24 gennaio 2020
Aggiornato 06:30
Governo

«Questo è un governo di destra»: il Pd vuole costruire l'alternativa 'popolare'

Il segretario reggente Maurizio Martina durante il dibattito sulla fiducia al govrno Conte disegna il nuovo ruolo dei Dem

I deputati del Pd, Martina e Delrio, durante il voto di fiducia al nuovo Governo
I deputati del Pd, Martina e Delrio, durante il voto di fiducia al nuovo Governo ANSA

ROMA - Quello di M5s e Lega «è un governo di destra e dovete avere l'onestà e la chiarezza di dirlo». Un governo «populista» ma non per questo «popolare». E il Pd è pronto a «dare battaglia» per «difendere la democrazia liberale» e la «collocazione internazionale dell'Italia», per contrastare le ipotesi di «condono mascherato», di «discriminazione dei bambini negli asili nido», di una «controriforma fiscale». Maurizio Martina, segretario reggente del Pd, prendendo la parola a Montecitorio nel dibattito sulla fiducia al governo Conte, disegna il ruolo che i Dem intendono svolgere dall'opposizione: «Saremo l'alternativa popolare, sociale affidabile; la buona politica con lo sguardo lungo». In sintesi: «A voi il dovere di fare fino in fondo i conti con larealtà. A noi il compito di dare ancora agli italiani il senso di un destino comune».

«Il contratto serve a Lega e M5s per stare insieme, non al Paese»
A giudizio di Martina, «il contratto di governo serve a voi per stare insieme, non è un progetto per il futuro del Paese. Non c'è nulla di utile a costruire una traiettoria di futuro. È una gigantesca cambiale che pagheranno i giovani, perchè scarica su di loro i costi e le responsabilità. Il contratto è iniquo per le scelte che propone e se deciderete di presentare un condono mascherato noi daremo battaglia; se deciderete di discriminare i bambini negli asli secondo la nascita, noi daremo battaglia; se deciderete di fare una controriforma fiscale dove chi ha di più paga di meno, noi daremo battaglia. Altro che destra e sinistra non ci sono più, signor presidente... - dice rivolto a Giusepp Conte - si sono incaricati i suoi ministri di spegarle che questa differenza c'è ancora, quando si dice quello che si sta dicendo su tasse, immigrazione, lavoro. È un governo di destra e dovete avere l'onestà e la chiarezza di dirlo. Lo dimostrano le reazioni di Le Pen e Farage, degli stregoni del populismo di destra americano, del pensiero conservatore più estremo. Noi daremo battaglia per difendere la collocazione internazionale dell'Italia che dal '48 in poi ha garantito pace e cooperazione. È la nostra storia e il nostro futuro. E difenderemo la democrazia liberale italiana, figlia della Resistenza, di Spinelli, De Gasperi, di Kohl, altro che Le Pen. E daremo battaglia sui dazi di Trump: starete con gli operai di Alcoa e di Terni, o con il sovranismo?». 

«Populista non è sinonimo di popolare»
Sempre rivolto a Conte, Martina dice: «Lei ha definito il suo governo populista. È legittimo, ma populista non significa popolare. Per noi l'alternativa è costruire una forza popolare, che risolve i problemi anche quando non si prendono applausi facili. Noi costruiremo un'alternativa concreta: subito l'allargamento del ReI, subito il salario minimo legale, subito l'assegno universale per le famiglie con figli. Si possono fare ora, sono finanziabili e concreti. Noi saremo l'alternativa popolare, sociale, affidabile; saremo la buona politica coi piedi per terra e lo squardo lungo, saremo l'ascolto e la proposta. A voi il dovere di fare fino in fondo i conti con larealtà. A noi il compito di dare ancora agli italiani il senso di un destino comune».

I ringraziamenti a Mattarella e a Liliana Segre
L'intervento di Martina si era aperto con i ringraziamenti al presidente della Repubblica e alla senatrice a vita Liliana Segre: «Voglio ringraziare di cuore il presidente Mattarella e chiedere anche a nome vostro ancora una volta scusa per le parole e gli atteggiamenti che avete avuto, per le ingiurie e le provocazioni. E voglio ringraziare di cuore la senatrice Liliana Segre e dire che anche qui le sue parole riecheggiano e sono un impegno per tutti noi: mai più leggi speciali, mai più leggi discriminatorie. Altro che banalizzare quello che è successo in Calabria, altro che liquidarlo come un fatto che devi richiamare perchè costretto a farlo».