24 luglio 2019
Aggiornato 08:00

Dal crollo nei sondaggi al flop delle feste dell'Unità: il Pd è in crisi nera

I rilevamenti lo danno tra il 12 e il 15% e le tradizionali kermesse in tutta Italia restano semivuote: una perfetta fotografia del disastro in cui versa il partito

Il segretario del Pd Maurizio Martina in occasione della festa dell'Unità di Quinzano a Verona
Il segretario del Pd Maurizio Martina in occasione della festa dell'Unità di Quinzano a Verona ANSA

ROMA – Gli ultimi rilevamenti, che circolano in via riservata sui cellulari dei parlamentari, sono ai minimi storici per il Partito democratico: lo danno addirittura tra il 12 e il 15%, ben al di sotto del già disastroso 18% delle ultime elezioni politiche. Ma gli ottimisti, o se preferite gli illusi, possono anche tapparsi gli occhi e continuare a non credere ai sondaggi. C'è però un dato di fatto incontestabile, che rende anche concretamente, plasticamente l'idea della grande fuga degli elettori dal Pd: il sonoro flop delle Feste dell'Unità.

Il deserto tra gli stand
In attesa di quella nazionale, che inizierà venerdì 24 agosto a Ravenna per concludersi lunedì 10 settembre. Ma, intanto, il vento che tira dalle kermesse locali è di tempesta: anche in città importanti come Milano, gli eventi hanno attirato pochissimi simpatizzanti del partito, ai dibattiti la maggior parte delle sedie è rimasta vuota e gli stand gastronomici hanno raccolto poche manciate di euro. Insomma, una fotografia definitiva della crisi nera in cui versano i dem.

Verso il congresso
Tanto che, all'interno del partito, sono in molti ad attendere la resa dei conti, che si dovrebbe tenere con il prossimo congresso. Ma rischiano di attendere ancora molto a lungo: «Bisognerebbe dare un taglio netto con il passato, dare subito un segnale forte di cambiamento e invece siamo addirittura al gioco delle parti tra Matteo Renzi e Maurizio Martina – spiegano anonime fonti di alto rango al sempre ben informato sito Dagospia – In realtà, al di là delle dichiarazioni ufficiali, hanno tutti e due lo stesso interesse ovvero che il Congresso si tenga il più tardi possibile». L'attuale segretario per prolungare la durata del suo incarico, l'ex perché nel frattempo i suoi fedelissimi sono tutti rimasti ai posti di comando. Gli altri dirigenti, però, hanno invece più fretta: «La casa brucia, bisogna accelerare sul congresso e magari pensare a un cambio di nome», ha rivelato uno di loro a La Stampa. L'ideona per rilanciare il Pd, insomma, sarebbe quella di rinnovare il marchio: e l'idea che va per la maggiore sembra quella di Movimento democratico europeo, che potrebbe finire sulla scheda elettorale già alle prossime europee. Ma basterà davvero ribattezzare il partito per far dimenticare agli italiani i suoi sette anni di governo?