23 ottobre 2018
Aggiornato 13:00

Cuperlo al DiariodelWeb.it: «Il Pd ha tifato per il governo Lega-M5s: è stato un errore»

Il membro della nuova segreteria Martina valuta ai nostri microfoni le prime mosse dell'esecutivo Conte e le posizioni di opposizione dei democratici

ROMAGianni Cuperlo, nella nuova segreteria del Pd lei ha anche la delega alle alleanze. E hanno attirato l'attenzione le sue parole in cui sembrava dire: abbiamo sbagliato a non sederci a un tavolo con il M5s. Sbaglio?
Sì e no. Non ho mai pensato né detto che avremmo dovuto dar vita a un governo con il M5s. Noi le elezioni le abbiamo perse clamorosamente e un percorso del genere sarebbe stato abbastanza incomprensibile. Ho detto una cosa diversa, quella che aveva sostenuto anche Martina: cioè che, di fronte alla richiesta di confronto sul merito delle scelte da compiere per il governo del Paese, avremmo avuto l'interesse, noi per primi, a ragionare a partire dai nostri valori. Anche per far emergere le contraddizioni che sono oggi presenti in maniera evidente nel M5s. Ho ritenuto un errore che una parte del Pd facesse il tifo perché nascesse questo governo, di cui ora vediamo tutti i rischi, i pericoli, l'incapacità e la confusione. La sinistra italiana ha sempre cercato di operare per dividere il fronte degli avversari e non per saldarsi.

Il famoso «tanto peggio, tanto meglio».
Questo va contro gli interessi nostri, ma se guardo al primo mese e mezzo di governo, anche quelli del Paese.

Ha fatto notare come sui temi leghisti, come migranti e flat tax, l'esecutivo abbia un'anima profondamente di destra. Ma su altri, come il lavoro o il decreto dignità, dei quali si sta occupando il M5s, non c'è un'attenzione a tematiche più tradizionalmente di sinistra?
Il decreto dignità mi pare ancora figlio della logica della propaganda. E il conflitto aspro che sta contrapponendo il presidente dell'Inps al governo, che reagisce in modo autoritario a chi eccepisce alle sue scelte, anche se si tratta di altre istituzioni: penso al caso Boeri, ma anche alla querela del ministro dell'Interno, su carta intestata, a Saviano. Ma il tema che lei pone è serio e di fondo. Questa destra, non solo in Italia, non è la fotocopia di quella liberista degli anni '90: al contrario, tende a produrre annunci economici e sociali che fingono di guardare al bisogno della parte più povera della società, combinandole con i valori più tradizionalisti e reazionari. Esattamente l'opposto di quanto accaduto nell'ultimo quarto di secolo alla sinistra riformista: valori progressisti sulla cittadinanza e sulla democrazia, combinati a politiche economiche e sociali tendenzialmente liberiste e di destra. Il mito della flessibilità, della precarietà, della globalizzazione letta come un processo inevitabile e difficilmente governabile... Anche per questo dicevo che non avremmo dovuto tifare per la saldatura tra un movimento ambiguo come i Cinque stelle e una destra come la Lega, che ha rodato una classe dirigente nel corso degli anni. Non dimentichiamoci che la Lega governa il Paese con il M5s, ma nelle Regioni tiene in piedi la coalizione tradizionale con Forza Italia e Fratelli d'Italia. La situazione è complessa e inedita: per questo il Pd dovrebbe mettere a punto non solo un riassetto dei gruppi dirigenti, ma un'opposizione seria e un'alternativa.

Il decreto dignità può non piacere nel merito, ma i primi atti di Di Maio da ministro hanno dato l'impressione di ascoltare gli ultimi della società, che oggi non sono più i tradizionali operai.
Anche su questo siamo di fronte più alla propaganda che ai fatti.

Ma il Pd non escludeva queste fasce sociali perfino dalla propaganda?
Non è vero. Sul tema dei riders, dei nuovi lavori sottopagati e sfruttati, alcuni Comuni come Bologna o di alcune Regioni come il Lazio, governati da noi, hanno preso iniziative importanti. Ma, quando dico che la campagna elettorale per loro non è conclusa, mi riferisco al fatto che è semplice presentarsi in uno studio televisivo e promettere di abolire la Fornero. La differenza sta nei fatti. I nostri governi, per correggere le storture di quella riforma, hanno investito 20 miliardi di euro, per garantire otto salvaguardie per i lavoratori esodati, rinnovare l'opzione donna, ovvero la possibilità per le donne del settore pubblico di andare in pensione a 57 anni con 35 di contributi e 58 nel settore privato, ed estendere a 14 le fattispecie di lavori gravosi e pesanti. Loro dicono quota 100, che costa 15 miliardi di euro all'anno per i cinque anni di legislatura, mentre nel contratto di governo la quota fissata è di 5 miliardi. Stiamo parlando di cose incredibilmente serie, che dovrebbero essere affrontate con una coerenza che il governo attuale non ha. Un Paese come il nostro non può vivere in perenne campagna elettorale. Noi abbiamo fatto delle cose molto pregevoli, avremo anche compiuto i nostri errori, ma saranno gli italiani a giudicare l'azione di questo governo. Al momento abbiamo mille ragioni per essere un'opposizione che vuole chiamare la maggioranza alla responsabilità dei propri atti.

Lei non è stato molto tenero con l'ex ministro Calenda, anche ultimamente. In questi giorni è arrivata la lettera dell'Anac che manifesta criticità sulla procedura di cessione dell'Ilva, seguita proprio da lui. È un altro dei casi che Calenda non ha gestito nel migliore dei modi?
Veramente io non ho mai polemizzato con Calenda, ho rispetto e stima per lui. È stato un ministro che ha fatto cose apprezzabili, gestendo crisi industriali e aziendali salvaguardando migliaia di posti di lavoro, in una situazione di crisi ancora molto seria della nostra economia. Ho letto le dichiarazioni, come sempre molto roboanti, del vicepremier Di Maio sulla vicenda Ilva. Ascolteremo le osservazioni dell'Anac, ma credo che la procedura seguita abbia determinato un'offerta nell'interesse di non chiudere l'Ilva. Altrimenti si avrebbero implicazioni enormi, non fosse altro per il fatto che siamo tuttora la seconda manifattura d'Europa in funzione del settore della siderurgia.