19 agosto 2018
Aggiornato 10:00

Migranti, Lega contro Moavero: «Non rispetta gli italiani». La difesa di Bonino e Avvenire

«Anche noi siamo stati immigrati»: le parole del ministro non piacciono al Carroccio, ma vengono elogiate dalla senatrice e dal quotidiano dei vescovi
Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Esteri
Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Esteri (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA – Non sono piaciute (comprensibilmente) alla Lega le parole pronunciate ieri dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi: durante la commemorazione delle vittime italiane del disastro di Marcinelle, in Belgio, il titolare della Farnesina ha infatti sottolineato che anche i nostri antenati un tempo sono stati migranti. Non si è fatta attendere la replica del Carroccio: «Paragonare gli italiani che sono emigrati nel mondo, a cui nessuno regalava niente né pagava pranzi e cene in albergo, ai clandestini che arrivano oggi in Italia è poco rispettoso della verità, della storia e del buon senso», hanno affermato in una nota i capigruppo leghisti alla Camera e al Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.

Bonino: Umanità e lungimiranza
Chi difende invece il richiamo al passato migratorio dell'Italia è Emma Bonino: «Ha ragione il ministro Moavero e ha torto la Lega – dichiara la senatrice di +Europa – I morti italiani della tragedia di Marcinelle erano migranti che venivano spesso dalla miseria e cercavano un futuro migliore per loro stessi e le loro famiglie, vivendo e lavorando anche in condizioni inaccettabili, trattati come uomini di serie B. Ricordare questi nostri emigranti deve aiutarci a trattare con umanità e lungimiranza chi arriva oggi in Italia. L'onda xenofoba non distingue 'clandestini' e regolari e colpisce anche gli imprenditori e i lavoratori regolari e qualificati; insomma, i migranti che 'lavorano e producono Pil e tasse' e che a parole nessuno vuole penalizzare. Di più: l'ostilità diffusa nei confronti degli stranieri colpisce in modo durissimo le seconde generazioni; si tratta di ragazzi nati in Italia, quasi sempre cittadini italiani costretti a crescere in una patria che li considera nemici. Sull'immigrazione la propaganda semina un veleno a rilascio lento, mentre una gestione rigorosa ma intelligente e pragmatica aiuterebbe l'Italia di oggi e – conclude Bonino – domani».

Avvenire: Marcinelle come il Mediterraneo
Con il ministro Moavero e contro la Lega, sul parallelo tra i minatori italiani morti nelle miniere di Marcinelle e i braccianti di colore che muoiono oggi in Italia, si schiera anche il quotidiano dei vescovi, Avvenire, con un corsivo intitolato «Il filo che lega la sofferenza dei migranti di ieri e di oggi». «Marcinelle come il Mediterraneo – afferma il giornale della Cei – La miniera e il mare come tomba per i migranti di ieri e per quelli di oggi. Ieri erano gli italiani a partire. Gente del sud, prevalentemente, in fuga dalla povertà, in cerca di una nuova speranza, braccia per garantire carbone belga all'Italia della ricostruzione. Oggi sono africani e asiatici, sud del mondo. Cambiano le provenienze, ma non le dinamiche e le motivazioni. 'Fummo emigranti, ricordiamolo quando arrivano', dice saggiamente il ministro degli Esteri Moavero. E ricordare vuol dire riflettere sul passato, e di conseguenza sul presente, evocando sofferenza e sfruttamento. Ieri e oggi. Ieri come oggi. Ieri le case dei nostri minatori erano le baracche dei prigionieri di guerra. Più o meno come oggi i tuguri dei braccianti dalla pelle nera. Altro che alberghi e ristoranti pagati, come sostengono i capigruppo della Lega. Da Marcinelle a Foggia c'è invece un filo che lega l'umanità che emigra. Un filo che cancella le differenze e unisce nel dolore. E c'è anche un filo che lega i pregiudizi che l'accompagnano. Per spezzarlo c'è solo un modo: rispettare la dignità dei lavoratori e quindi del lavoro. Ieri nelle miniere belghe ciò non è avvenuto. Oggi in troppi campi italiani continua a non avvenire. Il risultato, tragico, purtroppo è lo stesso».