21 ottobre 2018
Aggiornato 16:30

Così il governo Conte vuole salvare Alitalia (e rilanciare l'industria italiana)

L'obiettivo: nazionalizzare la compagnia di bandiera. Per farlo i ministri Toninelli (Trasporti) e Di Maio (Sviluppo Economico) puntano tutto su Cassa depositi e prestiti
Foto di repertorio
Foto di repertorio (ANSA/ TELENEWS)

ROMA - «Su Alitalia il dossier è aperto. Ci stiamo confrontando». Parole di Giuseppe Conte. «Sono in corso da parte di questo governo le interlocuzioni necessarie per assicurare un futuro a questa azienda, per tutelare al meglio le esigenze dei lavoratori e del Gruppo e mi spenderò in prima persona con tutti i player internazionali per trovare un futuro all'azienda Alitalia» ha comunicato il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, in Aula ieri alla Camera per un'informativa sui tavoli di crisi. Cosa accadrà? Lo scorso 12 luglio il commissario straordinario dell'Alitalia, Luigi Gubitosi, ha confessato di immaginarsi «di avere a breve indicazioni su come procedere». La volontà del governo, come ha spiegato poi l'Unione sindacale di base, è quella «di affrontare la questione spinosa Alitalia solo dopo un'istruttoria sulle cause del disastro industriale, con tanto di persecuzione degli eventuali responsabili, rinviando, di fatto, ad ottobre la soluzione industriale». Eccole le parti in causa nella partita: il 'nuovo' governo, la 'vecchia' compagnia aerea e i sindacati. L'unica cosa certa, al momento, è che Ferrovie dello Stato non ha in mente nessuna cordata per prendersi Alitalia: «Smentisco ogni genere di cose su questo tipo. Sono le solite fake news che stanno sui giornali» ha spiegato Di Maio a inizio settimana. Così, dopo diversi giorni di anticipazioni e smentite, comunicazioni generiche e promesse, siamo arrivati alla fase calda. 

Alitalia, l'idea del governo
L'obiettivo centrale è che Alitalia resti italiana. Ma stavolta non si parla di 'capitani coraggiosi' pronti a rilanciare la compagnia come fece il governo Berlusconi nell'ormai lontano 2008. Una mossa che, ricorderete, chiuse le porte ad Air France senza però risollevare le sorti di Alitalia. Il piano del duo Toninelli-Di Maio, dei ministri dei Trasporti e dello Sviluppo Economico, è di nazionalizzare direttamente la compagnia, «tornando a farla diventare di bandiera con il 51% in capo all’Italia e con un partner che la faccia volare». Ed è questo il cuore del dossier sul tavolo dei due ministri del Movimento 5 stelle. Una manovra che, nonostante tutti i fallimenti passati, assieme all'ingresso trionfale di Cristiano Ronaldo in Fca potrebbe davvero rilanciare l'industria italiana, da troppo tempo assopita.

Come nazionalizzare Alitalia?
A entrare in gioco, però, dovrà essere un altro ministero, quello dell'Economia e delle Finanze. Il motivo? Il piano è di coinvolgere Cassa depositi e prestiti e, con lei, una serie di aziende pubbliche. Ed è qui che, nonostante le smentite, torna l'ipotesi di Ferrovie dello Stato. Al momento non c'è niente ,a diverse fonti del governo confermano che molto si capirà con la nomina, entro fine mese, del nuovo amministratore delegato. E il restante 49%? Nelle ultime ore il sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri (Lega), ha comunicato che al Ministero le porte per i «partner interessati» sono «aperte». In pole come soci di minoranza Lufthansa, Easyjet e WizzAir.

I sindacati chiedono di essere coinvolti
Chi non vuole essere estromesso dalla partita sono però i sindacati che hanno protestato per il non coinvolgimento dell'incontro che si è tenuto a inizio settimana al ministero dei Trasporti tra i Commissari e il sottosegretario Siri. «Condividiamo la richiesta di avere il quadro chiaro della situazione aziendale per affrontare al meglio il futuro, ma rimaniamo perplessi sulla durata di quest'analisi e sul merito». Perché, secondo l'Unione sindacal di base, «Alitalia è un'azienda ferma da troppo tempo: da 15 mesi si trova in amministrazione straordinaria, bloccata da un bando esclusivo di vendita imposto dal precedente Governo; lo stesso bando - almeno formalmente - prorogato a ottobre e stare fermi per altri mesi rischia di peggiorare la situazione, anche per la valutazione attesa in autunno sul prestito ponte da parte della Commissione Europea».