19 agosto 2018
Aggiornato 23:00

Giuseppe Conte rivendica con orgoglio: «Rappresento il populismo»

In una lunga intervista al Corriere della Sera il premier risponde a distanza a Silvio Berlusconi: «Possiamo durare 5 anni. Il nostro compito è ricucire il Paese»
Giuseppe Conte durante la celebrazione per i 20 anni della Polizia Postale e delle Comunicazioni, Roma, 18 luglio 2018
Giuseppe Conte durante la celebrazione per i 20 anni della Polizia Postale e delle Comunicazioni, Roma, 18 luglio 2018 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - L'Europa. La Francia di Macron. La Libia. Poi l'Italia ereditata dalle urne il 4 marzo: un paese «diviso». Giuseppe Conte si concede ai taccuini del Corriere della Sera. Racconta e si racconta. E mostra qual è il vero obiettivo di questo esecutivo, quello 'del cambiamento': «Ricucire il Paese». Per il premier - che risponde così a distanza alla funesta profezia di Silvio Berlusconi - «Se Movimento 5 stelle e Lega continuano a crescere insieme e a confermare il consenso del Paese, questo governo può durare cinque anni». Perché «il 4 marzo si è chiusa per sempre una fase. Ereditiamo un'Italia divisa, e perfino lacerata da un referendum costituzionale sbagliato. A noi tocca provare a ricucire il Paese su nuove basi».

«Io il populismo lo rappresento»
Guardando allo scenario europeo, Conte spiega che nei vertici «mi trovo in una situazione diversa dagli altri capi di governo». Non sa «se più vantaggiosa», ma «di certo diversa»: nel senso che «loro sono assillati dal fatto di avere nei loro Paesi forze populiste che li assediano e erodono i loro consensi. Io, invece, il cosiddetto populismo ce l'ho nel governo, anzi ne sono l'espressione, lo rappresento. E credo di potere aiutare anche gli altri leader europei a capire dove e come occorre cambiare, per fare in modo che queste forze aiutino il sistema a migliorare e non a implodere». 

«Il momento di cambiare l'Europa»
«L'Europa» spiega il premier «procede a scatti, tra periodi di stasi e passi avanti. Questo è il momento di farla scattare uscendo da una situazione in cui langue. Altrimenti diventa l'Europa dei gruppi regionali di cinque, sei Paesi». E sarebbe «una regressione geopolitica. Stiamo cercando di restituire centralità al Mediterraneo, marginalizzato dall'allargamento a Nord e a Est». Ai vertici europei in passato «spesso l'Italia non si è fatta valere per timore di rimanere isolata». In un'Europa «debole e disorientata, stiamo cercando di far capire che possiamo aiutarla a rafforzarsi, se riconosce che il contesto, il quadro strategico sono cambiati. E sull'immigrazione - rivendica - l'atteggiamento sta cambiando, a nostro favore».

Trump, Macron e la Libia
Chi invece «vuole aiutare l'Itali»", per Conte, è il presidente americano Donald Trump: «Nel mio prossimo viaggio a Washington cercheremo insieme di capire come. Il rapporto è buono, e il fatto che io esprima una maggioranza M5s-Lega accentua le potenziali affinità». Inevitabile, dopo gli scontri delle prime settimane di governo, un passaggio su Emmanuel Macron. E al 'collega' francese Giuseppe Conte spiega di aver detto che «non avalleremo forzature e fughe in avanti» e che in Libia «le elezioni debbono avvenire solo dopo che le varie parti di quel Paese si sono riconciliate. Su questo uno dei nostri principali interlocutori rimane la Germania».