13 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Di Maio e la «chiamata pacifica» in piazza il 2 giugno: non è contro il Colle, ma per la sovranità

"Non è una piazza contro la Presidenza della Repubblica, ma a favore del diritto sacrosanto dei cittadini di votare e scegliersi un governo"

Il capo politico del M5s Luigi Di Maio
Il capo politico del M5s Luigi Di Maio ANSA

ROMA - La piazza del 2 giugno è una "chiamata pacifica" per tutti i cittadini che vogliono incontrarsi per ricordare il valore della Costituzione, della Repubblica e della sovranità da qualsiasi influenza esterna: nazioni, banche, agenzie di rating. Non è una piazza contro la Presidenza della Repubblica, ma a favore del diritto "sacrosanto" dei cittadini di votare e scegliersi un governo. Luigi Di Maio spiega ai microfoni di Fanpage.it il senso della manifestazione di sabato. "Quello che non è partito era un governo votato dal popolo. Ora si sta polarizzando la discussione su Mattarella, se ha fatto bene o ha fatto male, ma il tema è un altro, è la madre di tutte le battaglie politiche, cioè la sovranità di un paese". Sovranità, già, che è anche battaglia non fra le forze politiche e il Quirinale, ci tiene a sottolineare il capo politico M5s, ma tra la finanza e la politica. "E se noi vogliamo assicurare il primato della politica sulla finanza non potevamo e non possiamo arretrare". 

#ilmiovotoconta
Il 2 giugno "ovviamente" è un appuntamento legato a ciò che è successo intorno alla formazione del governo, non a caso l'hashtag infatti è #ilmiovotoconta. C'era una maggioranza in Parlamento - ha ricordato Di Maio - c'era un contratto di governo, c'era la lista dei ministri, era tutto pronto e si sono presentati al Presidente della Repubblica. "Ci è stato detto di no perché uno dei ministri in un libro era stato critico sull'euro». Poi è stato detto che questo governo non poteva partire perché volevano uscire dall'euro, "ma anche questa è una menzogna".

Perché Savona e non Giorgetti
La cosa paradossale - ha rilevato Di Maio - è che quando hanno incontrato il professor Savona lui avrebbe detto 'farò il ministro dell'Economia solo se non usciremo dall'euro': "Quella - assicura - era anche la nostra intenzione, dunque abbiamo trovato un accordo». Perché non Giorgetti, dunque? "Mi ha fatto sorridere questa idea, perché lui stesso aveva spiegato di non avere le competenze necessarie".