12 luglio 2020
Aggiornato 12:00
Pensioni

Solo il Pd difende Boeri. Anche la Cgil lo contesta: «Continua a interpretare altri ruoli»

Il sindacato di Corso Italia contro la relazione annuale: «Parla di altro anziché rendere conto dell'attività dell'istituto»

Tito Boeri, presidente dell'INPS, durante la relazione annuale dell'INPS
Tito Boeri, presidente dell'INPS, durante la relazione annuale dell'INPS ANSA

ROMA - Non solo Salvini. Per altri motivi - ovviamente - che non sono la 'questione migranti' anche la Cgil contesta il presidente dell'Inps Tito Boeri che «anche quest'anno, nella sua relazione annuale, anziché rendere conto dell'attività dell'Istituto e delle rilevanti difficoltà che lo stesso sta attraversando, in particolare per la crescente difficoltà di erogare adeguati servizi ai cittadini, ha preferito interpretare altri ruoli» fino «a definire un nuovo sistema contrattuale, basato sull'idea di superare i contratti collettivi nazionali di lavoro, riproponendo le arcaiche 'gabbie salariali' e sostenendo l'esigenza di un salario minimo di legge anche nei settori già coperti dalla contrattazione collettiva». Altrettanto «inopportuno, oltre che sbagliato», è stato «il richiamo critico rispetto alla reintroduzione delle causali nei contrati a termine» ha spiegato il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli.

«Bocciata» la relazione annuale
«Sulla tenuta del sistema previdenziale e sull'impatto economico di eventuali riforme, il presidente dell'Inps» prosegue il dirigente sindacale «cita dati e stime che solo lui conosce, alcuni palesemente inattendibili, come quelle relative quota 100. Come si fanno a prevedere maggiori costi per 18-20 miliardi all'anno quando le stime di minori spese dell'insieme delle misure previste con la legge Fornero erano di 80 dal 2012 al 20121? Perché Boeri non chiarisce mai come arriva a determinare le sue stime e non consente a tutti di accedere alle banche dati dell'Inps?». Per quanto riguarda i giovani, aggiunge,  «non si possono evidenziare i rischi sociali per un'intera generazione e contrapporsi a qualunque modifica alle attuali regole del mercato del lavoro e del sistema previdenziale che, se rimangono tali, condannano le nuove generazioni ad un presente di precarietà sul lavoro e ad un futuro di anziani poveri».

Solo il Pd ormai difende Boeri
Solo il Partito democratico, quindi, è rimasto a difendere il Presidente dell'Inps che, secondo il deputato e membro della Direzione Nazionale del Pd, Roberto Morassut, «demolisce con il supporto dei dati e delle statistiche la politica sull'immigrazione del Ministro Salvini». Nella sua relazione annuale alla Camera, svolta questa mattina, «ha letteralmente delegittimato le politiche del governo su immigrazione e pensioni. Una relazione allarmante. Le scelte di Lega e Cinque Stelle ci stanno portando nel baratro. Gli immigrati regolari sono radicalmente diminuiti mentre sono aumentati i giovani italiani che emigrano all'estero. La base contributiva dell'Inps si restringe e gli immigrati rappresentano una voce vitale di entrate per pagare le pensioni degli italiani». Morassut sottolinea come «Molti mestieri manuali sono esercitati da immigrati perché gli italiani li rifiutano (38 per cento immigrati, 9 per cento italiani). Abbiamo bisogno di immigrati e di integrazione per compensare il nostro calo demografico». Nella seconda parte della relazione Boeri dimostra gli effetti sul sistema pensionistico del superamento della Fornero e dell'approccio a 'quota 100': «20 miliardi all'anno, che si tradurrebbero in nuove tasse pena il collasso finanziario del bilancio dello Stato e dell'Inps. Salvini è servito. Di Maio (presente in sala) pure».