16 dicembre 2019
Aggiornato 14:30
Governo

«Questo è un governo di destra. Lo volete chiamare di centro, per caso?»: Prodi tra ideologie e post-ideologie

Romano Prodi, ospite all'inaugurazione di Repubblica delle Idee a Bologna, non ha dubbi sulla natura del governo M5s-Lega

L'ex premier Romano Prodi
L'ex premier Romano Prodi ANSA

BOLOGNA - "Questo è un governo di destra. Lo volete chiamare di centro, per caso?». Romano Prodi, ospite all'inaugurazione di Repubblica delle Idee a Bologna, non ha dubbi sulla natura del governo M5s-Lega. "Vedremo quale sarà la via delle decisioni che saranno prese... Per ora le motivazioni di Lega e M5s "possono essere diverse, ci sono contraddizioni, ma questo discorso che non esistono più destra e sinistra, è un discorso che non ha senso. Ci sono decisioni, in economia, nei diritti, che sono di sinistra o di destra. Sono in crisi i grandi partiti che le rappresentavano, ma destra e sinistra esistono ancora. Sanità, scuola, sono scelte di sinistra o di destra». Il Professore parte nel suo ragionamento dalla "mancanza di appeal" della democrazia liberale, che nasce dall'aumento delle disuguaglianze. E anche se ora "di disuguaglianza si inizia a parlare, gli economisti ci hanno vinto il Nobel", tuttavia "i governi ancora non cambiano".

"Dividere la Russia dall'Europa è un errore storico"
Alla domanda di Mario Calabresi e Marco Damilano sul 'governo del Cambiamento', risponde: "Il governo del cambiamento non è il cambiamento del governo, sono due cose distinte. Bisogna vedere cosa c'è in questo cambiamento, se è cambiare per cambiare, fare ammuina come nella Marina Borbonica non fa vincere la guerra». Il cambiamento poi su quale programma? Qual è il compromesso reale di questo accordo? "Non condanno mai le cose prima che avvengano ma ci sono blocchi di pensiero che ritenevo inconciliabili, flat tax e reddito di cittadinanza, che sono al governo insieme. Vedremo cosa avviene». Per esempio sui rapporti on l'Europa: "Se qualcuno si vuole male, esce dall'Europa». E su quelli con la Russia il professore non ha dubbi: "Dividere la Russia dall'Europa è un errore storico, e tra 30 anni questo verrà a galla. Questo non vuol dire che le sanzioni non sono utili, ma noi siamo in un sistema difensivo e il cambiamento deve avvenire all'interno di questo sistema: credo che l'alleanza atlantica sia un elemento di sicurezza che deve essere perseguito". 

Quel dualismo governo-partiti...
Come nel suo governo che vedeva come vice premier il Ds D'Alema e l'esponente della Margherita Rutelli, anche nel governo Conte "c'e un dualismo governo-partiti». E Prodi, da 'esperto' della situazione, dice: "È una gara che bisogna vedere come va a finire: se i partiti sono fornitori di idee è una cosa, se sono suggeritori della politica quotidiana, abbiamo un premier assolutamente debole. Questo è da vedere. Ma non c'è alcun dubbio che il premier sia stato 'costruito' dai due partiti. È una constatazione, non un giudizio di valore». Al professore chiedono anche un consiglio per far durare Conte: "Non è la durata, ma le cose che si fanno. Bisogna durare bene...». E poi chiude: "Thomas Becket diventato vescovo smette di fare dissolutezze, e lo fanno santo. Vediamo se Conte diventa Becket». Non si può fare opposizione senza un'alternativa, "altrimenti tutti corrono dal vincitore». L'alternativa è una parte essenziale della democrazia conclude Prodi rispondendo a Mario Calabresi che gli chiedeva conto "dell'area tradizionalmente di sinistra che ha governato negli ultimi anni». Quanto al suo rapporto con il Partito Democratico, torna alla metafora già più volte usata: "La mia tenda ce l'ho sempre sulle spalle".