12 dicembre 2019
Aggiornato 14:00

Ritiro dall'Afghanistan e stop ai trattati di libero scambio: è la nuova politica estera italiana

Opporsi a TTIP e CETA, fermare l'espansione cinese, superare la Bolkestein. Sono i punti centrali che Di Stefano (M5s) ha presentato alla Camera durante il voto di fiducia

Militari italiani in missione in Afghanistan
Militari italiani in missione in Afghanistan ANSA

ROMA - «L'Unione europea sta crollando per colpa dell'immobilismo e della cecità di una visione che ignora le cosiddette periferie europee. Noi vogliamo salvare questo sogno, e per farlo non c'è altra strada che la ridiscussione di accordi e trattati che ledono i nostri interessi, quelli del popolo italiano». Lo ha detto Manlio Di Stefano, deputato M5s da sempre impegnato sul versante della politica estera, nel suo intervento alla Camera per il dibattito sulla fiducia al governo Conte. «L'Europa è la nostra casa naturale. È proprio per questo che vogliamo curarla dal male di cui soffre, l'incompleta attuazione delle direttive con le quali era stata pensata, tracciata nel 1992 con il Trattato di Maastricht e confermata nel 2007 con il Trattato di Lisbona. In questi Trattati, Presidente, si chiede di promuovere un progresso economico e sociale equilibrato e sostenibile nell'attuazione di un'unione economica». A giudizio di Di Stefano «occorrerà estendere alla BCE lo statuto vigente alle principali banche centrali nel mondo per raggiungere un'unione monetaria adeguata agli squilibri geopolitici ed economici prevalenti. Servirà maggiore condivisione nell'affermare l'identità europea sulla scena internazionale, disconoscendo la supremazia di uno o più Stati membri, perché in contrasto col fondamento democratico dell'Unione». Poi «bisognerà rafforzare il ruolo e i poteri del Parlamento europeo, in quanto unica istituzione europea ad avere una legittimazione democratica diretta, e, nel farlo, servirà depotenziare gli organismi privi di tale legittimazione». E «occorre riportare agli Stati le competenze che l'Unione europea non riesce a gestire efficacemente».

Porre un freno ai trattati di libero scambio
Il 'programma' di Di Stefano preve poi di «rivedere insieme ai partner europei l'impianto e la governance economica europea, politica monetaria, Patto di stabilità e crescita, fiscal compact, MES e tanto altro, attualmente asimmetrico e basato sul predominio del mercato rispetto alla più vasta dimensione economica e sociale. Ci impegneremo nel superamento della direttiva Bolkestein». Sugli accordi commerciali, «occorrerà opporsi in modo deciso a tutti quei trattati, come il TTIP e il CETA, o l'inclusione della Cina nelle economie di mercato, che, dietro il concetto di libero mercato, nascondono la violazione di questi valori e ledono la tutela dei diritti dei cittadini e del mercato interno alla UE».

Immigrazione e difesa
Sul fronte immigrazione, Di Stefano pone come obiettivo «il superamento del Trattato di Dublino, per introdurre finalmente il concetto di ripartizione obbligatoria dei richiedenti asilo nei ventisette Paesi comunitari». E poi «accordi per il rimpatrio» con i paesi di provenienza, e «vie legali di accesso» per chi ha diritto. Ma «il richiedente asilo deve avere come interlocutore l'Unione europea, non l'Italia, la Grecia o la Spagna». In materia di difesa, «occorre razionalizzare le spese e le risorse, attuando scelte radicali e improcrastinabili, come il ritiro del contingente dall'Afghanistan e il continuo sostegno, invece, alle missioni di successo, come quella in Libano. Occorre valorizzare lo sviluppo tecnologico e le eccellenze prodotte dalle industrie della difesa, escludendo, però, gli investimenti sui sistemi d'arma non motivati da reali esigenze nazionali e in contrasto col nostro dettato costituzionale».