17 giugno 2019
Aggiornato 09:30
Televisione

«Fuori la politica dalla Rai»: il M5s vota i suoi candidati al cda

Fino alle 19 gli iscritti potranno scegliere i futuri consiglieri di amministrazione del servizio pubblico. Ma aumenterà lo stipendio del direttore generale?

La statua del cavallo morente all'ingresso della sede Rai di viale Mazzini
La statua del cavallo morente all'ingresso della sede Rai di viale Mazzini ( ANSA )

ROMA«Oggi, martedì 17 luglio 2018, si votano su Rousseau i candidati del Movimento 5 Stelle al consiglio di amministrazione della Rai. È stata fatta una prima scrematura e sono stati individuati dei profili pronti ad impegnarsi nella realizzazione della nostra visione di tv pubblica facendo del merito il principale criterio di selezione. I profili più votati saranno quelli che il Movimento 5 Stelle esprimerà in Parlamento anche in relazione a dove si sono candidati (alcuni profili lo hanno fatto solo in uno dei due rami del parlamento) e tenendo conto della rappresentanza di genere». È quanto si legge sul blog delle stelle, canale ufficiale di comunicazione del M5S. La votazione è attiva sulla piattaforma Rousseau dalle 10 alle 19 di oggi, e ogni iscritto può esprimere una sola preferenza. I candidati, selezionati fra quanti hanno inviato il loro curriculum alla Camera e al Senato, sono: Paolo Cellini, vicepresidente di Octo telematics, azienda di «mobilità telematica»; Beatrice Coletti, «manager televisivo»; Paolo Favale, già dirigente dell'ufficio legale della Rai, che fu licenziato e denunciato dalla tv pubblica per un documento sindacale da lui redatto (archiviato dal Gip); Claudia Mazzola, giornalista del Tg1 in passato accusata di fare «disinformazione» dal blog di Grillo per i suoi servizi giornalistici proprio sul Movimento: Enrico Ventrice, «documentarista e produttore televisivo».

Aumento dei salari
Ma è sul tetto agli stipendi del servizio pubblico che si scatenano gli attacchi del Partito democratico: «Il M5S metta sulla piattaforma Rousseau anche la proposta di superare il tetto di 240 mila euro per lo stipendio del nuovo direttore generale della Rai – afferma la senatrice Simona Malpezzi – È stupefacente che dopo anni di retorica vuota, il M5S voglia superare un vincolo di sobrietà inserito dal governo Renzi, che dovrebbe valere per tutti». Le fa eco Teresa Bellanova, della segreteria nazionale dem: «L'epoca della sobrietà è davvero tramontata per il M5S. È incredibile che oggi Di Maio chieda di poter derogare dal tetto dei 240 mila euro, imposto dal governo Renzi, per tutti i dipendenti pubblici e nella fattispecie anche per il nuovo dg della Rai. Evidentemente per i Cinque Stelle le regole e la sobrietà valgono solo all'opposizione».

Fuori la politica
Se le opposizioni protestano, rispondono i pentastellati, è perché «la politica resterà fuori dal cda Rai», secondo Mirella Liuzzi, deputata M5s. «In vista delle prossime nomine Rai le opposizioni tremano perché per la prima volta non avranno degli 'amici' nel cda. L'abbiamo detto più volte e con fermezza lo ribadiamo anche oggi: la politica rimarrà fuori dalla Rai. Con massima trasparenza daremo la possibilità ai nostri iscritti di scegliere i nomi da presentare per il cda della Rai. Capiamo bene che la trasparenza non va di moda tra le vecchie forze politiche, ma con il Movimento 5 Stelle stanno cambiando tante cose nel nostro Paese. Se ne facciano una ragione». Conclude la Liuzzi: «La Rai tornerà ad essere un'azienda di 'servizio pubblico'. I nuovi dirigenti dovranno avere una visione manageriale che sia in grado di rilanciare l'azienda per tenere testa ai competitor nazionali ed europei».