27 giugno 2019
Aggiornato 12:30
Politica

Cuperlo al DiariodelWeb.it: «La sconfitta del Pd ha chiuso una stagione»

L'ex deputato, membro della nuova segreteria di Martina, riflette ai nostri microfoni sugli errori commessi da Renzi e su come può ripartire il centrosinistra

ROMAGianni Cuperlo, mercoledì si è riunita per la prima volta la nuova segreteria del Pd. Come è andata?
La discussione è stata buona. E ritengo positiva anche la scelta del luogo, Tor Bella Monaca. So che se c'è stata anche qualche polemica, ma siamo partiti da uno dei simboli dei problemi dell'ultima fase, ovvero la perdita di contatto con quella parte di società che avrebbe più bisogno di una sinistra che la rappresenti.

Non a caso lì hanno stravinto Lega e M5s, alle ultime elezioni.
Come tanti altre periferie di tutte le grandi città, dove storicamente la sinistra aveva un forte insediamento, ma che nelle ultime elezioni hanno visto al nord lo sfondamento della Lega, al sud la presenza fortissima dei Cinque stelle. Roma è una miscela dei due consensi: lo sbarco della Lega in alcune periferie è qualcosa di più che un segnale. Dobbiamo tornare in questi luoghi, non in modo episodico, prima di tutto per ascoltarli e conoscerne le complessità e le differenze. Se vai a volantinare in un mercato solo il giorno prima delle elezioni, le persone ti guarderanno storto, perché diranno: «Solo adesso vieni a chiederci il voto?». Così non funziona.

Non basta neanche una riunione della segreteria del Pd...
Nel modo più assoluto. Quando parlavo di fatto simbolico, intendevo dire esattamente questo. L'idea di Martina è di convocare la segreteria con una certa frequenza fuori da Roma: la prossima riunione sarà il 30 luglio a Napoli. La differenza la fa la continuità della presenza: ad esempio, a Tor Bella Monaca abbiamo un gruppo dirigente di giovani e di donne che tengono aperti e gestiscono i circoli, organizzando corsi di formazione e servizi di assistenza legale, durante tutto l'arco dell'anno, con una volontà incredibile. Questa è la parte più ammirevole del Pd, che si conosce meno e di cui si parla meno, ma che può fare la differenza.

Dentro al partito, però, la conflittualità sembra sempre aperta. Che atmosfera si respirava in segreteria?
Da quindici persone intorno a un tavolo non si può capire molto il clima. Più che alla discussione seria, su temi politici, della segreteria credo che sia importante andare in giro, muoversi. Io continuo a farlo come sempre: in questi ultimi dieci giorni sono stato a Torino, Perugia, Pescara, Prato, Viterbo... Incontrare gli iscritti, ascoltare le loro proteste e le ragioni della loro delusione è l'unico modo di tastare il polso e ripartire. Bisogna distinguere tra il gruppo dirigente, che a volte è prigioniero delle dinamiche del ceto politico, e la realtà di un partito. Fatta ancora, per fortuna, di decine di migliaia di persone che, nonostante la sconfitta pesantissima, non hanno smarrito la passione, e di migliaia di amministratori a contatto con le realtà concrete dei loro cittadini. Questa è la parte più viva della comunità.

L'impressione è che la segreteria Renzi la base del partito la ascoltasse ben poco. Per questo lei, anche nell'ultima riunione dell'assemblea, ha fatto capire che bisogna archiviarla e voltare pagina?
L'ho detto e l'ho scritto in questo pamphlet che ho pubblicato dopo le elezioni: dopo una sconfitta la cosa più inutile e fastidiosa sarebbe puntare il dito accusatorio contro i colpevoli. Non c'è una sola responsabilità: quando si perde così, una quota di colpa ricade su ognuno di noi, e le radici vengono da più lontano. Naturalmente penso che nell'ultima stagione siano stati compiuti degli errori: il primo è stata la scelta di dividere, il campo del centrosinistra come il Paese. Questo ha prodotto lacerazioni, fratture e anche una distanza tra il Pd e pezzi importanti della società che avremmo invece dovuto cercare di compattare e rappresentare. Ripartire significa non soffermarsi solo sugli errori compiuti, ma attrezzare innanzitutto un'opposizione forte, radicale e seria a questo governo, e poi fondare le premesse di un'alternativa.

Fermarsi agli errori no, ma rifletterci magari sì. Renzi non è sembrato molto incline a farlo.
Ciascuno reagisce come vuole, come sa e come può. Nel mio libretto riconosco le cose buone di questi anni in cui siamo stati al governo, ma analizzo anche approfonditamente i limiti principali. Il voto del 4 marzo ha segnato la più grave sconfitta della sinistra nell'intera storia repubblicana, e dunque ha chiuso una stagione. In questo momento bisogna fare di tutto per creare le condizioni di una nuova stagione.

Questa nuova stagione può essere incarnata da Zingaretti? Lo ritiene un buon candidato?
Nicola è una persona che stimo, un amico da tanti anni, ma non parlo di questo. Ad oggi dobbiamo ragionare sul merito della politica e non su un congresso che ancora non c'è.