14 novembre 2019
Aggiornato 10:00
Governo

Decreto dignità, Di Maio «sotto attacco di lobby e Pd»

Il segretario del Pd, Martina, suona la carica - «è decreto disoccupazione» - e lancia la sfida al leader del M5s. Il vicepremier: «Lobby al lavoro per fermarci»

Luigi Di Maio visita il centro di accoglienza Caritas. Roma, 19 luglio 2018
Luigi Di Maio visita il centro di accoglienza Caritas. Roma, 19 luglio 2018 ANSA

ROMA - Il cosiddetto «decreto dignità» è un «decreto disoccupazione» e il Pd ha una posizione di «critica radicale al testo». Con queste parole il segretario Pd, Maurizio Martina, aprendo i lavori della direzione del partito, suona la carica e lancia l'opposizione alla misura chiave della prima parte del governo Conte. Per Martina «Stiamo affrontando un passaggio non facile di attività parlamentare e istituzionale - spiega - e siamo alle prese con passaggi molto importanti per provare a disegnare fino in fondo il nostro ruolo di opposizione. Siamo di fronte ad un 'decreto disoccupazione', un 'decreto precarietà'. La nostra è una critica radicale al testo. Un intervento che rischia di complicare la vita al Paese, a migliaia di famiglie e imprese. Siamo di fronte a scelte che non hanno nulla a che vedere con interventi di accompagnamento alla stabilizzazione».

La sfida a Di Maio: «Smettila con i monologhi»
L'attuale leader del Pd lancia quindi una sfida a Di Maio, che dovrebbe «smetterla con i monologhi» e accettare «di vedere i limiti» del decreto. «Ribadiamo da qui la sfida a questo governo sulle politiche per la lotta alla precarietà. Hanno annunciato rivoluzioni e creano danni incalcolabili. Cìè una distanza siderale tra la propaganda utilizzata da Di Maio nel raccontare questo decreto e gli effetti che questo rischia di generare». Ed ecco il lancio del guanto: «Voglio lanciare la sfida a Di Maio: esci dai tuoi monologhi. Prova a misurarti con i limiti che stanno dentro l'impostazione di questo decreto. Si capirà e c'è un disegno complessivo di proposa che viene dall'opposizione che è molto più utile per il Paese».

L'allarme di Di Maio: «Sotto attacco delle lobby»
Poco prima lo stesso Di Maio, su La7, aveva suonato l'allarme. Per il vicepremier sul decreto dignità ci sono «2.000 emendamenti e comincio a sospettare che non siano emendamenti di merito ma un mezzo per fermarlo» ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, ribadendo come il decreto contiene non solo norme sul lavoro ma anche contro la pubblicità sul gioco d'azzardo. «Questo decreto ha tanti poteri forti contro. Non vorrei che questi stessero sostenendo l'ostruzionismo per bloccare il decreto. Se la discussione sarà nel merito non ci sarà nessuna fiducia».

Salvini sta con Di Maio: «Dl partito bene»
«Un decreto partito bene che alla fine sarà anche meglio». Questa la previsione del vicepremier Matteo Salvini sull'iter parlamentare del cosiddetto dl Dignità. Salvini, che questa mattina ha donato il sangue alla sede milanese dell'Avis, ha parlato di «buon decreto» che a suo giudizio «contiene buone idee» e servirà soprattutto a «permettere alle aziende di svolgere il loro lavoro senza pagare di più». Nessuna preoccupazione per le dure critiche arrivate dagli alleati del centrodestra: «Forza Italia - ha detto - fa opposizione come il Pd. E alle opposizioni non va mai bene niente».

Il M5s si stringe intorno al leader
«Non c'è alcun rischio per i lavoratori, il decreto Dignità conterrà incentivi per le imprese che trasformano i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato». Lo dice il capogruppo al Senato del M5s, Stefano Patuanelli, replicando a quello che reputa un «infondato allarme» lanciato sugli effetti del decreto Dignità. «Quando si dice che gli artigiani hanno difficoltà a motivare le ragioni di un rinnovo di un contratto a termine è la prova provata che il rapporto con quel dipendente può, per sua natura, durare nel tempo e quindi trasformarsi in contratto a tempo indeterminato. Questo ci rafforza nell'idea che le scadenze dei veri contratti a termine devono essere ridotte, così come devono diminuire i rinnovi perché noi vogliamo dare certezza ai lavoratori che, laddove ci sono le condizioni, devono diventare dipendenti a tempo indeterminato».