24 febbraio 2019
Aggiornato 05:30
Centrosinistra

L'ultima spiaggia del Pd: suicidarsi per tornare sotto un altro nome

I dem si aggrappano al M5s, ma fuori tempo massimo e inutilmente. L'alternativa sembra solo una: il partito personale (liberale e macroniano) di Renzi

Matteo Renzi durante l'assemblea nazionale del Partito Democratico
Matteo Renzi durante l'assemblea nazionale del Partito Democratico

ROMA – È un Partito democratico in stato comatoso: che ora guarda con nostalgia perfino a quel disastroso 18,7% delle ultime elezioni politiche, visto che nei sondaggi è dato ormai sotto il 15%. Un Partito democratico in cerca d'autore: visto che il congresso che nominerà il prossimo segretario è rinviato a data da destinarsi, forse perfino dopo le prossime europee. Ma, soprattutto, un Partito democratico in crisi d'identità: al disperato inseguimento di un dialogo con quello stesso Movimento 5 stelle che snobbò altezzosamente dopo le elezioni, e che ora si è trasformato invece nell'unica àncora di salvezza rimasta.

Avvicinamento al M5s...
Tanto che alla prossima festa dell'Unità, a Ravenna, i dem hanno invitato prima Luigi Di Maio, che ha cortesemente declinato, poi Roberto Fico: proprio lui, il presidente della Camera, l'esponente più di sinistra dei pentastellati, ma soprattutto il beniamino di tutti quegli elettori che, delusi dal Pd, hanno trovato rifugio sotto le Cinque stelle. «È il primo tempo per passare dall'opposizione all'alternativa», ha definito la kermesse ravennate il segretario Maurizio Martina. Un'alternativa che dipinge in modo più chiaro una fedelissima renziana (pentita?) come la vicepresidente della Regione Emilia Romagna, Elisabetta Gualmini: «La nostra chiusura al M5s per me è stato un errore gravissimo – ha risposto a Luca Telese sulle pagine de La Verità – Abbiamo consegnato il paese al connubio M5s-Lega, con i risultati che sono davanti agli occhi di tutti. Non c'è dubbio che interagire con la parte del M5s più orientata a sinistra sarebbe stata una strategia interessante, soprattutto all' interno di uno scenario proporzionale; il Pd ha invece spinto Di Maio tra le braccia di Salvini: un patto che porterà il Paese allo sfascio. Renzi avrebbe dovuto almeno confrontarsi e scoprire le carte con il Movimento 5 stelle: evitare di fare il tifo per l'alleanza iper-populista tra Lega e grillini». Quell'apertura democratica ai pentastellati sembra dunque arrivare oggi, peccato che sia decisamente fuori tempo massimo: non si vede il motivo per cui un Movimento al governo e in vetta nei sondaggi dovrebbe avere interesse ad allearsi con un partito che ormai è praticamente scomparso dai radar.

...o a Forza Italia?
L'altra possibile strada alternativa da percorrere la traccia ancora la stessa Gualmini: «Io sono convinta che il Pd debba cambiare pelle e volto al più presto, fin dalle prossime elezioni regionali. Oppure rassegnarsi al rischio di scomparire». E anche l'ex ministro Carlo Calenda oggi le fa eco sull'Unione Sarda: «Il futuro non è il Partito democratico, ma un movimento più ampio, che il Pd deve contribuire a costruire». Insomma, una sorta di eutanasia politica, un suicidio assistito, una dolce morte che porti il fu Partito democratico a sciogliersi per diventare qualcosa d'altro, sicuramente con un nome diverso e probabilmente anche con una diversa fisionomia. Qualcosa di più vicino a quel partito ispirato al modello di Macron, senza più la zavorra dei vecchi comunisti ma liberale e soprattutto europeista, che Matteo Renzi sogna da tempi non sospetti. E anche sul nuovo nome è arrivato un possibile indizio grazie ad un like galeotto che la pagina ufficiale di Facebook dell'ex segretario ha pubblicamente regalato alla pagina «Liberali con Renzi». Poi il nome è stato cambiato in fretta e furia in «Per un nuovo movimento di Matteo Renzi», ma ormai la frittata era fatta. E il concetto, in fondo, è rimasto comunque lo stesso: addio al Pd, benvenuto al nuovo partito personale di Renzi. A quel punto, allearsi con Forza Italia non sarebbe più un grosso problema...