. A meno di mettere in crisi tutta l'architettura di governo...